Mauro Passalacqua dopo l'aggressione e un altro episodio accaduto al PS di Taormina

L’aggressione al primario del Pronto Soccorso di Taormina è una di quelle vergogne che puntualmente si è compiuta come era lecito già da tempo immaginare, cronaca di una follia annunciata che però stavolta (forse) scrive il punto di non ritorno nell’atavico problema della sicurezza che non esiste nel reparto principale dell’ospedale San Vincenzo e accende i riflettori sull’esigenza di una più ampia disamina complessiva su quella che non a caso anche il sindaco Mario Bolognari ha definito “una preoccupante condizione generale di sovraeccitazione” che sta interessando (anche) Taormina.

Dalla periferia alla frontiera. A Taormina c’era una volta l’ospedale di periferia e c’è adesso un presidio di “frontiera”, che accoglie una vasta utenza comprensiva della cintura dell’etneo e dell’hinterland alcantarino e ionico: di fatto si tratta di una struttura che fa numeri identici a quelli di Messina e Catania eppure sottodimensionata nell’organico e nella sua logistica perché da 20 anni a questa parte così ha voluto la politica, i potentati esterni e le deputazioni di turno della zona tirrenica a cui – diciamolo con estrema franchezza – l’ospedale di Taormina ha sempre fatto ombra e ha suscitato una gran voglia di succhiargli il sangue come fanno i vampiri nelle notti di plenilunio.

Svolta irrimandabile. E allora a Taormina il Pronto Soccorso va allo sbaraglio, fa 26 mila accessi all’anno, senza un numero adeguato di medici, con un flusso continuo di gente h24 che arriva ogni giorno e a tutte le ore per qualsiasi motivo, con richieste di assistenza di ogni genere (e per lo più codici bianchi). Prima dell’aggressione a Passalacqua in passato c’è stato chi ha aggredito altre volte il personale medico e infermieristico, c’è stato chi arrivando in ambulanza in ospedale ha preso a morsi un operatore del 118 sino a staccargli la falange di un dito e c’è stato chi si è presentato in reparto nudo e ubriaco e tanti altri analoghi episodi. Il problema va avanti irrisolto da anni ed è un miracolo che non si ci sia scappato il morto. Se non altro, a far ben sperare in una risoluzione del caso è l’attuale presenza alla direzione generale dell’Asp Messina, di un manager – Paolo La Paglia – capace e perbene, una persona che da pochi mesi è in carica ma sin dal suo insediamento – pur nelle tante difficoltà da affrontare – ha dato prova di voler cambiare le cose e non vuole assistere inerte al polverone di questi giorni. Uno che merita rispetto perché ha voglia di fare e ha onestà intellettuale, ha la percezione sincera di cosa sia l’ospedale di Taormina.

Quale filtraggio. Il vulnus da affrontare, d’altronde, ha un campo più vasto, a partire dall’evidente assenza di un filtraggio nel sistema sanitario. C’è da chiedersi quando il Ministero della Salute realizzerà che, a questo punto, anche la medicina di base deve fare la sua parte. Sono state tolte le vecchie postazioni di guardia medica ma i tanti bravi medici di famiglia che un tempo venivano a visitare il paziente a casa alle 7 del mattino e alle 10 di sera, ora fanno qualche ora di studio, scrivono ricette ai pazienti e stop: per il resto chi ha mal di testa o mal di pancia si rivolga all’ospedale e si faccia 8 ore di attesa al Pronto Soccorso.

Follia a briglie sciolte. Ma soprattutto si scatena la follia generale – indisturbata – di soggetti che se la prendono con i medici, che danno sfogo senza freni inibitori gli istinti più animaleschi. Soggetti che se ne fregano se ci sono le telecamere di videosorveglianza e che si permettono il lusso di prendere a pugni e calci una persona perchè poi la storia insegna che ne usciranno indenni, magari andranno a giudizio chissà se e quando ma se la caveranno con una condanna che non si tradurrà mai in detenzione.

La cartina di tornasole. L’aggressione a Mauro Passalacqua è la cartina di tornasole di un disagio sociale a largo raggio, che sconfina nella deregulation generale del territorio e va oltre la questione del mettere un presidio fisso al Pronto Soccorso. E’ il paradigma odioso di un degrado morale che martedì scorso ha investito Taormina con questo episodio ma ogni giorno dilaga ovunque in tante altre forme. Latita il rispetto delle leggi e delle regole e la colpa di certo non è delle Forze dell’Ordine che fanno (bene) il loro mestiere ma poi, ad un certo punto, hanno le mani legate e possono fare tanto quanto perchè arrestano soggetti che poco dopo vengono rimessi in libertà. Di sicurezza si parla e si litiga in Italia, si sproloquia un mondo di inutili chiacchiere. Non si comprende che la sicurezza non è di destra e nemmeno di sinistra o di centro: è un bene senza casacche che è patrimonio di tutti. Intanto il sistema fa acqua e non fa paura a chi delinque e si permette il lusso di varcare puntualmente il confine del vivere civile.

