la stagione venatoria 2019-20

Si apre la stagione venatoria 2019-20 e Legambiente scrive ai Comuni di Taormina, Giardini Naxos e Castelmola per chiedere maggiori controlli nelle zone interessate dalla caccia e l’istituzione di “una zona franca a tutela degli abitanti delle contrade”.

Tutelare le contrade. “Le contrade di Taormina, Castelmola, Giardini Naxos – scrive la presidente di Legambiente Circolo Taormina-Valle Alcantara, Annamaria Noessing – risultano zone di attività di bracconaggio, affette da carenza di controlli sulla attività venatoria e il regolamento vigente a tutela della popolazione residente in particolare modo le zone delle contrade Mastrissa, Monte Petraro, a salire, zone nelle quali lo sviluppo edilizio è in aumento e si passa da zone agricole a zone di interfaccia/ insediamenti abitativi stanziali o di tipo turistico ricettivo, le distanze dalle abitazioni non vengono rispettate. Si riscontrano inoltre casi di avvelenamento di cani in prossimità delle date di inizio caccia e si riscontrano casi di comportamenti sconsiderati da parte di soggetti che non si attengono alle distanze, al calendario venatorio e ad un corretto utilizzo delle armi in prossimità delle abitazioni e dei residenti”.

Le soluzioni. Per questo Legambiente chiede “una maggiore presenza istituzionale, un controllo dei tesserini venatori, un controllo e applicazione della normative nelle zone soggette a limitazioni pascolo/attività venatorie a causa passaggio incendi”. Viene sollecitato anche “un controllo sull’attrezzatura utilizzata per l’attività venatoria e sull’utilizzo di prodotti agricoli soggetti a tesserino fitosanitario e spesso utilizzati in dosi massicce per avvelenare i cani”, e ulteriori controlli “sul rispetto delle distanze dalle abitazioni e delle regole sull’utilizzo delle armi”. Da qui la richiesta di “un’urgente istituzione di zone franche a tutela degli abitanti delle contrade, delle zone di nidificazione di specie protette, colture protette, regolamentando le contrade in fasce di zone protette e calendario raccolte colture e erbe selvatiche macchia mediterranea”. “L’attività venatoria – conclude Legambiente – non può essere ludica per alcuni e arrecare danno ad altri e all’ambiente, è normata e va quindi controllato il rispetto di tali norme”.

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