Il lungomare di Mazzeo
Il lungomare di Mazzeo

Da quanti anni si parla e si fantastica a Taormina una riqualificazione del lungomare di Mazzeo? Da tanti, troppi. Ma in definitiva non è mai cambiato nulla e alle porte del 2020 la zona a mare della Città di Taormina si trova con un affaccio sul mare che potrebbe essere un gioiello invidiato da tanti e che invece è ridotto a un’imbarazzante camminata ad ostacoli: con il basolato in frantumi, alberi in pessime condizioni, aiuole piene di rifiuti lasciati dagli incivili, vecchie panchine e ringhiere che sono state a suo tempo tinteggiate dai cittadini stessi per renderle meno obbrobriose. E’ diventato il lungomare di chi – con tutto il rispetto per gli animalisti – porta il cane a passeggiare per fare la cacca. Ma per quanto altro tempo si vuol dare ai turisti e ai residenti l’immagine di un lungomare ridotto a una triste vergogna, dove il waterfront è la cartolina di un tempo arenatosi agli Anni Ottanta, Settanta o non si sa bene a quale era geologica?

Riflettere e vergognarsi. Non serve la polemica o i soliti rimpalli di colpe, tra buoni e cattivi, perché quando un lungomare sprofonda nell’oblio come a Mazzeo alla fine la responsabilità è di tutti e nessuno escluso. Non serve nessuna caccia alle streghe, il problema va affrontato e risolto. Si potrebbero dire tante inutili cose ma basta una semplice riflessione: d’estate tantissimi turisti raggiungono la spiaggia di Mazzeo e si godono splendide giornate soleggiate al mare, ma quando arrivano e quando se ne vanno (oltre che parcheggiare gratis senza il pass) vedono un lungomare ridotto a scempio e che immagine si porteranno a casa di un lungomare ridotto in quel modo? Chiediamocelo e vergogniamoci tutti.

L’oro come piombo. Diranno che a Taormina abbiamo l’oro ma lo trattiamo come piombo. E come dargli torto? Taormina, la capitale del turismo siciliano, di fatto – numeri alla mano – la città che muove il maggiore flusso di visitatori e di denaro nell’isola e tra le realtà più floride al Sud, fatica a rendersi conto che qui le cose vanno anche bene ma potrebbero andare dieci volte meglio. E’ la triste parabola a campo ristretto di un tessuto locale che pensa: “Qui tanto abbiamo il Teatro Antico e il Corso Umberto, poi da giugno la gente la mandiamo a fare il bagno all’Isolabella, a Mazzarò, a Spisone o Mazzeo e a fine estate tanti saluti e grazie”. Per la serie, preoccupiamoci da Porta Catania a Porta Messina e chi se ne frega del resto.

Periferia stagionale. Niente di più sbagliato, niente di più masochistico. Perché altrove allargano il perimetro dell’offerta turistica e visiva, considerano il lungomare parte integrante del tessuto urbano ed economico, al centro delle dinamiche territoriali. Altrove il lungomare è la passeggiata di famiglie, giovani e anziani e lo è non è soltanto d’estate ma anche d’inverno. A Taormina il concetto di lungomare è sinonimo di periferia stagionale, contorno estivo alla spiaggia e zona morta, abbandonata d’inverno al suo sciatto destino.

L’esempio di Gaeta. Invece eccolo un esempio positivo al quale guardare (tra i tanti che si potrebbero citare). A Gaeta pochi giorni fa è stato restituito ai cittadini un nuovo lungomare che ha cambiato completamente volto. E’ chiaro che il senso di questo parallelismo va oltre qualsiasi indubbia differenza tra una realtà e l’altra e questo lo premettiamo subito, in termini scolastici, per riportare sulla giusta via eventuali mandrie confuse di tuttologi con carenze neuroniche che si affanneranno ad obiettare: “Ma Gaeta non è Taormina, Taormina non è Gaeta, e che c’entra?”. L’esempio c’entra eccome, perché il senso di tutto è che volere e potere e rifare il lungomare di Mazzeo come lo hanno rifatto a Gaeta e in tanti altri posti d’Italia non è come immaginare uno sbarco sulla Luna: è un’opportunità di sviluppo per Taormina, che può essere orgoglio e vanto di tutti.

Valorizzare il waterfront. A Gaeta non hanno fatto miracoli e niente di alieno: hanno realizzato un intervento in grado di valorizzare il waterfront, una terrazza sul mare con opere in pietra di Coreno e travertino, un nuovo rivestimento del marciapiede in chiave moderna e una nuova piantumazione resistente alla salsedine. Hanno dato vita a una nuova e accogliente agorà che ridefinisce la strada, i percorsi e gli spazi pedonali, cardini essenziali del contesto urbano. Gaeta ha anche ribattezzato il lungomare come il “Viale degli innamorati”, con un tocco di marketing del romanticismo che non guasta di certo per attirare con ancor più curiosità turisti e visitatori. E’ un processo di riqualificazione che si potrebbe fare anche qui, magari con un bel concorso di idee e un progetto da far finanziare per accedere ai fondi europei. E’ così impossibile? Repetita iuvant: è un’opera che darebbe lustro a tutta Taormina e che ci auguriamo un giorno non troppo lontano possa diventare finalmente realtà nella capitale del turismo siciliano.

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