la senatrice Urania Papatheu

“La tragica fine del bimbo di 2 anni morto soffocato in auto a Catania esige il mea culpa della politica italiana che troppo spesso non dà priorità alle questioni sociali riguardanti le famiglie e i bambini. Il Senato e la Camera avevano votato nel settembre 2018 l’obbligo dei seggiolini dotati di dispositivi anti-abbandono in auto ma il decreto attuativo non è stato emanato, serve il parere del Consiglio di Stato ma nemmeno questo iter è stato completato. Esiste una legge salva-vite ma non è mai entrata in vigore. Così mentre la burocrazia tergiversa e il governo attuale come il precedente è affaccendato in altre vicende di palazzo, assistiamo ad altre morti evitabili”. Lo afferma la senatrice Urania Papatheu, esponente siciliana di Forza Italia, che ha presentato un’interrogazione parlamentare sull’assurda morte di un bambino dimenticato in auto dal padre.

La normativa. Papatheu sollecita chiarezza da parte del Governo sul perché non sia stato emesso il decreto attuativo concernente la legge già votata un anno fa dalle Camere sull’utilizzo obbligatorio del seggiolino salva-vita per i bambini. La legge in questione è la n. 117/2018, recante “Introduzione dell’obbligo di installazione di dispositivi per prevenire l’abbandono di bambini nei veicoli chiusi”, è stata prevista una modifica al Codice della Strada volta a rendere necessaria l’adozione dei  dispositivi “salva bebè”, ovvero quei seggiolini destinati a prevenire le conseguenze dell’abbandono o della dimenticanza dei piccoli nelle vetture.

Oggettiva negligenza. “Alla luce di una tale oggettiva negligenza sui fatti – spiega la parlamentare -, ho presentato un’interrogazione urgente per fare chiarezza sul caso, ricordando inoltre che il bilancio dello Stato prevede uno stanziamento di 1 milione di euro per il 2019 e un altro milione nel 2020 ma quelle somme oggi sono ancora lì e non vengono spese per incentivare l’acquisto di sistemi di allarme per “chiunque risieda in Italia e trasporti minori fino a 4 anni”. Aspettando che il governo faccia il suo dovere, quanti altri bambini innocenti dovranno intanto morire?”.

Iter infinito. Il testo di legge, approvato nel settembre 2018, fissa l’obbligo di utilizzare tali dispositivi di allarme in capo ai conducenti dei veicoli delle categorie M1, N1, N2 e N3 immatricolati in Italia, o immatricolati all’estero e condotti da residenti in Italia, in caso di trasporto di bambini di età inferiore a quattro anni assicurati al sedile con i sistema di ritenuta. Il provvedimento, la cui entrata in vigore era stata fissata al 27 ottobre 2018, continua ad attendere attuazione. In definitiva l’essenziale provvedimento attuativo, previsto entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge (ovvero, entro il 27 dicembre 2018), è rimasto fermo alla sola “bozza di testo” che è stata a sua volta poi inoltrata all’ufficio TRIS, il sistema della Commissione Europea che si occupa dell’informazione sulle regolamentazioni tecniche.

Un’altra beffa.  Al danno si aggiunge la beffa perché i rinvii non solo mettono a rischio gli stessi bambini che la legge mira a tutelare, ma anche i modelli di seggiolini già in commercio, le cui specifiche a questo punto potrebbero essere oggetto di modifica, visto che di questo aspetto si sarebbe dovuto occupare con ben altra celerità il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, chiamato a disciplinare le specifiche tecnico-costruttive e funzionali dei seggiolini salvavita.

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