una delle torrette del parco Trevelyan di Taormina

“L’Italia vanta grandi giardini storici riconosciuti da tutto il mondo per la loro bellezza, purtroppo però dalla seconda meta del secolo scorso, si assiste ad una crescente incuria e degrado del verde storico dovuti soprattutto alla superficiale concezione ambientale e paesaggistica e a un altrettanto superficiale senso sociale del valore del verde, riconducibili alla mancanza di protezione delle aree verdi da parte delle autorità preposte. Valutando l’attuale situazione del parco storico Florence Trevelyan, di questo splendido sito – come detto altre volte – mancano degli studi storici, programmazione e progetti di recupero, eppure non passa giorno che non si interferisca arbitrariamente nello stravolgere le sue origini e la sua natura considerandolo come semplice aiuola in cui chiunque, se motivato e supportato dall’amministrazione pubblica, fa in pratica ciò che vuole e il risultato è certo una catastrofe”. Lo afferma l’agronomo Daniel Carnabuci (vice presidente della associazione “Serapide”), che in una nota inviata a BlogTaormina si sofferma sulle reali origini, le date e le dinamiche che hanno portato a suo tempo alla nascita dell’attuale Parco Trevelyan, con un approfondimento su uno dei luoghi più conosciuti ed apprezzati della Città di Taormina. Da qui un’analisi a largo raggio del passato e del presente ma anche un chiaro monito sul futuro di quest’incantevole area.

Una storia da approfondire. “A latere, si rimane basiti dalla superficialità storica relativa a questo splendido giardino, i pochi documenti redatti ad esempio non citano ciò che fu l’area oggi occupata dal parco, eppure vi sono evidenti reperti riconducibili all’epoca greca e romana e vi è uno studio serio su tale argomento che però appunto nella presentazione del parco non viene considerato, l’area inoltre fino al momento dell’acquisto da parte di Miss Florence doveva rivestire una notevole importanza economica per il paese”.

La targa post-esproprio. “Dell’ideatrice nonché realizzatrice del più importante giardino ornamentale del ‘900 e quindi, senza ombra di dubbio, di uno dei più importanti giardini del mondo mancano importanti informazioni, ad esempio ad oggi non sono chiari gli investimenti terrieri e successivamente le opere realizzate da uno dei personaggi storici che più ha dato alla Città di Taormina. Si citano solo il giardino pubblico e l’Isolabella. Nel concludere vorrei indicare due dati contestabili, il primo è la data in cui fu ultimato il giardino privato della Florence -ad oggi la si considera il 1899 ed è rilegata ad una targa commemorativa posta nella beehives alla sinistra dell’entrata nord, targa chiaramente posta solo dopo l’esproprio e quindi dopo il 1923 ed è rilegata ad una struttura che previde una concessione edilizia.

la chiave dell’ultima beehive

L’ultima beehive. “Nelle consuetudini antiche, spesso, la data della fine di un opera architettonica veniva posta sulla chiave di volta dell’ultimo edificio realizzato ed è questo il caso del giardino privato di Mrs Florence Trevelyan Cacciola Trevelyan. Di recente ho rinvenuto in una chiave di volta posta in quella che fu molto probabilmente l’ultima beehive realizzata dalla Lady, cioè quella posta alla destra dell’entrata lato nord che riporta scolpita la data del 1900. La data di inizio di questa splendida opera d’arte verde, oggi il secondo monumento più visitato di Taormina, è rilegata ai primi acquisti dei terreni siti nel piano di Bagnoli-Croci avvenute nell’anno 1890. Altro punto dolente è la superficie del parco attuale, questa viene indicata su tutti i documenti ufficiali di 22,400 m2 purtroppo al catasto la stessa risulta di 19.140 m2 superficie questa che non rappresenta a sua volta la reale superficie dell’area verde poiché non tiene conto delle decurtate le superfici di parco che nel tempo sono state devolute ad altre attività ivi compreso quelle di carattere privato, in pratica la superficie complessiva del parco è di circa 17,000 m2 e quindi vi è una differenza rispetto alle superfici dichiarate di circa 5000 m2 che per un parco storico posto in pieno centro abitato sono davvero molti. Tale situazioni dimostrano l’urgente necessità di realizzare un’analisi profonda di tale opera d’arte che può essere fatta solo da conoscenze interdisciplinari convergenti sia dal punto di vista storico sia da quello architettonico e vegetazionale attraverso una attenta politica di interventi di conservazione che prevedono studi storici ed un progetto di recupero realizzabili”.

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