il premier Giuseppe Conte

“Con questa nota vogliamo rappresentare la situazione sempre più preoccupante che affligge ormai da tempo in Sicilia i lavori stagionali del settore turismo, commercio e servizi. Una problematica di carattere occupazionale che ha assunto gravi risvolti di carattere non solo economico ma sociale”. Inizia così la lettera inviata dalla Fisascat Cisl Messina, a firma di Salvatore D’Agostino e Pancrazio Di Leo, al Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, indirizzata anche al Capo dello Stato, al Presidente del Senato, al Presidente della Camera dei Deputati, al Ministro dell’Economia, al Ministro del Lavoro, al Ministro del Turismo, al Ministro per il Sud e anche al Presidente della Regione Siciliana. La battaglia per la modifica della Naspi e per rifinanziare l’Ape Social prosegue, senza tregua, e fa registrare un nuovo capitolo che ancora una volta parte da Taormina, stavolta all’indirizzo delle più alte cariche dello Stato.

L’emergenza. “La Sicilia è una regione a vocazione turistica – evidenzia la Fisascat Cisl Messina – e con differenziazione dei periodi lavoratori nelle diverse località e per migliaia di persone, e per le loro famiglie, il periodo di impiego si concentra per lo più tra maggio e ottobre. Ogni lavoratore a cui viene ridotto il periodo lavorativo rimane, quindi, privo di un lavoro e una condizione di disoccupazione involontario, privo di una qualsivoglia forma adeguata di sostegno al reddito, per la metà o quasi dell’anno. Di conseguenza appare superfluo sottolineare che tale condizioni diventa per ogni famiglia senza reddito un problema sociale, che in questi ultimi anni ha assunto i crismi di una vera e propria emergenza, con tanti lavoratori costretti anche a pensare di trasferirsi all’estero come accadeva alcuni decenni fa. La crisi economica, l’incertezza del posto di lavoro e dei periodi lavorativi che si vanno sempre più assottigliando, nonché la mancata percezione dell’indennità di disoccupazione o una insufficiente percezione della stessa che si conclude già nel mese di gennaio, pongono una seria criticità per il futuro che sin qui non è stata affrontata e risolta e che allontanano dal nostro Paese le professionalità, determinando di riflesso una de-qualificazione del lavoro.

Svolta ineludibile. “I lavoratori stagionali sono stati penalizzati dalla Riforma Naspi varata, a suo tempo, con decorrenza dal 1 maggio 2015, un sussidio di disoccupazione – introdotto con il Jobs Act – che, nel determinare il superamento della Aspi e MiniApsi, non si è rivelato una riforma del lavoro funzionale alle necessità del comparto ma ne ha invece acuito le difficoltà. Al momento non è stata apportata alcuna modifica e/o revisione alla vigente normativa, sebbene ciò sia stato richiesto a più riprese da questo sindacato attraverso molteplici iniziative istituzionali ed anche con la protesta dei lavoratori attraverso manifestazioni in piazza, di carattere territoriale, regionale e nazionale. Non sono state adottate, altresì, soluzioni in grado di ampliare il periodo lavorativo e per migliorare la condizione economica e sociale dei lavoratori che si trovano involontariamente disoccupati e senza adeguate prospettive occupazionali. Sono state, inoltre, respinte in sede parlamentare proposte di riforma e revisione della Naspi, che intendevano migliorare la normativa ed andare incontro alle legittime istanze dei lavoratori”.

Il periodo lavorativo. “La riduzione del periodo lavorativo e contributivo sta progressivamente portando alla fame migliaia di famiglie per le quali il periodo invernale è ormai diventato un incubo. Ancora più eloquente e drammatico appare l’esempio di realtà turistiche di rilievo come le Isole Eolie, dove il periodo di impiego consente ai lavoratori di percepire in media due mesi di indennità Naspi, che evidentemente non possono bastare alle famiglie per affrontare un arco di tempo equivalente a circa 6/8 mesi di assenza di qualsiasi forma di sostegno al reddito”.

Un’altra protesta. “I lavoratori sono già scesi in piazza a Taormina, a Milano e Roma il 15 aprile 2015 con una manifestazione nazionale indetta dalle Federazioni sindacali nazionali e con la Fisascat Cisl, in particolare, protagonista di una protesta che ha inteso sottolineare il grido di dolore di migliaia di siciliani che rivendicano il loro diritto al lavoro nel comparto turistico. Non casuale è stata, in quella occasione, la scelta di Taormina, capitale del turismo siciliano e realtà trainante del turismo in Sicilia con un vasto comprensorio della zona Ionica e della Valle Alcantara dove si concentra il maggior numero di lavoratori del settore dell’isola, realtà quindi di riferimento del comparto economico e produttivo della Sicilia e del Sud. I lavoratori sono pronti, adesso, a riproporre quella protesta per far valere il diritto al lavoro e alla sopravvivenza delle loro famiglie, e questo sindacato intende ribadire come il Jobs Act abbia fatto perdere l’accesso ai sussidi essenziali, andando incontro – in quanto stagionali involontari – ad un taglio di oltre il 50% del valore dell’indennità in passato percepita”.

Normativa da sanare. “La problematica in oggetto con la necessità di revisionare la Naspi è stata formalmente posta da questo sindacato all’attenzione del Ministro dello Sviluppo Economico, del Lavoro e delle Politiche Sociali, con nota del 22 luglio 2018, ed in riferimento a tale istanza l’unica risposta che ci è pervenuta il 5 ottobre 2018 dall’Ufficio Legislativo del Ministero, asserviva che “le problematiche ivi segnalate saranno oggetto di opportune valutazioni”. Inoltre, in precedenza, apposito o.d.g, approvato il 27 aprile 2016 dall’Assemblea regionale Siciliana, è stato trasmesso alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ai Ministri degli Interni e del Lavoro, impegnando il governo regionale “Al fine di evitare traumatiche conseguenze di carattere economico e sociale, ad assumere iniziative per sensibilizzare il governo ed il Parlamento nazionale, affinché tale lacuna normativa venga sanata e venga prevista un’indennità da erogarsi ai lavoratori stagionali del settore turismo, equivalente, per durata temporale, alle settimane di effettivo lavoro prestato”.

Naspi e Ape Social. “Pertanto – conclude la nota – si richiede, ciascuno per le proprie competenze istituzionali, il vostro impegno affinché si concretizzi nel più breve tempo possibile La modifica della Naspi, prevedendo una adeguata indennità da erogare ai lavoratori stagionali, equivalente per durata temporale alle settimane di effettivo lavoro prestato e che siano accreditati, inoltre, i contributivi figurativi relativi a tutto il periodo di percezione della predetta indennità. E che venga, infine, rifinanziata l’Ape Social per garantire ai lavoratori il giusto diritto ad andare in pensione a 63 anni con 30 anni di contributi, compresi i figurativi.

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