Marco Monforte, esperto del sindaco di Taormina

La differenziata a Taormina nel 2019 è arrivata al 62%. Sull’argomento l’esperto del sindaco per la Gestione integrata dei rifiuti, Marco Monforte fa il punto della situazione, promuove le operazioni di raccolta porta a porta scattate in città il 1 aprile scorso ma, al contempo, spinge per alcuni miglioramenti al servizio che dovrebbero concretizzarsi nel nuovo anno.

Separare in casa. “Mi chiedete se la situazione della raccolta differenziata a Taormina sia migliorata con la nuova Amministrazione? Certamente sì, ma con qualche importante avvertenza, e qualche problema da risolvere con urgenza. La modalità Porta a porta, introdotta su tutto il territorio, ci ha consentito di arrivare a percentuali di differenziata mai raggiunte prima. Perché induce gli utenti a separare in casa, e a ragionare sulla idea stessa di “rifiuto”, e sul valore del “rifiuto”, senza l’alibi del cassonetto da strada indifferenziato”.

Quello che non va. Ma è anche vero che non va tutto bene: “Ad esempio, mancano dei cestini differenziati per le zone di frequentazione. E ancora, non tutte le utenze sono servite all’uscio , come previsto dai capitolati. Bisogna provvedere, anche con soluzioni creative, ma comode per l’utente. Inoltre tutte le utenze mancanti dovrebbero essere rifornite di sacchi e contenitori, come da contratto. Poi ci sono diverse mini-discariche, opera di persone incivili. E anche qui bisogna incrementare la sorveglianza da parte del corpo di polizia locale, anche con telecamere, per sanzionare pesantemente”.

Quantità e qualità. “Inoltre non tutte le utenze, domestiche e commerciali, rispettano gli obblighi prescritti dall’ordinanza, che sono fondamentali: 1) Utilizzare sempre bidoni e recipienti, soprattutto per l’umido e l’indifferenziato; 2) Non utilizzare mai i sacchi neri e utilizzare, per l’umido e il residuo secco, i sacchi biocompostabili. 3) Porre la plastica in sacchi biodegradabili, 4) La carta in sacchi o scatole di carta. Insomma ridurre al minimo i materiali non conformi, per evitare problemi al conferimento finale.  In altre parole, dopo esserci occupati della “quantità”, dobbiamo pensare alla “qualità” dei materiali raccolti. Se li raccogliamo, è appunto perché vogliamo valorizzarli, non certo per fare peso (e spesa)”.

Le prossime mosse. “In questo senso è importantissimo ragionare sul cosiddetto umido (frazione organica) . Oggi viene raccolto piuttosto male, in sacchi non conformi e spesso pieno di impurità, come cartone sporco, plastiche etc. Ciò comporta costi enormi e multe per il Comune all’atto del conferimento. Già di per sé l’umido ha un peso eccessivo, composto di “acqua” al 70%, e in più maleodorante. Si potrebbe addirittura,con l’accorgimento di un apposito cestello, ridurre il materiale da compostare “ alla fonte “ da parte dell’utente. Senza contare che il prodotto finale (concime), se impuro, risulterà scarsamente utilizzabile in agricoltura. Una parziale soluzione potrebbe essere quella del compostaggio in loco, già praticata in diversi comuni, sia per la qualità che per il risparmio. Su questo stiamo lavorando a un progetto, a partire dalle utenze domestiche. Dovremmo parlare di tanti altri problemi gravi, come la Stazione di trasferenza a S. Antonio, del CCR, etc.  Ma per concludere, in questo momento il problema più grosso è l’incertezza sull’assegnazione del servizio. Siamo in attesa ansiosa della sentenza che ci dica quale ditta potrà operare per i prossimi anni. Allora finalmente si potrà cominciare a fare sul serio”. 

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