i lavori per la Virtus Arena a Bologna

Fiumi di chiacchiere a vuoto e pletore di tuttologi caratterizzano ormai da tempo immemore l’eterno dibattito a Taormina sull’incompiuto sogno della “destagionalizzazione”. Ci si arrovella su qualcosa che da queste parti è diventato assomiglia a una sorta di “utopia cosmica”, si fa un pò di chiacchiericcio tra chi azzarda un’idea e chi la critica a prescindere, perché tanto è inutile parlarne e non cambierà mai niente. E’ il refrain di ogni fine estate, con il puntuale trionfo dell’immobilismo. La capitale del turismo siciliano intrattiene i suoi ospiti soltanto con i concerti estivi al Teatro Antico, con tanti saluti a ogni altro discorso.

San Teatro Greco. Eppure è ormai lapalissiano che a Taormina non si potrà navigare a vista in eterno, dimensionando tutto nel perimetro ristretto dei miracoli di San Teatro Greco e alla passeggiata tra le due porte del salotto, perché nel frattempo lo Stato è diventato una sanguisuga sempre più famelica e una consistente parte degli incassi estivi se li porta via con la valanga di tasse, micro-tasse e imposte varie. Presto o tardi, ci si accorgerà sul serio di quanto sia sanguinosa l’assenza atavica di una struttura alternativa al chiuso che possa servire sia per fare spettacoli nei mesi invernali sia anche per la pratica sportiva da parte dei giovani. Anche perché è chiaro che il Palazzo dei Congressi è un’altra storia, non c’entra niente con la questione degli spettacoli invernali e non può essere la panacea dei mali con una sala da 800 posti che serve per eventi dimensionati.

Questione di volontà.  A Taormina per trovare l’ultima infrastruttura realizzata bisogna risalire ad un’altra era geologica e sono i parcheggi pensati negli Anni Ottanta, ci si accontenta dell’esistente, domina in lungo e in largo il senso piatto dell’apatia collettiva e della svogliatezza generale. Manca l’effettiva convinzione e la voglia di andare a fare qualcosa di diverso e di importante, per dotare la città di un’addizione strategica che farebbe l’interesse del territorio nella sua interezza e determinerebbe un vantaggio certo per tutti. Basta il Teatro Antico, basta e avanza. O forse no.

La lungimiranza fa miracoli. Così, mentre qui imperano sterili logiche di quartiere e piccole conflittualità di cortile, altrove si fanno i fatti e la lungimiranza produce capolavori, miracoli veri e propri se rapportati alle lentezze bibliche di casa nostra. A Bologna, infatti, verrà inaugurata domenica prossima la Virtus Arena, palazzetto dello sport realizzato dalla società sportiva di basket Virtus Segafredo Bologna nel periodo record di 3 mesi. In soli 90 giorni sono stati cioè espletati tutti i passaggi: dal progetto alle autorizzazioni da parte degli enti preposti, e i lavori per la costruzione del palazzetto. L’opera è stata realizzata con ampia dotazione esterna di parcheggi, secondo standards di alta qualità, finalizzati sia al valore del prodotto, con il massimo comfort per gli spettatori, sia in termini di sicurezza. Una tempistica da applausi e una rapidità mostruosa, che dimostra come a volte in modo silenzioso e fattivo, con determinazione, certe cose si possono fare davvero e si possono concretizzare subito, non nell’estenuante volgere di anni e decenni.

Il progetto Virtus Arena. La Virtus Segafredo Arena nasce al padiglione 30 dell’expo di Bologna, avrà 8 mila 970 posti a sedere ed è costata circa 800 mila euro con l’impegno di due aziende private che hanno creduto in questa illuminata progettualità e hanno deciso di investire, unendosi in una logica di joint venture. La Virtus Bologna ha previsto l’utilizzo di questo impianto per un triennio e pensa già alla costruzione di un nuovo ed ulteriore impianto di proprietà. Si tratta, quindi, nel caso della struttura ora approntata di un’arena pensata anche in termini di fruizione provvisoria, in grado di essere cioè allestita e disallestita nel breve periodo di sole 2 settimane complete (con turni serali di lavoro) e che intanto verrà utilizzata da qui a fine anno per cinque partite del campionato di Serie A di basket e in seguito negli eventuali play off.

La fiera dell’impossibile. Ciò che alla fiera di Bologna è diventato una splendida realtà in 3 mesi, a Taormina sin qui è ascrivibile alla fiera dell’impossibile. Per la serie: “Non lo faranno mai”, “Fantascienza”, “Pensiamo piuttosto al suolo pubblico di Tizio, alla concessione edilizia per Caio e al sacchettino della differenziata di Sempronio”. Se qui dal 2003 si attendono i lavori per sistemare una frana (contrada Lappio) e la principale azienda pubblica è in liquidazione da 8 anni, non serve Einstein per immaginare come a Taormina per fare un palasport – che a Bologna realizzano in 3 mesi -, forse non basterebbero gli anni di Cristo. D’altronde, un motivo ci sarà se l’ex piscina comunale e il Capalc sono strutture ridotte alla stregua di cadaveri, diventati la quintessenza della vergogna.

Vulnus di mentalità. In definitiva, manca la convinzione di osare certe progettualità da parte della classe politica (tutta e nessuno escluso), e le forze produttive anziché fare quadrato si fanno la guerra per un cliente in più e un tavolino meno. C’è un vulnus di mentalità che anestetizza ogni velleità di cambio di passo e paralizza le opportunità di crescita in un territorio che, numeri alla mano, è certamente il più ricco in Sicilia e forse, più in generale, è il più florido nell’intero pantano economico del Sud Italia. Ci si lamenta sempre che la bassa stagione è scialba e deserta ma, oltre i soliti discorsi triti e noiosi, siamo veramente sicuri che questa città sia davvero vogliosa di liberarsi del torpore invernale dotandosi di cose essenziali come un palazzetto, dove fare concerti, spettacoli ma anche consentire ai ragazzi di fare sport? O piuttosto si ha la “pancia piena”?

L’arte del prendere senza dare. Paradossi e anomalie masochistiche di una città, la nostra, che muove un giro d’affari a tanti zeri e potrebbe fare anche di più ma non fa gioco di squadra, concentra il profitto in un periodo ristretto e nelle mani di parecchi privati non più indigeni (spesso e volentieri dei saltimbanco) che allattano le loro imprese dal seno di mamma Taormina, agiscono da solisti avulsi a qualsiasi ragionamento di associazionismo e non fanno in alcun modo sistema con questo territorio. Si consente a chiunque arriva da fuori di sublimare l’arte ingorda del prendere, gonfiare le proprie tasche e andarsene senza dare niente di niente al tessuto locale, per poi magari tornare l’estate successiva e fare la stessa cosa.

Tra passato e futuro. Il palazzetto invernale? Chi se ne frega, tanto la prossima estate tornano gli spettacoli al Teatro Antico. Morale della favola, a Bologna (e non solo lì) si va veloci verso il futuro, qui ci si arrocca a difesa del passato. “Abbiamo fatto qualcosa di unico in Italia, a volte queste cose accadono anche nel nostro Paese e non soltanto in Cina”, ha detto Luca Baraldi, amministratore delegato della Virtus Bologna. Parole da sottoscrivere con la speranza che un giorno, non troppo lontano, certi miracoli della normalità possano accadere anche dalle nostre parti.

© Riproduzione Riservata

Commenti