Muro Consorzio Rete Fognante distrutto dal fiume Alcantara
il muro del depuratore distrutto nel 2017 dal fiume Alcantara

Finanziamento in fumo per i lavori di risagomatura dell’argine sinistro dell’Alcantara? L’indiscrezione che si registra in queste ore è una vera e propria “doccia gelata” per i Comuni di Taormina, Giardini, Letojanni e Castelmola, e dunque per il Consorzio Rete Fognante, che da tempo attendono il via alle opere “salva-depuratore”.

Il giallo. Ci si aspettava che il cantiere iniziasse la scorsa primavera e invece alle porte di novembre i lavori finanziati nel 2017 dalla Regione non sono mai partiti, e intanto stanno ricominciando le piogge. La questione riguarda il depuratore consortile separato dal fiume da un muro già in parte crollato negli anni scorsi. Per questi lavori la Regione nel 2017 aveva stanziato 730 mila euro con l’impegno del Dipartimento regionale di Protezione Civile per il ripristino del tratto finale dell’alveo del fiume Alcantara, e nello specifico per l’asta fluviale dove si prevedeva un apposito iter di riassetto ambientale. Ora si teme la revoca delle somme stanziate per queste opere.

L’ipotesi revoca. “I lavori non si possono fare nei mesi delle piogge e non iniziano perché è probabile che quel finanziamento sia stato ormai perso. Ovviamente ciò dovrà verificarlo chi di dovere ma, in ogni caso, non c’erano le condizioni per fare i lavori in quel modo – afferma il presidente di Legambiente Taormina-Giardini-Valle Alcantara, Annamaria Noessing -. Il muro è crollato non per una piena del fiume ma perchè le acque scavano alle fondamenta del muro stesso. Non si risolve il problema facendo scendere le ruspe nel fiume e alterando lo stato dei luoghi. La storia ci insegna che non si deve deviare il corso di un fiume, perché poi la natura fa il suo corso e si riprende tutto”.

Le alternative. Legambiente propone due ipotesi alternative: “Serve un altro progetto e un piano serio per delocalizzare il depuratore e spostarlo altrove o comunque in un punto che sia nella direzione opposta al fiume. Altrimenti si dovrebbe progettare un “biodistretto” (includendo un impianto di compostaggio, produzione di biometano e trattamento delle acque vegetative dei frantoi della zona)”. Legambiente, per altro, ha richiamato una nota del Genio Civile del 22 dicembre 2016 nella quale si affermava che “l’impianto di depurazione ricade in un’area a rischio idraulico” e che “planimetricamente, nell’area prospiciente il corso d’acqua, ne occupa parzialmente il sedime, costituendo ostacolo al deflusso delle acque”.

Le contromosse. Il presidente del Consorzio, Mauro Passalacqua, ha chiesto un incontro all’assessore regionale Totò Cordaro per fare il punto della situazione e capire come stanno le cose. Potrebbe inoltre esserci una missione dei quattro sindaci a Palermo. I lavori, come detto, sarebbero dovuti iniziare a giugno, nella fase di “secca”, lo stesso Passalacqua confidava di ricevere dal Dipartimento regionale di Protezione Civile rassicurazioni che non sono arrivate, e nel frattempo ha preso anche contatti con il Parco Fluviale dell’Alcantara. “Al momento non ci è stato comunicato nulla da Palermo, a questo punto non c’è più tempo, la vicenda va chiarita subito”, ha detto Passalacqua.

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