Andrea Raneri, Nunzio Corvaia, Eugenio Raneri e Pinuccio Composto

Nel deserto di un’opposizione che a Taormina la nuova legge elettorale ha ridotto ai minimi termini con la noia di soli cinque consiglieri comunali in campo e tutti gli altri costretti ad aspettare in tribuna per cinque anni, lo scenario politico locale – non oggi, non domani ma forse non troppo in là col tempo – potrebbe ritrovare alcuni big che sin qui sono fuori dai giochi. Sono soprattutto quelli che davano battaglia nelle passate legislature: quelli che hanno avuto a lungo un ruolo da protagonisti in Consiglio comunale e in Giunta. Alle ultime elezioni ci sono quattro nomi eccellenti che non figuravano in nessuna lista: Eugenio Raneri, Andrea Raneri, Pinuccio Composto e Nunzio Corvaia. Presto o tardi potrebbero tornare in gioco nelle dinamiche che contano per la città, in un panorama dove d’altronde il ricambio generazionale non c’è e non si intravedono particolari intelligenze emergenti.

Il picconatore. Corvaia alle Comunali 2018 non c’era, ha dato supporto esterno alla lista di Cilona ma si sa che poi tra il candidarsi e il non candidarsi c’è sempre un abisso profondo come l’Oceano Indiano. E allora l’ex assessore delle Giunte D’Agostino e Passalacqua è è uno di quelli che con molta probabilità la prossima volta si giocherà le sue chance di candidatura. Non a caso tiene anche buoni uffici con l’attuale Amministrazione ed in particolare con gli assessori Carpita e Scibilia. Per adesso non si stressa e non si angoscia al pensiero di capire se un domani potrà o no esserci una sua nomination, si concentra sui nuovi impegni personali ma l’eventualità di una chiamata al passo in avanti non lo lascia indifferente. C’è stato un momento, d’altronde, in cui ha pensato che doveva essere proprio lui lo sfidante di Bolognari, anche se oggi forse una valutazione critica non la riserverebbe più all’attuale sindaco ma ad altri. Si sa che Corvaia non è uno che si tira indietro e allora ha saltato una mano della partita, non ne salterà un’altra. Si divertiva troppo in Consiglio comunale a picconare con veemenza gli altri per continuare ad annoiarsi a casa il martedì e giovedì sera.

Il tattico. Un altro big taorminese che ha saltato il turno nel 2018 ma che non si può affatto considerare un ex della politica locale è Pinuccio Composto, anche lui puntuale protagonista di quattro legislature in Consiglio comunale, uno che da presidente fu abile tessitore di quella che divenne una maggioranza alternativa alla maggioranza stessa, un contro-governo all’allora sindaco Turiano, e che riuscì ad avere un ruolo centrale e determinante di indirizzo politico su scelte importanti per la città, questioni come lo stop al porto e alle funivie. Uno che ha fatto opposizione come una spina nel fianco delle varie amministrazioni di turno, il “tattico” che su scala locale faceva saltare le maggioranze come fa oggi Renzi a Roma, ma prima le sfiancava e le spingeva sull’orlo di una crisi di nervi. Composto si è già messo in gioco a più riprese per la candidatura senza mai avere troppa fortuna ma la politica, si sa, che oggi ti lascia con l’amaro in bocca e domani ti può sempre riservare un’altra chance. Sin qui ha preferito estraniarsi dalla politica attiva ma nella vita basta poco per ritrovare motivazioni. Anche per lui è difficile pensare che sia destinato a rimanere eterno spettatore delle sfide di palazzo. Potrebbe tornare in gioco e ritentare la scalata a Palazzo dei Giurati.

L’immortale. E c’è poi Eugenio Raneri, il grande vecchio della politica taorminese che in realtà ha sempre dato prova di avere più entusiasmo e più voglia di fare dei cosiddetti  giovani  che in quanto a conoscenze della macchina burocratica potrebbero allacciargli le scarpe. Era tornato in scena nel 2006 dopo tanto tempo e per 12 anni si è ripreso la scena mettendoci la faccia in tante battaglie, a partire dalla vicenda Impregilo, in cui ha sfidato il colosso delle costruzioni nella partita che stava decretando il fallimento del Comune di Taormina. Ha trasformato il Consiglio comunale in un ring politico dove non ha fatto sconti a nessuno, brutalizzando molto spesso in modo impietoso errori, superficialità e “furbate” altrui. Nel 2018 Raneri è rimasto fermo, ai margini di una tornata di voto dove i più giovani si sono scannati per la candidatura a sindaco, auto-elidendosi a vicenda. E alla fine Mario Bolognari, con la strategia della “cottura a fuoco lento”, ha beffato tutti e ha vinto dimostrando, invece, che la baldanza anagrafica da sola non va da nessuna parte ed è destinata a schiantarsi contro il peso essenziale dell’esperienza e della lucidità nell’approccio alle cose. Qualcuno ritiene che il 2018 abbia sancito il tempo del suo “de profundis” (politico), ma Eugenio Raneri qualche conto in sospeso e la legittima ambizione personale di mettere in campo la sua esperienza ce l’ha ancora. E’ un altro che pare destinato a stancarsi presto di starsene in pantofole a vedere il tg e lo streaming consiliare. La politica gli manca e uno come lui manca alla politica taorminese.

L’ingestibile. Chi di sicuro tornerà in gioco molto presto è un altro Raneri, Andrea Raneri, “quasi” candidato alle Comunali 2018, che poi alla fine scelse di dare supporto esterno all’attuale Amministrazione ma ben presto ne ha preso le distanze. L’ex vicesindaco della Giunta Giardina vuole la sua rivincita e almeno nel suo caso non c’è nemmeno lo 0,0% di dubbi sul fatto che lo rivedremo protagonista della prossima campagna elettorale. Di fatto è uscito dal ring politico per 6 mesi ma è già risalito e spinge sull’acceleratore per organizzare una nuova aggregazione di opposizione, nel tentativo anche di “pacificare” le anime della minoranza, terra inquieta dei tanti candidati in pectore, dove nessuno ha fatto (e vuole fare) un passo indietro sull’altro. La linea d’azione rimane quella caparbia e scomoda di chi non sarà gestibile o condizionabile. Raneri guarda con attenzione a un eventuale futuro da leghista, non ha aderito al Carroccio e non si può escludere che decida di farlo, ma questo poi cambierà poco o nulla nell’economia del percorso locale che vuole tornare a fare per incidere nelle scelte per la città. Ha la convinzione di potersi misurare con gli altri e vorrà giocarsi concretamente le sue chance di futura candidatura a sindaco.

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