il dott. Giuseppe Calvagna

La Cardiologia interventistica dell’Ospedale San Vincenzo di Taormina è ormai un punto di riferimento per il trattamento delle complicanze e delle malattie più gravi e complesse legate ai dispositivi Cardiologici impiantabili in Sicilia e nel Sud Italia.

Infezioni da Cied. L’innovazione cardiologica va avanti e abbiamo chiesto al dott. Giuseppe Calvagna, cardiologo interventista tra i più stimati in campo nazionale per i suoi interventi innovativi, di spiegarci come l’evoluzione tecnologica di tali dispositivi abbia, negli ultimi anni, rivoluzionato l’approccio al trattamento delle infezioni da “Cied” (Dispositivi Elettronici Cardiaci Impiantabili), le quali sono associate sia ad un aumento significativo della durata delle ospedalizzazioni (15-24 giorni) che ad un tasso di mortalità ad un anno che può superare il 35%.

Le complicazioni precoci. “Sono ormai trascorsi quasi 60 anni da quando il dott. Ake Senning e il dott. Rune Elmquist eseguirono il primo impianto di pacemaker permanente al Karolinska Hospital di Stoccolma. Da allora – prosegue Calvagna -, nonostante i progressi tecnologici da parte delle industrie medico-sanitarie, per oltre mezzo secolo la stimolazione cardiaca elettrica si è avvalsa di dispositivi costituiti da un generatore, impiantato chirurgicamente sottocute, a cui sono connessi uno o più elettrocateteri transvenosi che trasmettono l’impulso al miocardio. Anche se questi device risultano essere estremamente efficaci, purtroppo ancora oggi 1 paziente su 8 presenta delle complicanze precoci. Queste possono riguardare la tasca sottocutanea, con possibile sviluppo di infezioni ematomi e decubiti, oppure possono essere correlate all’inserzione degli elettrocateteri, con comparsa di pneumotorace, emotorace, trombosi venose, dislocazione o rottura degli elettrocateteri, ostruzioni vascolari ed infezioni, incluse setticemia ed endocarditi con una mortalità che può raggiungere il 60%”.

L’approccio multidisciplinare. L’estrazione degli elettrocateteri, inoltre, rappresenta la procedura più rischiosa in cardiologia interventistica e viene eseguita solo in centri selezionati, come l’ospedale San Vincenzo di Taormina, e con l’ausilio di un’equipe multidisciplinare. Infatti, in accordo con le attuali linee guida, la rimozione in caso di sepsi è obbligatoria in tutti i pazienti, pure in quelli anziani o con elevato rischio procedurale (classe Ia).

I nuovi sistemi. “Oggi -, afferma il dott. Calvagna -, grazie ai progressi della tecnologia sono stati sviluppati sistemi di stimolazione cardiaca miniaturizzati, in cui il generatore d’impulsi e gli elettrodi di sensing e pacing sono contenuti all’interno di una stessa “capsula” totalmente intracardiaca (pacemaker leadless)”.

L’alternativa. I PM leadless, di cui Calvagna possiede già un’ampia esperienza, hanno come obiettivo primario quello di ridurre le complicanze legate alla necessità di una tasca sottocutanea e alla presenza di elettrocateteri convenzionali, proponendosi come valida alternativa nei pazienti con controindicazioni alla stimolazione cardiaca tradizionale.

Il pacemaker della svolta. Tali sistemi permettono la stimolazione del ventricolo destro e vengono impiantati tramite accesso venoso femorale percutaneo. Attualmente l’unico dispositivo disponibile è il MicraTM Transcatheter Pacing System prodotto dalla Medtronic Inc. Il sistema di stimolazione Micra™ Transcatheter Pacing System (TPS) rappresenta al momento il più piccolo pacemaker senza fili al mondo con dimensioni ridotte del 93% rispetto ai pacemaker tradizionali, una longevità stimata di circa 12 anni e dotato di un sistema di ancoraggio costituito da 4 barbe di nitinolo autoespandibili che si ancorano in modo sicuro alle trabecole miocardiche del ventricolo destro. La tecnologia SureScan™ permette al paziente di sottoporsi in tutta sicurezza a Risonanza Magnetica total body 1.5 o 3 Tesla.

Il post-espianto. Inoltre, il dott. Calvagna ci spiega come nei pazienti post espianto, causa malfunzionamento o infezione da CIED, il rischio di reinfezione dopo il reimpianto con sistemi tradizionali varia in un range che può superare l’11% nei casi in cui si è riusciti ad ottenere solo una rimozione parziale del sistema originale. “I dati in letteratura invece, ci dicono che nessuno dei pazienti reimpiantati con MICRA ha mostrato il reiterarsi di eventi infettivi”. “Ciò – afferma Calvagna – trova ampia conferma anche dalle prime analisi dei controlli seguiti sui pazienti della propria casistica. Quindi il Micra nei pazienti post-estrazione può essere considerato una valida alternativa ai sistemi di stimolazione tradizionale”.

il dott. Calvagna ad un congresso

L’impatto psicologico. L’ultimo tema che Calvagna ha voluto fortemente discutere con noi è stato quello dell’impatto psicologico a cui le persone sono sottoposte quando gli viene proposto l’impianto di un dispositivo cardiologico: “Questo aspetto – sostiene il cardiologo – viene troppo spesso dimenticato o sottovalutato ma, oggi con la miniaturizzazione e il continuo miglioramento delle tecnologie stiamo assistendo ad una vera e propria trasformazione delle terapie disponibili che si traduce in un continuo aumento dell’accettazione della malattia nei pazienti affetti da patologie cardiovascolari. Sono stati pubblicati studi che hanno dimostrato come il Micra migliori notevolmente la qualità della vita infatti, eliminando sia la necessità di una tasca sottocutanea che l’utilizzo di elettrocateteri aumenta la soddisfazione del paziente sia in termini di beneficio estetico che di recupero dei livelli di attività, col superamento delle restrizioni necessarie, per prevenire il dislocamento dei cateteri, in caso di PM transvenoso tradizionale”.

La prossima sfida. Salutandoci, insieme ai suoi inseparabili amici a quattro zampe, Calvagna ci confida che il prossimo step evolutivo sarà quello di sviluppare sistemi leadless capaci di stimolazioni multicamerali (DDD e CRT) e che lui continuerà ad essere aperto all’innovazione garantendo ai propri pazienti il gold standard delle cure con interventi sempre innovativi e l’utilizzo di dispositivi altamente tecnologici.

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