Mario Bolognari, sindaco di Taormina

“Il Comune di Taormina nel 2017 era in mano ai dirigenti”. La bordata è stata lanciata dal sindaco di Taormina, Mario Bolognari, a margine dell”avvenuta approvazione del bilancio consuntivo 2017, effettuata nei giorni scorsi dal Consiglio comunale. Il primo cittadino, nell’occasione, si è soffermato infatti sulla situazione amministrativa che ha caratterizzato l’attività di governo e quella degli uffici comunali a Palazzo dei Giurati nel recente passato.

Bilanci senza ritardi. “Il Comune di Taormina è in perfetto equilibrio ma non possiamo più attardarci nell’approvazione dei bilanci del Comune, che vanno esitati certamente con una maggiore rapidità rispetto a quanto accaduto sinora – afferma Bolognari, che nella primavera 2018 ha vinto le elezioni a conclusione della passata legislatura che era quella dell’Amministrazione Giardina -. Se noi approviamo il consuntivo 2017 al 12 novembre 2019, quindi due anni dopo, e se il previsionale dell’anno in corso lo approviamo il 15 dicembre (ieri intanto lo schema è stato esitato in Giunta, ndr), con 15 giorni di gestione vera e propria, è chiaro che non andiamo molto in là. L’assessore al Bilancio, Alfredo Ferraro, nella sua analisi del consuntivo 2017 ha poi relazionato in aula che c’è stata un aumento delle spese correnti, almeno del 14% in più e questo è un fatto grave, gravissimo, a fronte di una diminuzione del 66% degli investimenti. Cosa significa? Il Comune nel 2017 era in mano ai dirigenti. La traduzione politica di quel dato è questa, cioè la politica non contava niente”.

Scelte politiche irrilevanti. “E’ chiaro – continua Bolognari – che la politica ha tutto l’interesse a fare investimenti, perché questo dà il miglioramento delle infrastrutture e dei servizi, migliora la visibilità. Invece la spesa corrente è quella che è nelle mani dell’andazzo, come dire che la mattina ogni giorno si apre un ufficio, passano le 6 ore e 40 minuti, si chiude e si va via, e intanto la spesa corrente aumenta. Il fatto di approvare i bilanci così tardi, quindi, porta anche a questa conseguenza, ad una irrilevanza delle scelte politiche, alla impossibilità per la politica di determinare fatti, di decidere e fare investimenti. Se si vuole, ad esempio, asfaltare una strada piuttosto che un’altra allora non lo si può fare. E’ un continuo girare del “contatore” di spese correnti che aumentano di anno in anno e questo non può più accadere. Bisogna capire dove si deve mettere mano e cosa va corretto”.

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