Bruno De Vita
Bruno De Vita

Torna in primo piano la questione irrisolta della gestione futura del Palazzo dei Congressi e sull’argomento interviene con una nota il coordinatore del gruppo “Taormina Futura”, Bruno De Vita.

Il vero problema. “Con un comunicato diffuso nel marzo del 2017, in piena “Euforia da G7” – afferma De Vita – scrivevamo: “Non sappiamo se il Palazzo dei Congressi sarà pronto e funzionale per l’appuntamento del prossimo 26 maggio; quello che invece ci sentiamo di affermare con sicurezza e che, permanendo l’attuale condizione di “non gestione” di tale struttura, il Palazzo rimarrà comunque inutilizzabile quale strumento di destagionalizzazione dell’offerta turistica”. Oggi, dopo oltre due anni, possiamo affermare che non è rimasto nulla delle cospicue somme investite, ecco perché diventa significativo l’intervento sul tema del rappresentante del Consorzio Centro Commerciale Naturale e diviene ineludibile riprendere ed affrontare il tema per dare una gestione stabile e qualificata all’immobile. Il Comune, negli anni, ha già elargito cospicue somme per la progettazione e sistemazione degli interventi per adeguare e “mettere a norma” tale struttura, oltre ai fondi investiti con il G7, sicché parlare oggi di altri finanziamenti per mettere in funzione la struttura appare un paradosso, una interminabile “tela di Penelope” per eludere il “vero problema”, opportunamente colto da Fiumara, che riguarda la gestione che, a parole, tutti indicano da affidare a privati, salvo poi non avviare mai la relativa procedura”.

La provocazione. “Allora ben venga la “provocazione” di Fiumara – prosegue De Vita -, anche quale monito rispetto alla definizione di una procedura che possa realmente dare una gestione di qualità alla struttura per garantirne un funzionamento 12 mesi l’anno e quindi un supporto importante per rafforzare l’azione di “destagionalizzazione” in pieno raccordo con le forze produttive della città, senza correre il rischio di dare in mano il Palazzo a soggetti che puntano solo a lucrare ed approfittare della ben nota incapacità dell’Amministrazione di governare i procedimenti “importanti” di gestione e controllo di servizi affidati “all’esterno””.

Il rischio. “Il rischio è reale, ma rimaniamo convinti comunque della necessità di ricorrere ad una gestione privata, magari, ma non necessariamente, con un affidamento in “project financing”. Alienare il bene, oppure valorizzarlo, affidarne la gestione mediante il sistema di “concessione di lavori pubblici” o project financing erano e sono tutte ipotesi funzionali e coerenti con il Programma che si era dato questa Amministrazione, ma dopo ben 16 mesi non si è fatto nulla di tutto questo. Tali forme di affidamento prevedono la progettazione e l’esecuzione delle opere necessarie a rendere pienamente utilizzabile la struttura nonché la loro gestione funzionale ed economica quale controprestazione a favore del concessionario: un procedimento apparentemente complesso, ma in realtà lineare e semplice, con la individuazione di un privato dotato di adeguate competenze e capacità finanziarie, disposto ad investire per acquisire la gestione del prestigioso immobile”.

Sprechi. “Nell’ottica di una corretta gestione del patrimonio comunale, occorreva una programmazione del suo utilizzo, con una visione manageriale della gestione degli immobili, individuando realmente quelli strumentali, quelli che possono procurare redditi e quelli attualmente improduttivi: il Palazzo dei Congressi era naturalmente destinato a produrre redditi, ma, da ormai troppi anni, una Amministrazione inadeguata ha negato ogni ipotesi, preferendo continuare a spendere soldi per progettualità inutilizzabili e lavori inadeguati, tanto da poter affermare, senza tema di smentita, che le somme finora spese dal Comune non sono “investimenti”, ma “sprechi”, funzionali solo a garantire l’utilizzo del Palazzo a pseudo-tecnici e inesistenti uffici del turismo”.

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