Italo Mennella, presidente degli Albergatori di Taormina

Taormina. L’epifania si è portata via le feste e a Taormina e nell’intero comprensorio anche i turisti, aprendo le porte a un inverno complicato in cui i lavoratori stagionali nella quasi totalità dei casi hanno già finito di percepire la Naspi e per i prossimi tre mesi dovranno vivere senza nessun sussidio. Con la bassa stagione a Taormina si ripropone, ancora una volta, l’eterna problematica delle chiusure invernali di negozi, attività commerciali e alberghiere.

Inverno di sofferenza. I lavoratori dovranno soffrire in attesa della prossima stagione turistica che inizierà non prima della seconda decade di aprile o il mese di maggio: la destagionalizzazione rimane un sogno proibito sulla questione intervengono gli albergatori di Taormina che evidenziano, in particolare, i costi eccessivi che gravano sulle aziende.

I costi aziendali. “I costi attuali per poter rimanere aperti anche d’inverno – spiega il presidente dell’Associazione Albergatori Taormina, Italo Mennella – sono insostenibili. Il problema non riguarda soltanto Taormina, è una difficoltà che riguarda tutte le realtà turistiche italiane. Noi vorremmo rimanere aperti e dare lavoro, non è mai stata e non sarà mai nostra intenzione creare disoccupazione. Purtroppo, però, oggi, a queste condizioni, la destagionalizzazione è utopia. In molti non conoscono nemmeno il costo aziendale del personale. Una cameriera ai piani ha un costo per un’azienda di 2 mila 400 euro al mese”.

Lavoratori “puniti”. “I lavoratori stagionali – aggiunge Mennella – sono stati puniti dal governo e da una politica che avrebbe dovuto avere più rispetto e considerazione per loro e per le imprese e una maggiore attenzione per il turismo, che soprattutto in Sicilia è il settore trainante dell’economia”.

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