Antonio D'Aveni, ex presidente del Consiglio comunale

“Le somme si tirano nelle aule di tribunale, sino a quel momento nessuno deve dare giudizi affrettati o fare valutazioni preventive su questa vicenda”. Lo afferma in una nota il consigliere di opposizione, ed ex presidente del Consiglio comunale di Taormina, Antonio D’Aveni, sull’inchiesta “AcqueWin” che contesta ipotesi di reato per corruzione a Palazzo dei Giurati.

Fazzoletto usato. “I gravi fatti emersi in queste ore, che dovranno essere accertati e dimostrati nelle opportune sedi, e le successive reazioni degli amministratori comunali – afferma D’Aveni – mi obbligano ad una presa di posizione sulla vicenda. Non posso non stigmatizzare il comportamento di chi per tanti anni ha avuto l’amicizia e la collaborazione di Giovanni Coco e ora lo getta via come un fazzoletto usato e ne prende le distanze senza attendere le sentenze, preannunciando che il Comune di Taormina si costituirà in giudizio e che, in pratica, denuncerà sia l’ex dirigente che il professionista che – lo ricordo – dava consulenza legale a questo Comune dal 1993.

Presa di distanze. “I processi si fanno nelle aule di tribunale – continua D’Aveni -, non adesso con le dichiarazioni politiche e a mezzo stampa o sui social network. Saranno le autorità preposte, e non altri, ad appurare le eventuali responsabilità e a stabilire se Giovanni Coco e l’avvocato Francesco La Face siano colpevoli o meno. Prima di allora nessuno deve criminalizzare nessuno. Nel nostro Paese sino al terzo grado di giudizio chiunque ha la presunzione di innocenza. Pertanto, voglio evidenziare il mio No alla gogna umana, politica e mediatica che si è preventivamente scatenata da venerdì scorso, da più parti, sugli indagati di questa vicenda. Non condivido le dichiarazioni del sindaco e da consigliere comunale, ed ex presidente del Consiglio comunale di Taormina, prendo le distanze dalle conclusioni di quella sua nota”.

Prudenza d’obbligo. “Se quanto contestato agli indagati verrà confermato in sede di giudizio – spiega D’Aveni – saremo di fronte a fatti gravissimi, con tutte le conseguenze del caso e senza alcuna giustificazione. Diversamente, a maggior ragione oggi che siamo di fronte ad ipotesi di reato e non a sentenze passate in giudicato, la prudenza è d’obbligo. Trovo inaccettabile che chi per tanti anni, e sino alle più recenti elezioni, ha avuto la collaborazione amministrativa di Coco, che anche nel 2018 era sotto i palchi ad applaudire questo sindaco e questa maggioranza, ora umilia lo stesso e si esprime su di lui in termini ingenerosi, senza prima attendere le risultanze della magistratura”.

Nessuna eccezione. “Chi ha sbagliato, lo ribadisco, deve pagare – conclude D’Aveni – ma questo deve valere per tutti e non solo per Coco. A questo punto, se si vuole davvero dare davvero un segno di discontinuità, il sindaco verifichi la posizione di tutti al Comune di Taormina, dagli impiegati a chi ricopre delle cariche istituzionali, faccia accertare se qualcuno abbia avuto delle sentenze passate in giudicato e assuma le opportune decisioni. Io pubblicherò il mio casellario giudiziario. Al sindaco chiedo anche di verificare, inoltre, se in riferimento alla vicenda di Coco il personale di quegli uffici comunali o di altri, abbia posto in essere dei comportamenti dai quali possano prefigurarsi eventuali omissioni, comportamenti “omertosi” o una mancata collaborazione con l’Autorità Giudiziaria come sembrerebbe emergere dalle cronache di queste ore. Non si faccia di tutta un’erba un fascio ma si faccia chiarezza, anche a tutela degli impiegati comunali che hanno sempre lavorato in modo onesto e a tutela e nell’interesse legittimo dell’ente. Bisogna distinguere chi può aver sbagliato da chi agisce correttamente e questo discorso vale anche sugli operatori economici della nostra città che non possono essere tacciati tutti di essere degli evasori. L’operazione legalità deve valere per tutti, non può avere eccezioni in nessun caso e in nessun contesto, e non può essere uno slogan politico”.

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