Territorio senza anticorpi. Territorialità, sempre amica e mai ostile, non significa che chiunque possa fare i propri comodi a casa degli altri: Taormina è una di quelle panacee che ti accolgono a braccia aperte e troppo spesso ti fanno pensare di poter mettere qui le tende per fare ciò che si vuole. E’ un posto che inventa spesso personaggi, non si sa bene a che titolo, gente che a casa loro contano zero ma qui diventano protagonisti con le mani in pasta e a volte – come nel caso del malcapitato Passalacqua – pure le mani in faccia. Taormina prima o poi, dovrà svegliarsi e dotarsi di anticorpi ma sin qui fa ancora una fatica enorme a comprendere che mostrare i muscoli (di argilla) davanti a una tastiera e fare la guerra verbale al vicino di casa è un inutile esercizio perditempo, che non conta nulla e non scalfisce nessuno, in una comunità invece chiamata ad avere un sussulto di coesione d’intenti, a indignarsi in altro modo e pretendere rispetto.

Gli appetiti. Si dovrebbe comprendere che da fuori si sono presi la città e se ne fregano di tutto il resto: ma questo in fondo si potrà dire che non è nemmeno una novità. Storia vecchia e acclarata, se non fosse che prima ci si accontentava di varcare il casello dell’autostrada ed entrare senza strombazzare, la fame però si sa che mette sempre più appetito. E di questo passo al taorminese (o a chi si è trapiantato qui a suo tempo) di questo passo lasceranno poco o nulla: una tastiera, un bacio in fronte e qualche spicciolo.

Salvare il salvabile. Ecco perchè bisognerebbe almeno provare a salvare il salvabile e l’ospedale dovrebbe essere considerata una di quelle cose che vale la pena difendere con determinazione e sbattendo i pugni sui tavoli. Il “San Vincenzo” non è che la punta dell’iceberg dell’ultima sfida che chiama Taormina a resistere o consegnarsi, trovare un punto minimo di identità di vedute o farsi travolgere definitivamente dall’ondata che avanza.

Liberi tutti? Il bivio, insomma, a Taormina e dintorni si è palesato: liberi tutti, accomodatevi e fate la qualsiasi, oppure mettere un freno e ragionare in un’ottica identitaria di territorialità da difendere e da valorizzare. Le intemperanze che, nella capitale del turismo siciliano, a vario titolo degradano le fondamenta del territorio e gli equilibri del tessuto sociale ed economico non sono altro che l’esplosione di un fisiologico assalto complessivo in un contesto senza argini. Taormina è una vecchia signora che si specchia nella sua eterna bellezza ma non oppone resistenza, terra baciata da Dio e storicamente stuprata dagli uomini, che di questi tempi disperde le sue forze nelle sterili lotte della porta accanto, che si combattono a suon di odiosi sproloqui sui social. Ci si distrae a criticare anziché aggregare, a litigare anziché condividere, si coltiva la cultura perdente dell’antagonismo paesano e non la logica vincente del fare sistema. L’assenza di una comunità coesa e capace di fare le giuste battaglie e far valere i diritti di questo territorio è il vero nervo scoperto al cospetto di chi da fuori impone che un ospedale debba vivere sul filo del rasoio piuttosto che le attività economiche debbano essere esclusivo feudo forestiero di chi può pagare 15 mila euro al mese e certamente non lo fa per amore di Taormina.

Il vero problema. Oggi c’è chi aggredisce i medici ma ci sono anche i guappi che arrivano in città e s’impossessano dei luoghi più belli, ci sono i piromani, c’è chi si permette di picchiare e strangolare le donne come se fosse normalità, c’è la convinzione complessiva che ognuno possa fare quel che vuole. La violenza fisica delle aggressioni va di pari passo con quella dialettica e morale dell’andare a fare il bello e cattivo tempo in casa altrui: è una malapianta che attecchisce dove le è permesso di insinuarsi e dove non si ha la capacità di sradicarla, senza se e senza ma. Brutalmente si direbbe in questi casi che a Taormina ci sia una diffusa convinzione di poter “fottere” indisturbati in casa altrui, oppure come afferma l’attuale sindaco – e ha ragione – ad arrivare qui e “farsi i propri comodi”. Si ha la convinzione di trovare terreno fertile per poter succhiare un pò di sangue e soprattutto un pò di denaro, un pò di visibilità e altro. Chi trova spazi s’incunea e ringrazia. A Taormina questo lo si è capito? L’attitudine a rimanere incubati nel liquido amniotico del cambio di mentalità (che non arriva) fa il gioco altrui e alla lunga rischia di risultare fatale.

A Taormina è l’ora ineludibile delle regole. O si comprende davvero il problema o il caso Passalacqua non avrà insegnato nulla. O si cambia o si muore. Welcome to Taormina, ma senza esagerare.

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