il Capalc di contrada Sant'Antonio

Il tempo delle ipotesi è finito e il Comune di Taormina è ormai spalle al muro sul Capalc. Mentre il degrado è padrone assoluto e indisturbato dell’immobile, rimane all’orizzonte soltanto lo scenario della vendita per il Capalc. Una soluzione, giocoforza, da valutare sempre più concretamente per salvare il salvabile.

La grande vergogna. L’ex scuola convitto albergo di contrada Sant’Antonio, che in realtà tale non è mai diventata, è la grande incompiuta della città o, per meglio dire, la grande vergogna. Si è già detto tutto e nulla va aggiunto. Doveva rappresentare il fiore all’occhiello del patrimonio comunale ma non sembrano più esserci alternative alla dismissione e non sembrano esserci più reali opportunità per il Comune di rifunzionalizzare un bene rimasto incompiuto da oltre 30 anni a questa parte e adesso nel più totale abbandono e degrado.

Il coraggio di chiedere. Già prima delle elezioni che lo portarono alla rielezione ad attuale sindaco della città, Mario Bolognari, nella primavera 2018, evidenzio’ la sostanziale impossibilità di pensare a delle forme di finanziamento per riqualificare l’edificio, a suo tempo realizzato negli Anni Ottanta tramite l’allora Cassa del Mezzogiorno: “Con quale coraggio si potrebbero chiedere dei fondi dopo lo scempio avvenuto?”. Di recente si era anche fatta avanti, a quanto risulta, una società che opera nel campo della formazione tra Catania e Messina ma per ristrutturare il Capalc e per poi gestirlo servono risorse ingenti. Uno dei tanti sondaggi, fatti nel tempo da più parti, senza esito o margini concreti di riuscita. A questo punto si va verso la decisione finale anche perché nel frattempo la valutazione di mercato del Capalc è crollata in termini clamorosi e il rischio è quello di dover dismettere a prezzo di “saldo” un bene che ha grandi potenzialità. La Giunta di Taormina ha esitato di recente, in estate, un piano di ricognizione degli immobili comunali che comprende beni destinati all’alienazione e alla valorizzazione. E nel calderone dei 58 beni di cui dispone l’ente locale, censiti in quel piano, e’ finito anche il Capalc.

Valore crollato. Il valore di mercato stimato è di 8 milioni 728 mila euro, mentre in prospettiva il valore di mercato se dovesse esserci una nuova destinazione urbanistica salirebbe a 22 milioni 735 mila euro. Ma è evidente che si tratta ormai di cifre e valori puramente teorici perché ad oggi nessun investitore privato si sobbarcherebbe un impegno finanziario del genere per un bene inutilizzato da tempo immemore e assediato dal degrado e da problematiche di ogni genere. Il Capalc, stando ad alcune valutazioni informali, rischia di valere oggi anche meno della metà degli 8 milioni e 728 mila euro stimati dal Comune.

Scenario obbligato. Quindi il Comune non ha margini di manovra per riqualificarlo perché non ha i fondi (deve ripianare 18 milioni di debiti conteggiati nel piano di riequilibrio), non ha modo di poter fare finanziare un piano di recupero e allora rimangono le ultime due strade da percorrere in fretta. Una e’ quella di avviare una procedura che possa salvare il salvabile, per un ben che più passa il tempo e meno varrà. O altrimenti rimane sul tavolo e potrebbe diventare la soluzione risolutiva quella della vendita alla Cassa Depositi e Prestiti. Questa eventualità si era già prospettata nella passata legislatura e contemplerebbe comunque anche l’opportunità di un diritto di prelazione per tornare in futuro in possesso dell’immobile. Di certo c’è che non si potrà lasciare in eterno ad “ammuffire” un bene che ha visto passare invano 30 anni e 8 amministrazioni comunali, senza mai uscire dall’oblio e che sinora ha dato al Comune e alla città un ritorno economico pari a zero.

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