Andrea Raneri

Taormina. “La scelta di far passare in house la gestione degli impianti della Rete Fognante fu fatta in modo corretto e la rifarei. Non conosco adesso cosa venga contestato dalla ditta ma è giusto e doveroso che il Consorzio e quindi i Comuni si oppongano”. Lo afferma l’ex presidente del Consorzio Rete Fognante, Andrea Raneri, che nel 2015 guidava l’ente comprensoriale per la depurazione delle acque nel periodo in cui venne deciso il passaggio della gestione degli impianti da una conduzione esterna a quella in house, direttamente a cura del Consorzio.

Decreto ingiuntivo. Su questa vicenda adesso è arrivato al Consorzio un decreto ingiuntivo da 1 milione e 200 mila euro da parte della ditta che gestiva allora gli impianti, che contesta la procedura con la quale venne decretata allora l’uscita di scena dell’impresa che si occupava delle manutenzioni al depuratore. Una “patata bollente” che il Consorzio dovrà adesso affrontare e sulla quale i quattro Comuni – Taormina, Giardini, Letojanni e Castelmola – dovranno valutare come opporsi.

“Apprendo adesso questa notizia – afferma Raneri – ma ci tengo a dire che gli anni in cui sono stato presidente del Consorzio e quindi il periodo in cui abbiamo gestito in house gli impianti hanno portato una indubbia svolta in positivo alla Rete Fognante. Tra l’altro, non a caso, oggi si parla in vari casi, a Taormina con l’Asm come in altri comuni, della necessità che i Comuni tornino a gestire direttamente i servizi, ponendo fine al periodo in cui invece si preferiva esternalizzare alcuni settori. Questo decreto ingiuntivo, a suo modo, è una riprova che se si va ad optare per delle gestioni private poi si rischiano dei contenziosi e si rischia un danno economico per i comuni”.

Procedura trasparente. “Posso soltanto dire che quella rescissione anticipata dalla gara, che era stata fatta a suo tempo al Consorzio per una durata di 5 anni – rimarca Raneri -, venne espletata in modo trasparente e gli atti vennero correttamente predisposti e seguiti dall’allora segretario generale, Michelangelo Lo Monaco. Ricordo che c’erano stati anche dei problemi per dei ritardati pagamenti proprio verso la ditta, la quale non venendo pagata aveva cosi palesato la volontà di lasciare questo incarico anticipatamente”.

Abbattimento dei costi. “Parliamo di un servizio che costava quasi Un milione di euro all’anno al Consorzio – prosegue Raneri – e sul quale, passando ad una gestione in house, riuscimmo a determinare un risparmio dei costi pari a circa il 30%, e con quelle somme riuscimmo ad intervenire per ammodernare gli impianti e portarli ad un funzionamento ottimale. Nonostante anche problematiche tuttora irrisolte come i mancati versamenti di quote da parte dei Comuni, sotto la mia presidenza sono state fatte cose importanti ed in quel periodo l’Arpa e tutti i vari enti preposti si complimentarono con noi per l’efficacia del lavoro che era stato fatto, e per i valori ottimali di depurazioni che avevamo raggiunto. E ci tengo anche a ricordare che mi sono poi dimesso da presidente del Consorzio perché fui nominato vicesindaco di Taormina ma non ho mai avuto contestazioni dei sindaci, che condivisero pienamente la scelta della gestione in house”.

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