Marco Minniti

L’accordo per il nuovo governo è fatto, ora è il momento del toto-ministri e c’è da decidere chi andrà ad occupare i ruoli strategici dell’Esecutivo che verrà formato dal PD e dal M5S e che molto probabilmente avrà anche il sostegno di Leu. Bisognerà trovare un’intesa su chi soprattutto dovrà svolgere il ruolo di vicepresidente del Consiglio o, in alternativa se non ci saranno vice per evitare lo scontro con M5S, chi occuperà il posto chiave di sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

Il ritorno di Franceschini. L’ipotesi Dario Franceschini viene data come la più forte, ma c’è sempre l’alternativa del vicesegretario vicario del partito, Andrea Orlando. Per Di Maio si continua a ipotizzare una soluzione che comunque non sembri un’umiliazione: si era parlato della Difesa, ma questo per i 5 Stelle significherebbe rinunciare a un ministro che ha avuto visibilità come Elisabetta Trenta. Beppe Grillo vuole dei tecnici nella squadra di governo. Su Di Maio alla Difesa i democratici si mostrano perplessi, allora potrebbe restare allo Sviluppo economico (l’alternativa è Paola De Micheli del Pd).

Il successore di Salvini. Per il Ministero dell’Economia si parla dell’economista Salvatore Rossi, direttore generale della Banca d’Italia dal 2013 fino al maggio scorso. Ma anche di Fabrizio Barca, già ministro alla Coesione territoriale nel governo Monti, e l’economista Lucrezia Reichlin, il cui nome però circola anche come possibile commissario europeo. E ovviamente c’è il ministero dell’Interno, con la scelta del successore di Matteo Salvini: se andrà al Pd in pole position c’è sicuramente Marco Minniti; se sarà un tecnico, c’è l’ipotesi  del capo della polizia Franco Gabrielli.

I renziani. Per gli esteri il nome più probabile è Paolo Gentiloni, che però è sempre in corsa per il posto di commissario europeo. Tra quelli più vicini a Matteo Renzi, rimbalzano i nomi di Andrea Marcucci e Anna Ascani. Per la Giustizia c’è ancora incertezza, in ballo lo stesso Orlando, l’ex presidente del Senato Pietro Grasso ma è forte l’ipotesi della conferma del grillino Alfonso Bonafede. Per le pari opportunità due nomi in ballo del Pd: Monica Cirinnà e Tommaso Cerno.

Grillo resta alla Sanità? Intricata la situazione del ministero della Sanità: Giulia Grillo, M5S spera di restare, ma ci sono soluzioni alternative. La prima è che se Piero Grasso non entrerà nel governo, allora in quota Leu potrebbe essere nominato l’ex governatore dell’Emilia-Romagna Vasco Errani alla Salute (per lui possibile anche gli Affari regionali), ma c’è anche la strada che porta a un tecnico, come Pierluigi Marini, presidente dell’Associazione chirurghi ospedalieri italiani. Tra i 5 Stelle sembra certo che diventerà ministro il capogruppo al Senato, Stefano Patuanelli, per il quale si parla di Infrastrutture (in alternativa Delrio del Pd). Infine, un ministero potrebbe andare all’assessore allo Sviluppo economico della Regione Lazio, Gian Paolo Manzella, funzionario in aspettativa della Banca europea investimenti.

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