Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio

Accordo chiuso, anzi ancora no tra M5S e PD per il nuovo governo. Si riaccende la crisi politica e volano messaggi politici di fuoco tra le parti, così spunta lo spettro di una clamorosa rottura tra le parti. Luigi Di Maio fissa i paletti e lancia un chiaro monito ai democratici: “O siamo d’accordo a realizzare i punti del nostro programma o non si va avanti”. E scatena la reazione dei dem che chiedono chiarezza e parlano di “ultimatum inaccettabili”. Dopo l’incontro tra la delegazione M5S e il premier incaricato Giuseppe Conte, il leader pentastellato è netto: “Questo non è il momento delle polemiche e degli attacchi, è il momento del coraggio. E ne servirà tanto per cambiare questo Paese. I nostri punti sono chiari: se entreranno nel programma di governo, allora si potrà partire. Altrimenti sarà meglio tornare al voto e, aggiungo, il prima possibile”. “Abbiamo rivolto gli auguri di buon lavoro al presidente Giuseppe Conte, che come M5S abbiamo sempre considerato super partes e che abbiamo fortemente voluto per l’eccellente lavoro svolto negli ultimi 14 mesi” dice Di Maio.

I 20 obiettivi dei grillini. Al premier incaricato la delegazione M5S ha consegnato un documento programmatico con i 20 obiettivi indicati dal Movimento. “Tra le prime cose per noi fondamentali espresse al presidente c’è la nostra contrarietà a qualsiasi forma di patrimoniale. Non se ne è mai parlato ma è meglio essere chiari”. “Le tasse, soprattutto alle nostre imprese, vanno abbassate”, evidenzia il leader M5S, aggiungendo che “questo dovrà essere un governo pro impresa”. Ancora, “l’aumento dell’Iva va bloccato e in legge di bilancio vanno approvati gli aiuti alle famiglie per il sostegno a nuove nascite”. Quanto ai decreti sicurezza, non ha “alcun senso parlare di modifiche. Vanno assolutamente tenute in considerazione le autorevoli osservazioni del Capo dello Stato a quei decreti, ma senza volerne rivedere la ratio, né tanto meno le linee di principio”.

Migranti. Riguardo all’immigrazione, “crediamo – dice Di Maio – che sia un problema serio, reale, concreto e che debba essere affrontato con grandi competenze e capacità, nel rispetto delle diverse sensibilità manifestate dall’opinione pubblica e puntando, con determinazione, verso una revisione totale del regolamento di Dublino e un’abrogazione del folle principio europeo di chi prima accoglie, poi gestisce”. “Il Movimento 5 Stelle – prosegue il leader del M5S – è stato determinante nell’elezione della nuova presidenza della Commissione europea. Faremo valere i nostri voti per ottenere questo obiettivo. Subito dopo la nascita della nuova Commissione, chiederemo che si riconosca all’Italia una procedura d’emergenza per la redistribuzione dei migranti negli altri Paesi europei. Questo deve essere l’obiettivo dell’Italia sul tema immigrazione. Siamo stati lasciati soli in questi anni e abbiamo fatto da soli. Ora occorre che sia l’Europa ad occuparsene”.

Il manuale Cencelli. Poi riflettori sugli incarichi. “Al presidente Conte abbiamo espresso il nostro sconcerto per questo surreale dibattito sugli incarichi – rimarca – Era prevedibile che su tutti i media nazionali iniziasse a diffondersi il cosiddetto toto-ministri con nomi improbabili e di fantasia. Ma non troviamo sano che questo dibattito contagi anche le forze politiche, soprattutto quelle più rappresentative, le quali dovrebbero invece preoccuparsi di stilare un programma serio e omogeneo per i nostri concittadini. Non smetteremo mai di ripeterci che consideriamo la politica un servizio”. “A chi sta trascinando da giorni il Movimento 5 Stelle in questo surreale dibattito da manuale Cencelli su incarichi e ruoli, dico che i fatti parlano per noi. Come capo politico del Movimento 5 Stelle ho rinunciato due volte alla possibilità di fare il premier, sono 10 anni che tutti gli eletti 5 Stelle si tagliano gli stipendi. E mancano pochi giorni e taglieremo 345 poltrone da parlamentare con l’ultimo voto alla riforma costituzionale”, sottolinea il leader pentastellato. Di Maio spiega che “questi sono solo alcuni dei provvedimenti che abbiamo consegnato al presidente Conte, convinti che saprà trarne la migliore sintesi possibile con lo scopo di realizzare quel cambiamento in cui continuiamo a credere fortemente insieme a milioni di italiani. Noi crediamo che per costituire le basi per l’avvio di un governo solido e duraturo serva gettare fondamenta come queste”.

La replica. A stretto giro la dura replica dei democratici. “Incomprensibile la conferenza stampa di Luigi Di Maio. Ha cambiato idea? Lo dica con chiarezza” scrive Andrea Orlando su Twitter. “Gli ultimatum e le minacce di Di Maio sono irricevibili” twitta Maria Elena Boschi. Allo stesso modo il capogruppo democratico alla Camera Graziano Delrio osserva: “Gli ultimatum di Di Maio al presidente incaricato sono davvero inaccettabili”. A farsi sentire è poi lo stesso segretario, Nicola Zingaretti: “Patti chiari, amicizia lunga. Stiamo lavorando con serietà per dare un nuovo Governo all’Italia, per una svolta europeista, sociale e verde. Ma basta con gli ultimatum inaccettabili o non si va da nessuna parte”. A quanto si apprende, dopo aver ascoltato le dichiarazioni di Di Maio, Zingaretti ha annullato un incontro con il capo politico M5S che era stato concordato per oggi pomeriggio.

“Contano i programmi”. Il M5S interviene con una nota per sottolineare che “Luigi Di Maio ancora una volta ha ribadito che per il Movimento 5 Stelle i temi sono al centro di qualsiasi azione politica. Non comprendiamo lo stupore di alcuni. Per noi conta il programma, contano le soluzioni ai problemi degli italiani, non le poltrone. E ci auguriamo che sia così per tutti”. E sul “cambio idea” fonti M5S replicano così alle accuse del Pd: “Parlare di ambiente e chiedere un governo pro impresa significa aver cambiato idea? Chiedere di abbassare le tasse significa cambiare idea? Ribadiamo: contano le soluzioni, non le poltrone. E qui il punto è un altro: noi vogliamo cambiare veramente il Paese”. Quanto all’ultimatum Di Maio in una nota mette in chiaro che “qui non è questione di ultimatum, qui il punto è che siamo stanchi di sentir parlare tutti i giorni in ogni trasmissione di poltrone e toto-ministri”. “L’ho detto e lo ripeto: contano i programmi, le soluzioni, le idee – sottolinea – Il M5S non svende i suoi principi e i suoi valori su ambiente, lavoro, imprese, famiglie. Qui serve concretezza. Poche chiacchiere e basta slogan. Bisogna lavorare per gli italiani e bisogna farlo in fretta. Noi abbiamo 20 punti. E vogliamo che entrino nel programma di governo”.

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