una splendida immagine di Taormina

Dopo l’importante operazione che ha portato di recente il colosso francese “Lvmh” all’acquisizione della proprietà di Belmond, e dunque dell’Hotel Timeo e dell’Hotel Villa Sant’Andrea, si conferma in piena fermento il settore alberghiero a Taormina e, mentre in città è iniziata la stagione turistica, proseguono diverse trattative e contatti che vedono altri gruppi stranieri interessati all’acquisizione delle lussuose strutture ricettive nella capitale del turismo siciliano. Su alcuni fronti si stanno muovendo dei fondi di investimento che provano a rilevare la proprietà di alberghi a quattro e cinque stelle con capitali esteri, anche attraverso delle società di mediazione sia della zona che del Nord Italia. Si parla di fondi con capitali arabi, indiani e orientali, anche se poi tanti approcci sono puntualmente sfumati sul nascere, all’atto di discutere le cifre.

L’eccezione Lvmh. L’operazione Lvmh è stata accolta molto positivamente in città e “mister Louis Vuitton”, Bernard Arnault, magnate internazionale del lusso, potrebbe presto visitare la città ed entrare nell’ottica di ulteriori investimenti: ma si può considerare un’eccezione nel panorama di tante altre situazioni dove le proprietà vanno nei fatti a rappresentare dei corpi estranei al tessuto economico e sociale di Taormina. In molti casi il timore è che più che di affari in grado di portare reale economia al territorio e una crescita anche dei livelli occupazionali, si tratti invece di “operazioni immobiliari” senza poi un significativo ritorno per il territorio.

Taormina colonizzata. “Siamo stati quasi colonizzati – ha evidenziato il presidente dell’Associazione Albergatori Taormina, Italo Mennella -. Ormai siamo pochi gli albergatori del posto che detengono singolarmente la proprietà o la gestione di una struttura. Le compagnie estere continuano a venire qui, Taormina ha un grande fascino e un forte richiamo: il desiderio è soprattutto quella di fare “shopping”. Fortunatamente Taormina mantiene ancora un target alto e un prezzo di tutto rispetto sul mercato ma stanno arrivando delle compagnie che, ad eccezione di qualcuna davvero di alto livello, trattano soprattutto clientela “low cost”. Ma il “low cost” non conviene alla Città di Taormina, non coincide con il turismo che cerchiamo e con la qualità che vogliamo per Taormina e che Taormina può ambire ad avere”.

Italo Mennella, presidente degli Albergatori di Taormina

Dare i servizi. L’analisi del presidente degli Albergatori, è eloquente e conferma che ci sono le note positive come l’operazione Lvmh-Belmond ma anche altre situazioni che anziché portare investitori “innamorati” della città paradossalmente portano ad affari sconvenienti inerenti il brand Taormina, persino con un abbassamento della qualità del servizio. “La qualità deve avere la giusta misura – ha aggiunto Mennella -, ed è chiaro che se chiedi al turista 10 devi dare 11 come servizio e questo lo fanno in pochi. Il personale è fondamentale e ogni struttura deve avere nei propri dipendenti un punto di forza. Il Comune dovrebbe controllare se i servizi vengono effettivamente dati al cliente”.

Il sentiment degli investitori. Dunque, l’innamoramento della company stranieri per Taormina – non sempre ma nella maggior parte dei casi – è soprattutto una questione di affari che lascia ben poco spazio a una visione romantica dell’investimento, con la località siciliana considerata alla stregua di una prestigiosa bandierina da inserire in un contesto più ampio di strutture che fanno parte del brand di una catena alberghiera. Gli esperti, in ogni caso, dicono che il 2019 sarà l’anno degli hotel e c’è da capire e vedere quali saranno le prospettive in un contesto nel quale strutture che dovrebbero rappresentare il punto di riferimento dell’accoglienza di qualità diventano preda di chi ha il solo obiettivo di rilevare l’immobile e poi considera la qualità dell’offerta al cliente poco più che un optional. L’hotellerie è un settore in gran fermento in Italia secondo gli operatori, vista il boom di operazioni immobiliari allo studio e i deal importanti già avviati o in via di conclusione: la speranza è che strada facendo, da qui ai prossimi mesi, si possa tornare verso volumi di investimento dinamici. Serve un giusto equilibrio tra le fredde logiche dei contratti da fare e il sentiment degli operatori, tra i numeri in senso stretto e la disponibilità degli investitori a metterci poi anche qualcosa per dare un apporto positivo a sostegno dell’economia del territorio.

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