Matteo Renzi dice addio al PD

Il dado è tratto, Matteo Renzi saluta ufficialmente il Partito Democratico per un nuovo partito, che sarà ad immagine e somiglianza dell’ex premier.

L’annuncio. “Ho deciso di lasciare il PD e di costruire insieme ad altri una Casa nuova per fare politica in modo diverso. Dopo sette anni di fuoco amico penso si debba prendere atto che i nostri valori, le nostre idee, i nostri sogni non possono essere tutti i giorni oggetto di litigi interni. La vittoria che abbiamo ottenuto in Parlamento contro il populismo e Salvini è stata importante per salvare l’Italia, ma non basta. Adesso si tratta di costruire una Casa giovane, innovativa, femminista, dove si lancino idee e proposte per l’Italia e per la nostra Europa. C’è uno spazio enorme per una politica diversa. Per una politica viva, fatta di passioni e di partecipazione. Questo spazio attende solo il nostro impegno. Lascio le polemiche e le dietrologie a chi sta nei palazzi. Io sorrido a tutti e auguro buon ritorno a chi adesso rientrerà nel Pd. E in bocca al lupo a chi vi resterà. Per me c’è una strada nuova da percorrere. Lo faremo zaino in spalla, passo dopo passo. La politica richiede proposte e coraggio, non solo giochi di corrente. Noi ci siamo. Offriamo il nostro entusiasmo a chi ci darà una mano. Offriamo il nostro rispetto a chi ci criticherà. Ma offriremo soprattutto idee e sogni per l’Italia di domani. Ci vediamo alla Leopolda”.

L’exit strategy. L’ufficialità è di stamattina, l’annuncio era nell’aria già da ieri ma in realtà negli ambienti politici l’intenzione di Renzi era ampiamente nota da diverse settimane. E che Renzi volesse tagliare i ponti con il Partito Democratico per costruirsi un nuovo spazio lo avevamo preannunciato qui, il 13 agosto scorso su BlogTaormina, quando parlammo di “Operazione Lazzaro”, mentre ancora era solo l’alba della crisi politica di ferragosto. E la resurrezione politica del rottamatore, indubbiamente, poi nell’estate del Papeete e dell’inedito asse PD-MS5 (di cui proprio Renzi è stato il regista) si è compiuta con il ribaltone a Palazzo Chigi.

Il progetto. Renzi voleva dare vita ad un nuovo partito e per questo aveva anche inviato qualche suo “fedelissimo” in giro per l’Italia nei luoghi a suo avviso strategici per capire, lontano dai riflettori e senza esporsi in prima persona, se ci fossero le condizioni per uscire dal PD e per fondare da qui a breve il suo partito, senza più quel “fuoco amico” di cui non a caso anche stamattina scrive Renzi nel suo messaggio d’addio. La strategia tracciata da tempo era quella di portarsi via un pezzo del centrosinistra ma provare anche ad aggregare pezzi del centrodestra che non vogliono stare con Salvini.

Lo 007 renziano. Per sondare la situazione e preparare il terreno alla nuova sfida, il “rottamatore” aveva mandato in Sicilia un manager da sempre a lui molto vicino, che già da luglio aveva incontrato esponenti di rilievo del centrosinistra – e non soltanto – per anticipare l’intenzione di Matteo Renzi. I fatti hanno confermato quella missione. L’operazione “Lazzaro” è già arrivata alla seconda mossa: la prima è stata la nascita del governo che ha messo all’angolo Salvini, la seconda è storia di queste ore.

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