uno splendido esemplare di falco

Taormina. “Sono seduto su un grattacielo. Vedo gli aerei passare, poi guardo giù e voglio saltare. Voglio imparare a volare”. Parole e musica di Gianluca Grignani, Falco a Metà. Il 2020 sarà, al di là dei soliti (triti) luoghi comuni, un anno crocevia per Taormina, una città che a suo modo assomiglia proprio ad un falco a metà, rimasta sospesa lì seduta sul grattacielo tra il vivere di rendita sui fasti straordinari degli anni d’oro e il risveglio di chi si è adagiato beato sugli allori negli ultimi 20-30 anni mentre gli altri sono andati avanti. E’ un falco che potrebbe e dovrebbe addentare nuove prede e avrebbe tutto per farlo ma per molto tempo si è seduto con la pancia piena.

Dentro o fuori. E allora l’anno appena iniziato sarà l’anno in cui, per prima cosa, la Corte dei Conti e il Ministero dell’Interno (forse) diranno se il piano di riequilibrio del Comune è da promuovere o da bocciare e se quel piano di rientro per 18 milioni di debiti potrà andare avanti o no. Siamo al dentro o fuori che avrà indiscutibili riverberi sul futuro. Tutto il resto verrà a cascata, nel bene o nel male, a metà tra l’aspettativa della redenzione e il tarlo dell’estrema unzione.

Ibernazione decennale. Il falco va, senza catene, fugge agli sguardi sa che conviene e indifferente sorvola già ma su Asm, ad esempio, il tempo delle convenienze (politiche) è finito: la principale aziende è rimasta ibernata in stato di liquidazione per (quasi) un decennio, un record da fare impallidire i padri fondatori della finanza creativa. Si potrebbe semplicisticamente riassumere tutto in poche parole: un’azienda che per lungo tempo è stata un gran casino, dove la politica ha fatto (e disfatto) disastri come la grandine, finita in liquidazione per curare un malato che è già guarito e da un paio d’anni non ha più la febbre ma che – in overdose di Tachipirina – ora aspetta speranzoso il certificato finale del dottor Caronte. Una cosa è certa: per togliere le catene della liquidazione alla municipalizzata vanno sistemati e approvati i bilanci e va fatta una programmazione seria di quello che si vorrà fare di questa azienda nei prossimi anni. Da lì non si scappa. Il resto è aria fritta che sorvola boschi e città.

L’anomalia perfetta. Altro tema atteso al bivio è quello della viabilità, l’anomalia perfetta di Taormina. E’ l’unico posto al mondo che ha un paio di stradine ma dove da decenni ci si incasina tra cento teorie e mille idiozie con il problema della circolazione, e ci si arrovella a studiare e litigare manco fossimo a Roma o San Francisco. Non serve Sapientino per rendersi conto che passano le Amministrazioni, cambiano sindaci e assessori di turno ma il problema rimane sempre, vita natural durante, e il punto dividerà sempre sull’onda di piccole logiche di quartiere. Perché qui, fondamentalmente, la questione della viabilità non ha niente che abbia stretta attinenza con lo smog, la segnaletica, i divieti e i sensi di marcia. Basterebbe ricordare quando un tempo lontano si scatenò un putiferio persino per la chiusura al traffico di Corso Umberto. A Taormina si scrive viabilità, si legge trappola: è uno di quei giochi cambogiani dove se sbagli il filo e tocchi quello sbagliato salti per aria. Ora si va verso la prospettiva delle zone a traffico limitato: sarà l’anno buono per svoltare o anche qui si rimarrà falco a metà? Auguriamoci che qualcosa si faccia, in ogni caso, soprattutto per provare a mettere ordine e senza preoccuparsi dell’irrealizzabile desiderio di metter d’accordo tutti.

Oltre il selfie di primavera. E poi il Palazzo dei Congressi, falco a metà che dovrebbe simboleggiare il rilancio di Taormina d’inverno ma ha fatto la muffa a starsene da 30 anni lì affacciato su piazza Vittorio Emanuele, a voler saltare senza poter volare. Sono già trascorsi 24 mesi dai lavori finiti dall’Aeronautica militare e qui ancora si attende che arrivi il momento della consegna delle chiavi ad un privato che se ne occupi sul serio. Bisognerà fare, intanto, i lavori finanziati dalla Regione alla parte scenica e se ne andranno per forza di cose un paio di mesi, bisogna portare (intanto o poi?) il bando di gara in Consiglio comunale e quindi appaltare tutto: vuoi vedere che se ne andrà anche il 2020 e il falco sarà ancora lì nella terrazza del Palacongressi a doversi accontentare del nulla scenografico di qualche selfie di primavera nella settimana del festival del cinema?

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