Danilo Bevacqua, presidente del Consiglio comunale di Giardini Naxos
Danilo Bevacqua, presidente del Consiglio comunale di Giardini Naxos

“Tutti parlano di nomine e di cariche ma al Consorzio Rete Fognante i problemi sono ben altri. Non si può più andare avanti in questo modo, con Giardini Naxos unico comune sul quale ricadono tutti i rischi del caso, che sono ben noti a tutti”. Lo ha detto il presidente del Consiglio comunale di Giardini, Danilo Bevacqua, che ha effettuato un blitz al Consorzio, agli impianti di contrada Pietre Nere, e a conclusione del sopralluogo non ha fatto mistero del suo disappunto, anticipando che “il Consiglio comunale al più presto tornare ad analizzare la situazione del Consorzio”.

Due pezzi ko. “Il Consiglio comunale – afferma Bevacqua – si era interessato del Consorzio lo scorso marzo con una mozione presentata dai consiglieri di minoranza e bisognerà soffermarsi di nuovo su tutti i problemi irrisolti di questo ente. Strumentazioni importanti come il soffiatore e il trituratore sono finiti fuori uso e ad ogni stagione turistica si ripetono i soliti rischi e le solite difficoltà. Non è possibile che in questo Consorzio non ci sia nemmeno un ufficio tecnico. E po che dire della sede legale che non si sa bene per quale motivo sin qui si sia trovata in un edificio (Casa Grandmont) dove non c’è nessuna attività del Consorzio, che è operativa invece a Giardini in contrada Pietre Nere. Si parla sempre di nomine e si litiga per questo, ma in termini gestionali non cambia niente”.

Troppe manutenzioni esterne. Poi la bordata di Bevacqua sui lavori del Consorzio: “Il Consorzio ha i suoi operai ma non si capisce perché per alcuni lavori, anche per piccole manutenzioni, vengono chiamate delle ditte esterne. Perché gravare così di ulteriori costi il Consorzio? Così non si va più da nessuna parte: servono atti concreti, non solo riunioni e contese sulle nomine. Tutti pensano alle cariche ma a rischiare grosso è sempre Giardini. Il Consorzio con uno statuto del 1977 non può avere futuro. E non è possibile che si continui a far pagare le quote ai Comuni in base al numero di abitanti”.

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