Piscina comunale di Taormina
l'ormai ex piscina comunale di Taormina

Svolta su un contenzioso milionario in atto da diversi anni tra il Comune di Taormina e la Regione Siciliana. “Da Palermo ci è stato richiesto di fornire il codice Iban del Comune per il pagamento di due finanziamenti dell’importo di 3 milioni e mezzo di euro a suo tempo assegnati all’ente locale e che poi erano stati revocati”, rende noto il sindaco Mario Bolognari. Si tratta di un finanziamento di 2 milioni e 800 mila euro e di un altro di 700 mila euro, impiegati dalla scorsa Amministrazione, rispettivamente su rifacimento dell’illuminazione con efficientamento energetico e per la realizzazione di un impianto di riscaldamento alla piscina comunale di contrada Bongiovanni. “Si parla di spese che il Comune ha affrontato e con l’impresa e i tecnici che reclamano ora le somme per lavori eseguiti – ha aggiunto il sindaco -. La Regione aveva revocato quelle somme dopo che il Comune aveva appaltato quelle opere e le aveva già avviate. Poi il Tar ha dato ragione al Comune e arriverà ora una comunicazione ufficiale per il versamento entro il 31 dicembre degli importi oggetto del contenzioso”.

La contesa. Alla fine del 2017 il Tar di Catania aveva dato ragione definitivamente al Comune di Taormina nel ricorso contro l’assessorato regionale dell’Energia che il 24 marzo 2016, con appositi decreti, aveva disposto la revoca dei finanziamenti. Taormina, nella circostanza venne allora esclusa dalla graduatoria definitiva del Po Fesr 2007/2013 per il progetto di ammodernamento dell’impianto di illuminazione pubblica della località turistica (importo 2 milioni 145 mila euro) e per il rifacimento della caldaia della piscina comunale di contrada Bongiovanni (importo 850 mila euro). Quelle somme, secondo il Tar, non potevano essere revocate e quindi ora torneranno finalmente, a pieno titolo, nella disponibilità del Comune di Taormina per il completamento delle opere.

La resa dei conti. I lavori per l’impianto termico e la caldaia della piscina comunale (struttura ora chiusa da 2 anni), in particolare, erano stati effettuati e portati quasi a compimento dall’impresa che però, a causa di alcune problematiche sopraggiunte in corso d’opera, non era riuscita ad ultimare i residui interventi entro il termine del 31 dicembre 2015. La Regione aveva quindi deciso e disposto di riacquisire le somme mentre il Comune si è opposto incaricando un legale di fiducia dell’ente locale. Alla resa dei conti, il Tribunale Amministrativo ha accolto l’istanza nella quale si era richiesto l’annullamento dei provvedimenti decretati dalla Regione. A questo punto la vicenda si è risolta e il Comune ha recuperato le somme.

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