Nicola Zingaretti

Quanto è stato decisivo Matteo Renzi nel varo del nuovo governo? Diciamo che c’è stata un’iniziativa di Matteo, che ha cambiato posizione affermando che l’intesa con il M5S, vista la situazione, non poteva più essere un tabù”. Così Nicola Zingaretti, il segretario del Partito Democratico risponde in un’intervista a “Repubblica” alla scomoda domanda sul ruolo dell’ex premier nell’intesa raggiunta per la formazione del nuovo governo. “Io ho ascoltato” aggiunge il governatore, che ha risposto così anche a chi lo critica: “Mi criticano per il fatto che non alzo la voce o non sbatto i pugni sul tavolo, ma io rivendico il fatto di fare il leader in un altro modo, guidare il partito, fare una sintesi, passi in avanti senza divisioni”.

“La stagione dell’odio”. “Questo governo – ha dichiarato Zingaretti – ha già archiviato un brutto periodo per l’Italia: la stagione dell’odio e della ricerca del capro espiatorio per fini di consenso personale. È un primo risultato. Ora il governo deve rimettere al centro le persone, la loro dignità e la capacità e voglia di realizzarsi e costruirsi il futuro. Solo la nascita di questo governo è già valsa il risparmio di 5 miliardi di euro di interessi sul debito. Risorse che saranno investite per le persone, le famiglie e le imprese. Noi vogliamo lavoro, green economy, sviluppo”.

L’effetto Salvini. Quanto a Renzi, Zingaretti ritiene poi che “Renzi, di fronte al pericolo vero di una affermazione schiacciante di Matteo Salvini, si sia sentito in dovere di assumere una nuova posizione, anche a costo di superare le scelte politiche del passato”. Però, quel che è giusto oggi, poteva valere anche all’indomani del 4 marzo 2018. Quindi, è stato un errore non allearsi allora con i Cinque Stelle? Alla domanda Zingaretti risponde: “All’epoca non ero io il segretario” e poi “il 4 marzo vincevo le elezioni – aggiunge – e restavo presidente della Regione Lazio”.

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