turisti in fila da "Roberto" a Taormina

“Rimuovere quei nomi dai nostri dolci? Se verrà fatto un provvedimento da parte del Comune che a Taormina vale per tutti e in qualsiasi ambito, nessuno escluso, lo rispetteremo senza alcun problema. Certamente però non potranno esserci delle eccezioni”. Così la famiglia Chemi, e dunque la pasticceria “Roberto”, finita in questi giorni al centro delle polemiche per la presenza nella propria vetrina di dolci chiamati i “mafiosi al pistacchio” e “cosa nostra alle mandorle”, prende posizione sulla richiesta che potrebbe arrivare dal Comune di Taormina di rimuovere i nomi della discordia dai dolci tipici della pasticceria di Via Calapitrulli.

Clamore e solidarietà. “Si sono dette tante cose in questi giorni – afferma Erika, la figlia di Roberto Chemi – e come abbiamo già evidenziato, ne avremmo davvero fatto a meno di tutto questo clamore che non volevamo, così come non era nostra intenzione attrarre i clienti con quei nomi, che esistono da 30 anni e che non hanno mai scandalizzato nessuno. La gente ci conosce, qui come ovunque, siamo persone perbene e lavoriamo con sacrificio e senza speculare su nulla. A Taormina tanti cittadini e numerosi commercianti sono stati solidali con noi e questo ci rincuora, anche perché loro come noi pensano che tutta questa polemica sia assurda e che i veri problemi siano ben altri”.

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Divieto senza eccezioni. “Se il Comune di Taormina dovesse chiederci di rimuovere quei nomi – conclude la famiglia Chemi – allora vorrà dire che l’eventuale ordinanza di divieto dovrà valere per tutti, visto che a Taormina come in diversi altri posti, c’è di tutto, dal cibo all’oggettistica, sino ai tour turistici, che porta questi nomi. Noi lo abbiamo fatto senza voler mancare di rispetto a nessuno, per esorcizzare con la bontà dei nostri dolci la negatività assoluta e indiscussa del fenomeno mafioso. Vedremo se ci saranno ulteriori sviluppi, noi siamo sereni e in pace con la nostra coscienza. Se poi ci sarà un divieto, o varrà per tutti o per nessuno”.

 

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