Bernard Arnault, CEO di Lvmh

Taormina. Lvmh (Louis Vuitton Moët Hennessy) punta a rafforzare la propria presenza a Taormina e dopo l’acquisto degli hotel Timeo e Villa Sant’Andrea nella maxi-operazione Belmond, valuta ora l’opportunità di acquistare un immobile di pregio nel “salotto” della città.

Il sondaggio. Il magnate francese Bernard Arnault – secondo quanto appreso in esclusiva da BlogTaormina -, si sarebbe già fatto avanti attraverso il suo management per sondare la disponibilità di Unicredit alla vendita dello storico palazzo del Banco di Sicilia, attuale sede della locale filiale dell’istituto di credito presieduto da Cesare Bisoni. L’edificio è sito proprio nel cuore del centralissimo Corso Umberto di Taormina. L’idea sarebbe quella di farne una sede dell’impero del lusso, con la possibile apertura qui di un punto vendita da aggiungere ai 2400 negozi del gruppo già presenti in tutto il mondo.

Il piano di Unicredit. Nel mirino di Arnault è finito il Banco di Sicilia e ad incoraggiare la volontà di capire se l’immobile sia in vendita è anche il fatto che Unicredit, nell’ambito del piano 2020-2023 ridurrà in Italia e all’estero il personale e le sedi, con la chiusura di circa 500 sportelli, (questo è quanto già comunicato nei giorni scorsi dalla banca in una nota). Il piano di razionalizzazione interesserà anche la Sicilia, con la chiusura di alcuni punti. Tuttavia Unicredit non ha nessuna intenzione al momento di dismettere la propria presenza a Taormina. La Perla dello Ionio rimane una sede strategica, numeri alla mano, si tratta della capitale del turismo siciliano ma soprattutto qui i flussi che caratterizzano l’economia del territorio sono certamente i più significativi di tutta l’isola. Da qui l’indisponibilità, almeno per adesso, alla dismissione dello storico Banco di Sicilia.

Volontà divergenti. Evidentemente non si tratterebbe insomma di una questione di cifra e non ci sarebbe nessuna difficoltà a soddisfare le eventuali valutazioni economiche della proprietà dell’immobile, perché Lvmh ha un eccezionale potere di spesa e stiamo parlando di una multinazionale guidata dal terzo uomo più ricco del mondo. Proprio in queste ore sono arrivate ulteriori conferme da fonti vicine ai vertici Unicredit sulla indisponibilità alla vendita del Banco di Sicilia. Unicredit non lascia Taormina. Così non ci sarebbe una convergenza tra le parti, semplicemente poiché ad un desiderio di acquisto non corrisponderebbe la corrispettiva volontà di vendita.

Approccio esplorativo. Non si esclude nemmeno che Arnault possa tornare alla carica, ben sapendo di avere argomenti convincenti e di poter fare un’offerta irrinunciabile. Sin qui – stando a quanto appreso da BlogTaormina – ci sarebbe stato un sondaggio, con una elegante richiesta ed assunzione di informazioni e l’altrettanto garbata e puntuale risposta della proprietà. Ogni corteggiamento, d’altronde, ha il suo approccio esplorativo, può esserci un seguito o magari l’interesse può finire lì. Si sa che tutto può cambiare e nel mondo degli affari il quadro è imprevedibile e sempre in una costante evoluzione da un momento all’altro ma ad oggi le cose sembrano stare così.

Investimenti a Taormina. Lvmh ad ogni modo sta entrando nell’ordine di idee di investire su Taormina. E’ un fatto importante e anche questo interessamento per il Banco di Sicilia va a smentire chi pensava che Taormina fosse soltanto un pezzo tra tanti altri del puzzle di Arnault e che si trattava di un “matrimonio” marginalmente legato soltanto alla presenza dell’Hotel Timeo e dell’Hotel Sant’Andrea nell’ampio portafoglio immobiliare dell’operazione di acquisizione del brand Belmond. Arnault e il suo entourage si stanno muovendo senza fretta e con estrema oculatezza, valutando le opportunità e ponderando le scelte, come d’altronde si fa quando si tratta di livelli imprenditoriali di altissimo livello. Tra l’altro, ci sarebbero già altre operazioni ipotizzate da Lvmh sempre a Taormina, con ulteriori retroscena che approfondiremo nei prossimi giorni.

Il piano Unicredit. Tornando, invece, ad Unicredit il piano di ristrutturazione prevede, come detto, tagli al personale, stimati in circa 8.000 unità, tra il 2020 e il 2023, mentre l’ottimizzazione della rete di filiali porterà alla chiusura di almeno circa 500 sportelli. Prevista la distribuzione da parte del gruppo bancario ai propri azionisti di circa 8 miliardi di euro, tra cedole e riacquisto di azioni, di cui 6 miliardi rappresentati da dividendi in contanti e 2 miliardi da riacquisto di azioni proprie. Gli 8.000 tagli del personale Unicredit si concentreranno soprattutto in Italia, Germania e Austria, ha spiegato Unicredit. Il personale verrà ridotto complessivamente del 12% e verrà chiuso il 17% delle filiali. Il nostro Paese appare destinato a sostenere la parte più consistente degli esuberi: degli 1,4 miliardi di euro di costi di integrazione stimati per la loro gestione, infatti, 1,1 miliardi riguarderanno l’Italia (pari al 78% del totale) e solo 0,3 miliardi l’Austria e la Germania. Secondo la First Cisl, in Italia verranno chiuse 450 filiali e ci saranno dai 6.000 ai 6500 esuberi.

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