il sindaco Mario Bolognari, al "Chinese Restaurant" di Taormina

A dispetto di scetticismi e perplessità varie che ancora non tramontano, il vento della Cina comincia a soffiare in modo sempre più concreto verso l’Italia e il Dragone ha deciso di fare sul serio del Bel Paese una delle sue rotte preferite in una partita turistica ed economica che promette di interessare da vicino anche Taormina. La crescita è nei numeri e anticipa quelli che potranno essere i riflessi della Via della Seta. D’altronde in Italia nel 2018 sono stati registrati 5 milioni di turisti cinesi, dato che a quanto pare è destinato a far registrare un’ulteriore impennata quest’anno e il settore dell’accoglienza turistica, nei suoi vari segmenti, a questo punto dovrà prepararsi a una nuova sfida. I nuovi turisti cinesi sono più consapevoli e bramosi di tipicità, pur non rinunciando a una serie di servizi su misura. La customer journey dei millenial cinesi, le loro aspettative e le esigenze dei viaggiatori del Paese del Dragone diventeranno un tema centrale dei prossimi anni nel turismo italiano e il discorso è il prologo ad una sfida che chiamerà a farsi trovare pronta anche Taormina, perchè il Dragone ha messo nel mirino la Perla dello Ionio tra le località italiane di riferimento. Siamo alle porte di quello che, non subito ma nemmeno in un tempo troppo lontano, potrebbe diventare realmente un boom significativo di presenze turistiche.

Flussi in crescita. Secondo l’Organizzazione mondiale del turismo delle Nazioni Unite (Unwto), la Cina è stata e rimane il mercato di sorgenti turistiche in più rapida crescita al mondo. Per le statistiche dell’amministrazione nazionale del turismo cinese, nella prima metà del 2017 sono stati effettuati 62.03 milioni di viaggi in uscita. L’Europa è ancora una delle principali destinazioni e i trend che caratterizzano i flussi turistici dalla Cina verso l’Italia sono oltremodo incoraggianti: dopo un periodo di calo dei flussi cinesi verso l’Europa in generale, stimato in circa il 30%, dovuto in buona parte alla negativa percezione di sicurezza in Europa a causa degli attentati terroristici, nel 2018 il turismo cinese in Italia è cresciuto, come conferma l’aumento delle richieste di visto di circa il 15%. L’Italia è il secondo Paese europeo più visitato dai cinesi dopo la Francia, ed il 13esimo nella classifica generale relativa ai primi 10 mesi del 2018.

Le tendenze. Il turismo cinese si sta evolvendo verso una fase più matura, passando dal viaggio di gruppo limitato alle principali e più conosciute città a viaggi individuali che oltre alle grandi città spesso includono itinerari alternativi. Inoltre, i viaggiatori attuali preferiscono sempre più uno shopping più contenuto, hotel di lusso, guide turistiche esclusive e spostamenti in piccoli gruppi. Meno del 15% di cinesi possiede il passaporto, ovvero neppure 200 milioni di cittadini, e meno del 10% della popolazione viaggia all’estero (nel 2017 sono stati 133 milioni i cinesi che si sono recati all’estero per turismo). Si delinea dunque un enorme potenziale per il futuro del turismo cinese outbound: nel 2020 la Unwto stima che i cinesi dotati di passaporto saranno 250 milioni, facendo della Cina il primo Paese per numero di turisti al mondo. I millennials (anni ’80, ’90, 2000) nel 2017 hanno costituito il 59% dei viaggiatori cinesi all’estero. I flussi turistici out-bound dalla Cina hanno registrato oltre 133 milioni di turisti all’estero nel 2017, con un incremento del 7% rispetto al 2016. Secondo la Unwto, l’ammontare di spesa totale nel 2017 è stato pari a 228,1 miliardi di euro (+4,7% rispetto al 2016).

Vivere un’esperienza. Nonostante un’apparente apertura di vedute e a dispetto della giovane età, i millennials cinesi rimangono molto superstiziosi e legati a leggende e tradizioni antiche: il 40% di loro quando va in vacanza non vuole ad esempio uno specchio di fronte al letto né amano una stanza in fondo al corridoio o al 4° o 5° piano. Quello che importa ai viaggiatori cinesi è vivere un’esperienza in un posto tipico del luogo che visitano. Vogliono conoscere le abitudini locali, mangiare i piatti tipici e fare shopping di lusso. Naturalmente, devono essere sempre connessi e preferiscono soggiornare in hotel tecnologicamente avanzati. L’83% dei viaggiatori cinesi viene in Italia per turismo, un 16% per affari e l’8% per far visita a parenti e amici. Tra le esperienze preferite dai viaggiatori cinesi in Italia c’è sicuramente quella del cibo, che è anche la più condivisa sui social.

Il boom dei voli. Il traffico aereo Cina-Italia ha registrato un incremento del 10% rispetto all’anno precedente. Lazio, Veneto e Toscana sono le prime tre regioni per numero di presenze di turisti cinesi: 63,5% del totale dei visitatori cinesi in Italia ha scelto queste mete nel 2017. Secondo Enit, già nel 2017 i turisti cinesi avevano trascorso più di 5 milioni di notti in Italia (12.4% in più rispetto al 2016), con una spesa media apri a 117 euro a notte (+23,5% rispetto al 2016). Quanto alla scelta delle strutture ricettive, l’88,1% ha alloggiato in strutture alberghiere (+12,9% rispetto al 2016), mentre l’11,9% ha scelto strutture extra-alberghiere (+8,8% rispetto al 2016).

“Chinese Restaurant” a Taormina

I luoghi italiani preferiti. I trend più recenti hanno registrato un incremento della scelta in particolare di quattro destinazioni, ovvero la Riviera Ligure, Amalfi, Sorrento e la Sicilia, dove Taormina sta diventando uno dei luoghi sempre più conosciuti ed apprezzati dai cinesi. Tra le città italiane in assoluto preferite dai cinesi, e specialmente dai millennials, al primo posto c’è Roma, seguita da Milano, poi Firenze e Venezia.

Operazione Taormina. La Perla dello Ionio sta entrando, in buona sostanza, nella top 10 delle località italiane alle quali i cinesi guardano con maggiore interesse e si tratta di un primo segnale importante che la Cina comincia sul serio ad innamorarsi della Sicilia e nello specifico di Taormina. Non a caso nella capitale del turismo siciliano si sta girando in queste settimane il reality show “Chinese Restaurant”. Taormina è stata visionata, valutata e poi scelta da Pan Haiyong, produttore della Ko Media France, che ha preferito questa location a diverse altre per l’evento da mandare in onda su “Hunan Television”. Così Taormina sta ospitando le riprese di un programma visto da 25 milioni di persone in Cina: immaginiamo, ragionevolmente, che anche una minima percentuale di quei 25 milioni di spettatori possa decidere di scegliere la Sicilia e Taormina per la propria vacanza in Europa. Si va, insomma, verso un effetto traino che potrebbe portare da queste parti nei prossimi anni interessanti, se non imponenti, flussi turistici e ribaltare le logiche consolidate dei mercati che da sempre fanno le fortune del turismo di casa nostra. Dalla Cina con furore il Dragone chiama, Taormina ora è chiamata a prepararsi e attrezzarsi per rispondere presente all’appello.

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