il murales di Carola Rackete a Taormina prima e dopo

In attesa della visita di Matteo Salvini a Taormina, confermata per la mattinata di domenica 11 agosto, scoppia la polemica in città dove nelle scorse ore sono improvvisamente apparsi tre murales dello street artist “TvBoy” che ritraggono la comandante della “Sea Watch” Carola Rackete, lo scrittore Andrea Camilleri e il cantante Mahmood. Si tratta, insomma, di tre personalità con le quali è entrato in questi mesi, in diverse circostanze, in contrasto il Ministro dell’Interno e leader della Lega e lo scontro ha riguardato le politiche del Viminale sul tema dei migranti.

Il murales della discordia. In particolare il murales di Carola Rackete la ritraeva con un bambino africano in braccio e con una cassetta del Pronto Soccorso. Si è così accesa in città la polemica tra chi si è detto favorevole ai murales e chi invece contrario, con le relative posizioni insomma pro o contro le politiche di Salvini. In serata, proprio l’affresco riguardante la Rackete è stato cancellato da alcuni attivisti leghisti, che hanno anche affisso nella circostanza un volantino accanto al murales della discordia. Il perché del gesto viene spiegato dall’avvocato Pippo Perdichizzi, figura di riferimento della Lega a Taormina e salviniano della prima ora.

il volantino degli attivisti della Lega

Il blitz leghista. “Abbiamo fatto un’azione per la legalità – spiega l’avv. Perdichizzi – e abbiamo affisso, tra l’altro, un manifesto e siamo stati per questo aggrediti. Nulla da dire sugli altri due murales che sono una rispettabile espressione artistica, diverso è il discorso per il murales che invece ritraeva la Rackete. Bisognerà indignarsi adesso non perché un murales è stato cancellato ma di fronte a chi vorrebbe santificare, nel caso specifico, persone accusate di aver messo a rischio la vita delle Forze dell’Ordine, strumentalizzando l’argomento dei rifugiati per motivi di lotta politica. Non è ammissibile che in un Paese civile l’apologia di reato e il favoreggiamento morale verso chi ha violato le norme dello Stato e i confini dell’Italia diventino tema di un’espressione artistica. Il delitto non è arte”. “Il nostro pensiero – ha aggiunto Perdichizzi -va alla Guardia di Finanza, ai militari che stavano rischiando la vita come la rischiano ogni giorno tutti gli uomini in divisa e tutte le forze di polizia per difendere i cittadini. Quel disegno era, a nostro avviso, anche un’espressione irriguardosa verso la Procura di Catania che ha impugnato l’ordine di scarcerazione emesso dal giudice verso la Rackete”.

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