Prima ci aveva provato con l’Hotel San Domenico Palace (poi comprato dall’immobiliarista Giuseppe Statuto), poi con l’Hotel Timeo (troppo tardi perché era già sceso in campo il magnate francese di Lvm, Bernard Arnault): la storia tra il Qatar e Taormina e più in generale tra gli Al Thani e la Sicilia almeno per adesso rimane il paradigma di un matrimonio che “non s’adda fare”. La famiglia reale qatariota flirta periodicamente con le bellezze della Sicilia ma sin qui, in concreto, preferisce di gran lunga la Sardegna con investimenti da capogiro già fatti e all’orizzonte. Ne avevamo parlato qualche tempo fa e torniamo sull’argomento con interessanti aggiornamenti, perché a suo modo la situazione è una di quelle che hanno l’innegabile retrogusto amaro della beffa e soprattutto evidenzia anche in modo impietoso la modesta capacità, evidentemente, del tessuto politico e imprenditoriale siciliano di relazionarsi a certi livelli e fare affari con quelle realtà economiche più ricche del pianeta, che potrebbero portare investimenti e risorse pesantissimi da queste parti ma lo fanno altrove perché non ravvisano che qui ci siano le condizioni necessarie. Di certo in quanto a fascino – eccezionale – dei luoghi la Sicilia non ha niente da invidiare a nessuno in Italia e nel mondo, e nemmeno alla pur incantevole Sardegna. Tuttavia – erga omnes – è la lungimiranza relazionale e diplomatica che latita in terra siciliana, con troppe personalità che gonfiano il petto, si considerano esperti (di cosa?) e si sopravvalutano ma faticano a realizzare di essere grandi soltanto con i piccoli e niente di più.

Il boom di Smeralda Holding. Così i reali del Qatar per i loro affari in Italia puntano intanto su un’altra isola, la Sardegna. Eloquente è l’esempio del boom di Smeralda Holding, una società italiana a socio unico detenuta da Qatar Holding, braccio operativo di QIA (Qatar Investment Authorithy), uno dei fondi più importanti al mondo con una capacità di investimento di oltre 250 miliardi di dollari. Smeralda Holding detiene e gestisce gran parte dell’area della Sardegna denominata Costa Smeralda, una delle destinazioni turistiche più famose del mondo. Tra le proprietà del suo portafoglio immobiliare ci sono gli iconici Hotel Romazzino, Pitrizza, Cervo e Cala di Volpe, una lunga lista di prestigiosi bar, ristoranti e negozi, la Marina di Porto Cervo, il Cantiere Porto Cervo, il Pevero Golf Club, circuito di fama mondiale, e un ampio numero di terreni e proprietà immobiliari. Già nel 1962 il principe Karim Aga Khan scopri l’area della Costa Smeralda e ne coniò il nome. Smeralda Holding ha raccolto quella eredità perseguendo obiettivi più grandi e ambiziosi in collaborazione con le realtà locali e in totale armonia con l’ambiente che la ospita. La holding è oggi guidata dal nuovo management, insediatosi nel 2016, che è impegnato nello sviluppo del nuovo posizionamento di lusso della destinazione turistica.

I numeri. Smeralda holding ha chiuso il 2018 con ricavi per 103 milioni (+6,3%), un margine operativo lordo di 48 milioni (+4,2%), un ebitda adjusted di 32 milioni (+12%), un risultato operativo netto di 28 milioni (+1,6%). Le presenze nelle strutture di Porto Cervo, nel nord della Sardegna, nel 2018 hanno fatto segnare un incremento del 3,3%, con un picco del +7,7% per uno degli alberghi della società, l’hotel Pitrizza. Il fatturato del gruppo è sempre cresciuto, anno dopo anno: +24% dal 2014 al 2018. Gli obiettivi del 2019: i ricavi a quota 107 milioni, il margine operativo lordo pari a 52 milioni, l’ebitda pari a 34 milioni con un risultato operativo netto di 30 milioni.

