allerta meteo

Torna la stagione delle piogge e si riaccende il “tormentone” dell’allerta meteo. Il copione è sempre lo stesso, con la Protezione Civile che emette il bollettino con le previsioni e i Comuni che scelgono a propria discrezione se tenere aperte le scuole o chiuderle con apposita ordinanza sindacale. Chi può sapere se arriverà una bomba d’acqua o se invece poi ci sarà il sole? Solo Dio nell’alto dei cieli, noi comuni mortali no. Dalle nostre parti, ad esempio, oggi scuole chiuse a Giardini Naxos, scuole chiuse anche a Letojanni, scuole aperte a Taormina.

L’avviso della Protezione Civile. La chiusura in via precauzionale di tutte le scuole di ogni ordine e grado presenti sul territorio comunale è stata disposta in via precauzionale, come nell’occasione odierna, “Al fine di salvaguardare la pubblica e privata incolumità” e nello specifico è avvenuta – nei comuni come Giardini Naxos e Letojanni – a seguito dell’avviso diramato dalla Protezione Civile Regionale in data 6 Ottobre 2019, che prevedeva un livello di Allerta Arancione per il Rischio Idrogeologico ed Idraulico (fase operativa attivata per il DRPC Sicilia Arancione-preallarme) con condizioni meteo avverse per un arco temporale di 24-36 ore, e la Protezione Civile ha raccomandato di “attenersi alle consuete norme comportamentali di “auto-protezione”. “Si prevedono dalla tarda mattinata – continuava l’avviso – precipitazioni prevalentemente a carattere di rovescio o temporali. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, frequente attività elettrica, locali grandinate e forti raffiche di vento”.

Allerta sì, allerta no. Ovviamente poi iniziano già i soliti discorsi di cortile e le liti da bar, a seconda del fatto che poi si verifichi davvero un nubifragio o che ci sia un sole splendente, aveva ragione Tizio, anzi no Caio, bisogna fare così piuttosto che in un altro modo. Ma il vero punto da chiarire è un altro e una seria riflessione presto o tardi bisognerà farla: scuole chiuse a Giardini Naxos, scuole aperte a Trappitello, frazione di Taormina che è ad un passo da Giardini Naxos. Scuole chiuse a Letojanni, scuole aperte a Mazzeo, frazione di Taormina, che praticamente in termini geografici e ambientali è la stessa identica cosa di Letojanni. Stesso discorso vale, ovviamente, tra Taormina e Castelmola. Come dire che in due luoghi confinanti solo uno sia in pericolo per una nuvola fantozziana travestita da uragano dei Tropici, mentre a 100 metri di distanza non esiste nessun rischio e si può andare a fare il bagno in spiaggia.

Le responsabilità. E allora delle due l’una: al di là di chi abbia ragione o torto, e ricordando che al momento le procedure lasciano valutazione discrezionale ai vari amministratori, può e deve esserci uniformità di valutazione, altrimenti il concetto di “allerta meteo” va a farsi benedire ed è destinato a perdere credibilità agli occhi dei cittadini. Il problema non sono i sindaci, che non hanno la sfera di cristallo e non sono dei veggenti, ma la procedura che a più alti livelli va rivista e resa in qualche modo coerente o uguale per tutti. Bisogna ripensare l’iter e stabilire se sia giusto caricare di responsabilità i sindaci, che non possono essere esperti di fenomeni geoambientali. Il problema non si affronta demandando a un sindaco l’onere di affacciarsi al balcone con lo smartphone in mano e interpretare il cielo, rileggendo dieci volte il messaggio ricevuto dalla Protezione Civile e cercando di capire se Giove Pluvio scatenerà l’inferno o se invece se ne starà buono, se i bambini è meglio prudenzialmente farli rimanere a casa o se possono andare tranquillamente a casa perché il tempo non è poi così brutto.  Il Colonnello Bernacca faceva le previsioni di mestiere, i sindaci ne fanno un altro.

Allerta a prescindere. L’allerta meteo che 20 anni fa o anche 10 anni fa non esisteva nemmeno nella grazia di Dio, oggi è diventato un modo sistematico per prevenire a monte dei pericoli e – attenzione – ha la sua indubbia utilità viste le tante tragedie (evitabili) che sono accadute spesso in Italia. Ma – diciamolo con altrettanta estrema franchezza – è un meccanismo che serve anche a scaricarsi, a monte di tutto e a prescindere, delle responsabilità nella totalità dei territori italiani, perché la prevenzione e la manutenzione in Italia sono stati e rimangono dei perfetti sconosciuti. Come dire: io non so se il diluvio arriva ma intanto le scuole le chiudiamo e il problema è risolto. Lo stesso copione si riproporrà da ottobre a marzo, e potrà verificarsi un giorno sì e l’altro pure. E allora così non si va più da nessuna parte ed è opportuno che perlomeno si arrivi ad una rivisitazione dei protocolli, dove ci possa essere uniformità nelle valutazioni e linearità decisionale. A Roma dovrebbero analizzare questioni importanti come questa, che attiene la salvaguardia nazionale della pubblica incolumità, anziché fare salotto e sceneggiate mediatiche sul sì o no alla tassa sulle merendine e altre futili idiozie.

Fare chiarezza. Che si faccia chiarezza senza lasciare il “cerino” in mano agli amministratori dei paesini. Se si preannunciano condizioni meteo avverse allora è più giusto fare tutti nello stesso modo, senza distinzioni nei Comuni limitrofi e con un unico metro di valutazione e decisione nel contesto di tutta la provincia. O siamo tutti bravi perché la bomba d’acqua arriva sul serio, o siamo tutti esagerati perché poi c’è il sole. Scuole aperte o chiuse per tutti, allerta meteo per tutti o per nessuno. Il resto è aria fritta. Altrimenti continuerà la tiritera dell’allerta sì o no e non capiremo mai se a 100 metri di distanza Letojanni e Mazzeo, piuttosto che Giardini Naxos e Trappitello, siano le due facce della stessa medaglia o se si tratti di due galassie diverse confinanti per puro caso.

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