Thomas Cook dichiara il fallimento

Thomas Cook va in bancarotta. Cala il sipario sul tour operator britannico, un colosso del turismo con 178 anni di storia alle spalle che chiede la liquidazione giudiziaria. E adesso la notizia fa tremare il turismo in Italia, destinato a subire – al pari di altri Paesi – un pesante contraccolpo con ricadute evidentemente negative anche per le destinazioni top del panorama nazionale come Taormina. La nota agenzia di viaggi ha già reso noto che “sono cancellati tutti i futuri voli e le future vacanze”. Nonostante le trattative serrate, Thomas Cook non è riuscita a raggiungere un accordo con i creditori e questo ha innescato la richiesta di bancarotta. Con la liquidazione Thomas Cook mette a rischio 22.000 posti di lavoro a livello globale, di cui 9.000 in Gran Bretagna.

Il parere dell’esperto. “Certamente il fallimento di Thomas Cook rappresenterà un fatto negativo per il turismo in Italia e il discorso non potrà non riguardare anche Taormina – spiega a BlogTaormina l’esperto di turismo Nicola Salerno, general manager di Egmont Incoming Italy -. Stiamo parlando del secondo tour operator più grande che opera in Europa dopo la Tui. Uno dei tour operator più vecchi al mondo. Siamo di fronte a debiti per 2,1 miliardi di dollari in un contesto nel quale operano 22.000 impiegati, una compagnia aerea, hotels e navi da crociera. Una compagnia che ha milioni di turisti tutto l’anno e che veicola flussi molto importanti. Non possiamo non essere preoccupati per la ricaduta sul territorio che potrà avere il crack di Thomas Cook. Ci sono diversi alberghi che avevano dei contratti diretti con questa società e ci sono strutture siciliane che vantano un pregresso di circa Un milione di euro e c’è chi chi vanta altre cifre, inferiori ma pur sempre significative. Anni di operatività di questa compagnia sono arrivati al capolinea con una storia che finisce nel modo più amaro e più traumatico”.

Nicola Salerno

I mercati a rischio. “I mercati che potrebbero subire maggiormente un contraccolpo dopo questo fallimento – avverte l’esperto – sono quelli Germania, Inghilterra, Francia, Polonia. C’è un fondo di garanzia che garantirà nell’immediato le partenze di chi è già sul posto ma non sara tutelato il pregresso e non saranno garantiti i nuovi arrivi”.

Il piano di rimpatrio. E’ già stato dato il via al ponte aereo organizzato dal governo britannico e dalla Civil Aviation Authority (Caa) per rimpatriare i turisti bloccati all’estero. In totale si tratta di quasi 600.000 clienti del tour operator attualmente in vacanza, 150.000 dei quali britannici inclusi 16.000 il cui rientro nel Regno era previsto per oggi. Il ministro dei Trasporti, Grant Shapps, ha detto che sono pronti 45 aerei charter per sostituire la flotta Thomas Cook e la Caa prevede per stasera il rimpatrio d’almeno 14.000 persone.

La trattativa fallita. La liquidazione giudiziaria chiesta da Thomas Cook blocca all’estero circa 600 mila cittadini britannici che stanno svolgendo le loro vacanze con i pacchetti turistici del gruppo. E’ quanto riporta Bloomberg secondo cui il governo britannico, si è rifiutato di partecipare a un salvataggio pubblico ma avrebbe annunciato di voler coprire i costi del rimpatrio dei clienti. Il gruppo cinese Fosun, che controlla Thomas Cook, si è detto deluso della decisione di procedere alla liquidazione dopo aver proposto un piano da 1,1 miliardi di sterline che prevedeva, fra l’altro, la conversione del debito da 2 miliardi in azioni e il passaggio del controllo delle linea area ai creditori. Un progetto che non si è concretizzato per i timori che la situazione fosse oramai compromessa presso la clientela che ha cancellato in massa le prenotazioni già effettuate.

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