Salvo Cilona e Antonio D'Aveni

Se in maggioranza le nomine rimangono in stand by per questioni di equilibri e rapporti di forza e soprattutto perché il gruppo D’Agostino vuole far valere il peso dei propri numeri, la situazione non è per niente migliore tra le fila della minoranza taorminese. Come dire: se Sparta piange, Atene non ride. E, come spesso o quasi sempre accade, dopo una tornata elettorale persa, chi perde patisce poi la sindrome del “rompete le righe”, ognuno va per conto suo a fare altro, tanti saluti e arrivederci a fra 3 anni.

Cercasi leadership. In buona sostanza, l’opposizione taorminese si è praticamente liquefatta e ad oggi non ha un’orizzonte chiaro ed è molto lontana dall’avere una prospettiva di competitività unitaria contro il fronte dell’Amministrazione in carica. E’ evidente nello schieramento di opposizione l’assenza di una leadership riconosciuta da tutti e la carenza di amalgama personale ancor prima che politica tra quelli che non sono schierati con questo Esecutivo. Difficilmente si intravede un margine concreto di sintesi su chi poi dovrà cominciare a indossare i panni del candidato fra 3 anni e alla lunga potrebbe ripetersi lo stesso identico scenario del tutti contro contro tutti, con l’agnello sacrificale e una lista poi arrangiata in extremis, dove ognuno fa per sé e chi se ne frega di dare priorità al candidato sindaco.

Il cattivo. Ad oggi in dare in battaglia in Consiglio comunale c’è Antonio D’Aveni, il “cattivo” che non ha spento i suoi motori nemmeno dopo la Caporetto del 10 giugno di un anno fa e ad ogni seduta non perde occasione di sciabolare contro tutti, capace di far durare 9 ore la discussione su Asm con una sfiancante sequenza di 44 emendamenti. L’ex presidente del Consiglio – politicamente parlando come direbbe lui – si è incattivito e a tratti sembra quasi cannibalizzare le sedute consiliari con i suoi monologhi: di sicuro tiene in casa il calendario dove cerchia in rosso i giorni che mancano per tornare al voto. Per alcuni la sua strategia è troppo aggressiva e individualista, la maggioranza lo detesta e se potesse gli regalerebbe un viaggio di sola andata in Siberia pur di non rivederlo più, ma lui va avanti per la sua strada e in aula picchia come un fabbro. Fa bene o sbaglia? Le valutazioni che contano poi le esprimono sempre gli elettori nell’urna, anche se poi nella vita la convinzione di se stessi, nel bene o nel male, è sempre l’essenza di tante cose. Di sicuro, la prossima volta farlo rinunciare alla candidatura a sindaco sarà come chiedere a Messner, mentre sta scalando l’Everest, di tornarsene a casa e fermarsi a 500 metri dalla vetta dei 8848 mt.

L’equilibratore. Il candidato sindaco delle ultime elezioni, Salvo Cilona, potrebbe puntare alla ricandidatura nel 2023, sin qui va di sciabola e talvolta anche di fioretto anche se nell’ultima assemblea ha impugnato decisamente la clava, arroventando sul terreno spigoloso di eventuali conflitti di interesse una seduta che un tempo si sarebbe probabilmente tenuta a porte chiuse. La strategia dell’ex assessore della Giunta Giardina potrebbe portare ad un tentativo di rivincita. Cilona proverà a giocarsi le sue chance come figura di equilibratore, sapendo che per mettere tante prime donne allo stesso tavolo ci sarà in ogni caso bisogno di un commensale che non perde facilmente la tramontana. Lo sa ed è palese che si va verso un’aggregazione che riavrà di nuovo vari pretendenti alla leadership e nessuno – domani come ieri – disposto a fare mezzo passo indietro sull’altro. In fondo, Cilona potrà sempre dire che alle Comunali 2018 lui ha fatto meglio della lista, con alcuni che hanno pensato soprattutto alle preferenze per il Consiglio, infischiandosene di portare acqua al mulino del candidato sindaco.

In rampa di lancio. Sul fronte dell’opposizione chi sta andando di fretta nel conoscere il palazzo è il giovane Claudio Giardina, che fra 3 anni certamente punterà anche lui a recitare un ruolo di protagonista. L’ambizione non gli manca, sa che i medici a Taormina hanno sempre avuto un feeling particolare con la politica e aspetta il suo momento. Sin qui sta facendo la sua parte senza timore reverenziale, cercando soprattutto di completare la missione iniziale di questa prima esperienza politica: scrollarsi di dosso in via definitiva il solito luogo comune di chi lo identifica come “il figlio dell’ex sindaco”. Un anno fa è entrato nella contesa all’ultima tappa, ora si sente legittimamente in rampa di lancia: in futuro vorrà dire la sua e sarà a pieno titolo dentro la contesa politica.

Il dilemma. In definitiva chi è (e sarà) il leader dell’opposizione taorminese? Il mistero è indecifrabile e ha una risposta scritta soltanto nel libro del destino. La riorganizzazione di un’aggregazione alternativa al governo della città avrà una strada impervia da percorrere, che potrebbe avere anche dei ritorni importanti. Ma questo è un altro capitolo della storia e ne parliamo in un approfondimento a parte, sempre con lo stesso dilemma di partenza: chi farà un passo indietro su chi?

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