Tamim Bin Ahmed al-Thani

Investimenti da capogiro. Il trend proteso a un’ulteriore crescita del gruppo si conferma anche in questa stagione estiva, che in Costa Smeralda vedrà grandi novità per gli hotel di lusso di Smeralda Holding. Durante la presentazione a Milano dei dati della società controllata dal Qatar, è stato annunciato che le strutture di proprietà ovvero Cala di Volpe, Romazzino, Pitrizza e Cervo, verranno messe in gara per una nuova gestione in management a partire dal 2024. Una notizia che, come ha riportato Il Sole 24 Ore, ha messo in subbuglio il mondo del real estate alberghiero dando il via alla corsa agli hotel attualmente gestiti da Marriott, con nomi in campo quali Belmond (acquisita recentemente da Lvmh con un ampio accordo che ha compreso a Taormina anche gli hotel Timeo e Villa Sant’Andrea), Accor e Hyatt, ma con altri potenziali player interessati. In attesa che prenda il via la gara, Costa Smeralda Holding ha dato il via a un piano di investimenti mirato all’ulteriore qualificazione dei suoi hotel e all’utilizzo delle strutture per un periodo prolungato, ampliando di fatto la stagione estiva per far breccia, tempo permettendo, anche nei mesi di clima mite. L’hotel Cala di Volpe dispone di dieci suite in più, a seguito degli interventi progettati da Bruno Moinard (4Bi & Associés) e di una Wellness Spa Shiseido curata da Rodolfo Dordoni. Inoltre, dopo il primo anno di test come pop-up, è stato adesso promosso a permanente il ristorante Matsuhisa dello chef giapponese Nobu all’interno dell’hotel. Nuovo design anche per l’hotel Romazzino, il cui ingresso principale è stato riprogettato da Piero Lissoni, mentre l’ingresso alla Spa si presenta con una nuova veste curata dall’architetto Roberto Murgia (Rma) e l’offerta dedicata ai bambini si è rafforzata con la creazione del primo Kids Club realizzato da Studio Stoerr. Nella piazzetta di Porto Cervo, i locali (come il bar Il Portico e il ristorante La Pergola) si presentano con una veste totalmente rinnovata, realizzata e studiata appositamente dallo studio BlackSheep. Nella Marina Vecchia, il luxury temporary store Waterfront ospita marchi di fama mondiale e atelier di lusso come Dolce&Gabbana, Riva, de Grisogono, Bugatti, Bmw, Technogym. Inoltre, per l’avvio della stagione 2019 sono stati realizzati altri 5 km di marciapiedi (tra Cala di Volpe e Capriccioli, tra Porto Paglia e Stella Maris e lungo via del Galeone)

No alla vendita, sì a nuovi affari. Tamim Bin Ahmed al-Thani ha già “benedetto” il piano quinquennale di Smeralda Holding in Sardegna che prevede investimenti per 120 milioni di euro, di cui 30 per l’anno in corso. Si era anche parlato di una cessione da parte di Qatar Holding ma il fondo sovrano ha approvato sia il piano industriale sia i finanziamenti necessari a portarlo avanti. Qatar Investment Authority rimane convinta della bontà delle operazioni fatte sinora in Gallura e nelle altre zone dell’isola, non molla e anzi rilancia con determinazione. Le voci di un passo indietro del fondo qatariota in Sardegna sono state smentite da Mario Ferraro, amministratore delegato di Smeralda Holding, che ha confermato anzi il piano per raddoppiare la redditività della società proprietaria dal 2012 di un vasto patrimonio immobiliare e terreni di costa lungo la Costa Smeralda, un portafoglio composto da quattro hotel (Cala Di Volpe, Romazzino, Pitrizza e Cervo), la Marina di Porto Cervo (uno dei più importanti porti nel Mediterraneo), un cantiere navale, il Pevero Golf Club, a cui si aggiungono altri asset minori come negozi, uffici, appartamenti, bar, ristoranti e il 51% di una joint venture che possiede 2.300 ettari di terreni di costa. Il filo che unisce il mondo dei capitali qatarini con la Costa Smeralda, insomma, si consolida e guarda al futuro con un rinnovato programma di crescita e sviluppo. Con tanti saluti ad altre realtà – a partire, purtroppo per noi, dalla Sicilia – dove ci si perde in tanti bei discorsi, si fanno bellissimi progetti e ci si specchia nelle proprie potenzialità (incompiute), mentre nei fatti non si ha mai la qualità e il carisma di riscrivere la storia andando ad attrarre e convincere ad investire qui una tale potenza che darebbe una svolta totale al turismo e farebbe decollare l’economia dei propri territori.

© Riproduzione Riservata

Commenti