Gioacchino Campolo

Taormina. Il Comune di Taormina si prepara al quarto tentativo per provare ad affittare l’ex casa del “Re dei videopoker”, un immobile che a suo tempo l’ente locale ha acquisito al proprio patrimonio dall’Anbsc (Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata) e per il quale sinora nessun privato ha espresso alcun interesse in tutte le procedure pubbliche – ben tre – espletate dall’ente locale e che altrettante volte si sono concluse con zero offerte.

Verso la nuova procedura. Il Comune ha inserito ora il bene nel cosiddetto “allegato C” del piano dei beni comunali “da valorizzare”. “Immobile confiscato e da locare”, è la dicitura apposta dall’Amministrazione per questo appartamento sito in Via Nazionale, a Spisone, al quale viene attribuito un valore di 140 mila euro. Si sta valutando adesso l’opportunità di indire nei primi mesi del 2020 una nuova procedura di gara, cercando di capire le relative condizioni da proporre.

Gare deserte. Lo scorso febbraio era andato a vuoto anche il terzo tentativo di dare in locazione e mettere a reddito l’appartamento confiscato dallo Stato a Gioacchino Campolo. L’edificio è sito a Spisone, al piano 1 del “Condominio Villa Elisa”, ma sinora come detto non si è mai presentato nessuno alle procedure indette dal municipio taorminese. Zero offerte: era già andata così nel novembre 2017 e poi del luglio 2018 e nei prossimi mesi potrebbe esserci un quarto tentativo di dare in locazione il bene. L’immobile al momento resta in stato di abbandono. E’ stato a suo tempo trasferito al Comune con obbligo di “reimpiego dei relativi proventi esclusivamente per finalità sociali” e risultava intestato, come detto, a Campolo, l’imprenditore calabrese considerato in rapporti organici con la ‘Ndrangheta, condannato definitivamente a 16 anni di carcere per estorsione aggravata dal metodo mafioso per aver imposto a vari esercizi commerciali, grazie al sostegno dei clan, la proprie “macchinette”, ed al quale lo Stato ha confiscato numerosi beni per un valore di 330 milioni di euro.

La beffa. E non soltanto il Comune non è ancora riuscito a locare il bene ma ha anche dovuto sostenere sinora circa due anni di spese condominiali per l’immobile, dovendo ottemperare a quanto sollecitato dall’amministratore del condominio per “il pagamento delle somme (circa un migliaio di euro) per il saldo degli oneri condominiali per l’anno 2017, per il periodo luglio-dicembre 2018, e per il periodo gennaio-marzo 2019.

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