Felice Gimondi

Da Taormina a Paladina, oggi è il giorno dell’ultima tappa di una vita per Felice Gimondi, stavolta non in bicicletta ma con gli occhi chiusi e l’anima pronta a volare lassù verso l’infinito. Il campionissimo ha lasciato stamattina la Sicilia per fare ritorno a casa il grande campione italiano di ciclismo, stroncato da un infarto nella serata di venerdì scorso mentre faceva un bagno nelle acque del mare di Giardini Naxos. La salma di Gimondi è rimasta sino alla scorsa notte all’ospedale San Vincenzo di Taormina. Adesso il campionissimo sta facendo rientro in Lombardia, a Paladina, in provincia di Bergamo.

Ok al ritorno a casa. Non c’è stata autopsia sul corpo di Gimondi, poichè la Procura di Messina non ha disposto l’esame autoptico essendo state accertate in modo inequivocabili le cause naturali della morte dell’uomo. C’è invece il nulla osta che ha autorizzato il trasferimento della salma fino a Paladina, vicino Bergamo, dove Gimondi viveva. La salma di Gimondi è stata prelevata da una ditta di onoranze funebri del bergamasco, appositamente giunta in Sicilia per riportarlo a casa. I funerali si svolgeranno nella chiesa parrocchiale di Paladina.

Tragico destino. La tragica fine di Felice Gimondi ha suscitato amarezza e incredulità tra i tanti sportivi della zona ed è stata un’amara sorpresa anche per gli inquirenti che venerdì sera hanno dovuto constatare l’avvenuto decesso, dopo il malore che lo ha sopraffatto mentre nuotava nel mare di Recanati. Nel vedere quel corpo senza vita, e poi nel vicino albergo, il documento d’identità dove c’era scritto Felice Gimondi è stata inevitabile l’incredulità della Guardia Costiera di Giardini Naxos, che ha seguito il caso ed ha accertato la drammatica fine del campione di ciclismo, l’eterno rivale del “cannibale” belga Eddy Merckx. Gimondi era in vacanza a Giardini Naxos con la moglie e alloggiava in un lussuoso hotel a Recanati. Aveva deciso di concedersi una nuotata in mare, nella spiaggia che è li a pochi passi dall’albergo ma non immaginava che la morte fosse in agguato. Il malore non gli ha lasciato scampo. Ha trovato la morte in quella Sicilia che era diventata una tappa abituale della sua estate. Anche lo scorso anno, nel periodo di agosto, era stato in vacanza da queste parti e gli sportivi ricordano di averlo visto passeggiare nel lungomare di Giardini Naxos e nel Corso Umberto di Taormina.

Una strada per il campione. A Giardini Naxos la Giunta del sindaco Nello Lo Turco sta facendo predisporre gli atti per intitolare una via in ricordo di Gimondi. “Sarà il degno ricordo e omaggio ad un grande atleta e un grande uomo che già negli anni scorsi era stato ospite della nostra città e che vogliamo onorare con questo significativo ricordo”, evidenzia il sindaco Lo Turco.

“Un vero signore”. In tanti lo ricordano, a Naxos e a Taormina (ma più in generale ovunque), come “un vero signore”, un campione gentile e cordiale, una persona che non rifiutava la richiesta di una foto o un autografo, perché lui stesso si definiva “un uomo come tutti gli altri”. In realtà Felice Gimondi è riuscito a scrivere pagine di storia dello sport ed è riuscito soprattutto nell’impresa, tutt’altro che semplice, di non rimanere ingabbiato nello stereotipo dell’eterno secondo, perché al di là delle (inevitabili) sconfitte contro Merckx, lui ha vinto nella vita per i valori di alto spessore morale che lo hanno sempre contraddistinto.

Il ricordo della moglie. I suoi più cari affetti, la moglie, Tiziana Bersano, e le due figlie, Nora e Federica – come racconta L’Adige -, sono state circondate dall’affetto di amici e tifosi che hanno cercato invano di consolarle. Tra i tanti messaggi di cordoglio anche quello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ne ha ricordato i tanti successi che hanno dato prestigio all’Italia nello sport e il suo stile di grande valore nel comportamento sportivo e umano. «Mi ha detto “ti dò un bacio, ci vediamo tra un’ora”…», ricorda la moglie che nel pomeriggio di venerdì scorso l’ha visto per l’ultima volta prima che si recasse sulla spiaggia di Recanati. «È stato un marito e un padre adorabile», aggiunge la figlia Nora trattenendo a stento la lacrime. Felice Gimondi era legatissimo alla sua famiglia. Con la moglie Tiziana, conosciuta a Diano Marina (Imperia) nell’hotel di proprietà dei genitori dove il ciclista alloggiava, era sposato da 51 anni. «L’unico rimpianto – aveva dichiarato in un’intervista – è quello di non essere stato vicino a mia moglie nei primi anni di matrimonio e di non avere vissuto l’infanzia delle mie figlie, perchè questa cose valgono più di tutte le vittorie del mondo».

L’ultima nuotata. Accanto alla moglie e alle figlie del campionissimo anche il medico catanese Domenico Fichera, con il quale la famiglia Gimondi stava trascorrendo le vacanze a Giardini Naxos. È stato lui il primo a soccorrere l’ex ciclista, che era cardiopatico e per questo aveva anche subito l’impianto di quattro by pass: «Ho visto che nuotava con difficoltà e annaspava – racconta – e ho subito cercato di portarlo a riva con l’aiuto di altri bagnanti. Gli ho praticato il massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca, ma ormai non c’era più nulla da fare».

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