Taormina di nuovo a rischio default

Si è aperta una settimana cruciale per il futuro del Comune di Taormina, ormai davanti ad un bivio dopo l’ennesimo parere negativo dato dal Collegio Revisori dei Conti ai bilanci di Palazzo dei Giurati. La bocciatura data al bilancio 2019-2021 (nello specifico al previsionale 2019), che era stato approvato il 18 novembre dalla Giunta comunale, allunga un trend negativo che aveva già riguardato in analoghi termini anche il consuntivo 2016, il consuntivo 2017 e il previsionale 2018 e stavolta le valutazioni dell’organo di controllo sono state ancor più pesanti. Sono state, infatti, riscontrate “gravi criticità” e il parere non favorevole ha evidenziato il “non poter attestare che le previsioni di bilancio rispettino il principio della veridicità, congruità e attendibilità”. La discussione del bilancio di previsione 2019 in Consiglio ora potrebbe slittare.

Debiti fuori bilancio. Qualche giorno fa la Giunta ha attivato la procedura urgente, da chiudere entro il 23 dicembre, finalizzata ad arrivare ad un’intesa con i creditori sui debiti fuori bilancio attraverso una proposta di abbattimento fino al 30% della sorte capitale del debito (oltre rinuncia agli interessi, rivalutazione e spese legali ove previste) per poi soddisfare i creditori “entro e non oltre 60 giorni dal riconoscimento del debito fuori bilancio”.

Riequilibrio in corso. Taormina è al momento ancora in fase di riequilibrio finanziaria con il relativo piano approvato nel febbraio 2018 (nella passata consiliatura) che è ancora all’esame della Corte dei Conti e del Ministero dell’Interno, e a suo tempo ha previsto il risanamento di debiti complessivi per circa 18 milioni di euro.Nel 2020 potrebbe essere il pronunciamento dell’organo di controllo e del Ministero sul piano di risanamento dell’ente.

Le due strade. A questo punto si aprono due strade per il Comune, con lo spettro del default che è riemersa di nuovo minacciosa: una, la più clamorosa, è quella di dover arrivare ad una dichiarazione di dissesto, soluzione alla quale nessuno vuole pensare nemmeno lontanamente e che rimane l’ultima carta sul tavolo. L’altra soluzione è invece quella di un cambio di passo e un’accelerazione delle procedure di risanamento dell’ente, passando da un incremento della riscossione.

Recuperare 3 milioni. Dal rendiconto 2017 era emerso che il Comune è al 55% di riscossione, e che in passato era anche scesa al 26%. Il sindaco Mario Bolognari punta alla riscossione coatta delle somme non versate nelle casse dell’ente locale dai contribuenti. L’obiettivo è quello di far salire la riscossione almeno al 65%, andando cioè a recuperare almeno 3 milioni e mezzo di euro, che darebbero ossigeno alla situazione finanziaria di Palazzo dei Giurati. “Dobbiamo immediatamente procedere ad appaltare all’esterno la riscossione coatta” è l’input dato dal primo cittadino, che nelle prossime ore farà il punto della situazione con l’assessore al Bilancio, Alfredo Ferraro.

Il nodo delle partecipate. Il rebus principale nel bilancio del Comune riguarda la situazione delle partecipate. “Ad oggi – ha rilevato il Collegio – non risultano approvati i bilanci di esercizio al 31 dicembre 2017 delle partecipate Asm e Consorzio Rete Fognante”. In particolare appare ancora tutta da decidere la prospettiva di Asm, per la quale si cercherà di esitare nel 2020 l’uscita dalla liquidazione ormai in atto dal 2011, ma c’è da capire come potrà avvenire esattamente questa svolta auspicata da più parti. I bilanci dal 2011 in poi non sono stati esitati in Consiglio comunale e se dovesse essere necessario il passaggio in aula di tutti i vari esercizi finanziari dell’azienda, si allungherebbero i tempi per il ritorno ad una gestione politica di Asm ma soprattutto potrebbe complicarsi ulteriormente il quadro del bilancio comunale, visto che dal 2016 in poi è in vigore la contabilità armonizzata che obbliga gli enti locali ad essere in regola anche con i bilanci delle partecipate.

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