l'eterna discussione sul balzello turistico

La rivolta partita da Taormina e scatenatasi da più parti, in tutta Italia, contro l’aumento della tassa di soggiorno proposto dal governo nella legge di bilancio spinge l’Esecutivo M5S-Pd a fare subito marcia indietro. Arriva una presa di posizione ufficiale del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo che si affretta a tirare il freno sulla questione e a correggere il tiro sulle intenzioni dei vertici di Palazzo Chigi.

La frenata. Il Mibact annuncia: “Nessun aumento della tassa di soggiorno per i comuni italiani”. Si chiarisce in tal senso che “il governo ha dato parere favorevole a un emendamento al decreto fiscale” ma con questo si intende dare “la facoltà ai soli comuni capoluoghi di provincia”, tenendo quindi fuori dal provvedimento diverse capitali italiane del turismo, che di fatto sono le principali mete dei flussi internazionali (come Taormina, Capri, Ischia, giusto per fare qualche esempio) ma non sono capoluoghi di provincia. L’aumento (non obbligatorio) verrebbe fatto scattare, quindi, nelle città capoluogo “dove le statistiche ufficiali abbiano avuto presenze turistiche in numero venti volte superiore a quello dei residenti”, dando facoltà alle stesse di “elevare il limite massimo dell’imposta di soggiorno da cinque euro fino a dieci euro”.

Taormina e la crociata del No. Sull’argomento il Comune di Taormina, con annuncio del sindaco Mario Bolognari, aveva già comunicato la volontà di non modificare le tariffe vigenti e quindi di non determinare un aumento dell’imposta a carico dei turisti, e nella stessa direzione si erano poi mossi altri amministratori italiani. E sul caso si era scatenata, soprattutto, la forte protesta di Federalberghi e di tutte le associazioni nazionali, regionali e territoriali che operano nel settore del turismo ed anche del commercio. “Si tratta di un provvedimento che andrebbe a colpire solo alcune località turistiche e che produrrebbe un danno di immagine a livello internazionale per il sistema alberghiero italiano”, aveva evidenziato Barnabò Bocca, presidente Federalberghi, aggiungendo che “in tutta la manovra finanziaria l’unica misura che riguarda il settore del turismo ha un carattere punitivo e non c’è alcuna politica o norma volta a favorirne lo sviluppo”.

“Una follia”. Anche Abbac Penisola Sorrentina si era scatenata contro il governo: “Occorre che voci autorevoli intervengano su questa follia. Arriva l’emendamento “ammazza turismo” Occorre un insurrezione di tutti coloro che rappresentano l’economia e il Turismo nel nostro paese! Sale la tassa di soggiorno! Nelle località dove i visitatori sono 20 volte i residenti si pagherà fino a 10 euro. Sicuramente in questo elenco entreranno alcuni Comuni della Penisola Sorrentina, Capri, Positano, Ischia. Un disastro ancora più forte per i territori come il nostro dove il turismo rappresenta la principale fonte di reddito. Occorre che Regione, Federalberghi, Camera di Commercio, Abbac e tutte le altre associazioni intervengano contro questo emendamento. No a questa follia”.

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