Teatro Antico di Taormina

Il Comune di Taormina avvia un nuovo tentativo legale per provare a recuperare i proventi del Teatro Antico non versati a suo tempo nelle casse di Palazzo dei Giurati dalla “Novamusa”, società che a suo tempo ha gestito il servizio di biglietteria del più importante monumento della città. L’Amministrazione taorminese intraprenderà una procedura di insinuazione allo stato passivo nei confronti di Novamusa, innanzi al Tribunale Fallimentare di Roma. Con sentenza del 6 maggio 2014 della Corte dei Conti sezione giurisdizionale per la Regione Sicilia, la Novamusa Srl era stata condannata infatti al pagamento in favore del Comune di Taormina della somma di 965 mila euro. La Novamusa ha poi fatto ricorso in Cassazione ma la causa si è conclusa con sentenza che ha dichiarato il ricorso inammissibile.

Lo scontro. E ora la casa municipale sta per intraprendere un ennesimo tentativo per recuperare quella considerevole cifra. Il 23 maggio scorso l’Area amministrativa di Palazzo dei Giurati ha attestato che “nessuna documentazione è pervenuta al protocollo dell’ente in riferimento alla sentenza del 29 gennaio 2019 del Tribunale di Roma riguardante Novamusa”. Il legale del Comune, l’avv. Pasquale Di Cara, ha invitato l’Amministrazione ad effettuare un’azione di insinuazione al passivo, in quanto il termine per il deposito dell’istanza era fissato dal Tribunale di Roma per il 26 aprile scorso, e “tuttavia è possibile procedere a depositare la suddetta istanza chiedendo una remissione in termini”. Dunque, il Comune ha dato incarico di procedere all’avv. Di Cara, volendo mettere in atto quello che potrebbe essere un ultimo tentativo per riportare nel forziere municipale i proventi non ottenuti, nel periodo in cui il 30% dei biglietti spettava per legge all’ente locale e così ora si insinuerà nella procedura fallimentare nei confronti di Novamusa.

L’altro fronte. Mentre la vicenda che contrappone l’ente locale alla Novamusa risale ormai ad un decennio fa, sarà decisamente ancor più difficile, invece, per il Comune provare a recuperare altri, successivi, proventi che la Regione (quando la gestione del sito era tornata direttamente in mano a Palermo) a sua volta non ha più versato a partire dal secondo semestre del 2014 in poi. Stando a quanto già precisato dalla Regione l’accordo sottoscritto a suo tempo tra il dipartimento ai Beni culturali e il Comune, per l’utilizzo del 30 per cento dei proventi derivanti dagli incassi, è scaduto il 27 giugno 2014. Fino a quella data – hanno precisato da Palermo – tale percentuale è stata regolarmente versata al Comune. Il rinnovo successivo è avvenuto il 16 maggio 2015, quando la nuova normativa aveva modificato radicalmente le modalità di distribuzione degli introiti. E cosi per il Comune sarebbero andati “in fumo” circa 6 milioni di euro.

© Riproduzione Riservata

Commenti