Sergio Claudio Perroni (1956-2019)

Aveva deciso di andarsene così, aveva maturato la sua scelta già da qualche settimana o forse da mesi, ed è andato fino in fondo, verso quel tragico destino che si è compiuto sabato 25 maggio. Sergio Claudio Perroni, il noto scrittore nato a Milano ma siciliano d’adozione si è tolto la vita ieri mattina in Via Roma, nel centro storico di Taormina, sparandosi un colpo di pistola nella panoramica arteria che si affaccia sulla baia di Naxos e Villagonia. E’ uscito di buon mattino di casa, ha fatto colazione al bar e ha incontrato e salutato con la consueta gentilezza amici e conoscenti, come in una giornata qualsiasi. Lo sapeva bene, però, che quel grigio sabato di fine maggio sarebbe stato l’ultimo. Cosi si è diretto in Via Roma e lì, a pochi passi dall’Hotel San Domenico, ha impugnato la sua 7,65, lasciando sgomenta la Città di Taormina, i suoi affetti, i suoi conoscenti e anche chi in queste ore si trova soltanto a raccontare o leggere la cronaca di questa morte. Sono rimasti attoniti e scioccati quei passanti che transitando in quegli istanti dalla Via Roma hanno assistito impotenti alla drammatica scena. Perché in fondo in questa fine c’è il senso di fragilità di ogni essere umano, la metafora della parabola ineludibile di tutti i comuni mortali per i quali il libro della vita ha già scritto i capitoli di un tempo che non è eterno.

Incredulità e sconcerto. La notizia del suicidio di Perroni si è diffusa in città con un senso generale di incredulità e sconcerto per questa morte inattesa. Oltre l’immancabile chiacchiericcio di paese e quel rituale chiedersi “come” e “perché”, la consapevolezza collettiva del tragico gesto di un intellettuale che con la forza del suo talento si era costruito una carriera di successo ed era ormai un “figlio di Taormina”, che in giro per l’Italia aveva portato i suoi libri e con orgoglio e vanto anche un pezzo di questa città. Scrittore di successo, ma anche traduttore e agente letterario, Perroni era nato a Milano, si era trasferito a Roma e, infine, a Taormina, aprendo qui nella capitale del turismo siciliano la sua agenzia letteraria e editoriale.

L’ultimo passo. Perroni ha premeditato la sua morte e, presumibilmente, non è stata casuale la scelta di uccidersi in Via Roma: ha deciso di scrivere l’ultimo atto della sua vita in una strada che negli anni è già stata scenario di diversi altri suicidi, il malinconico approdo finale di storie che arrivano all’ultimo capitolo. Sabato mattina con sé Sergio Perroni aveva in tasca un bigliettino nel quale ha spiegato il perché di quel gesto estremo, sofferto ma lucidamente ponderato. Tra le righe dell’addio parole e pensieri che è giusto rimangano custodite nel rispetto dell’intimo dei suoi affetti, ed in particolare della moglie che aveva sposato un anno fa.

La gente che ti passa accanto. Difficile dire cosa lo abbia spinto all’epilogo prematuro del romanzo di una vita. In un suo recente articolo aveva scritto Sergio Perroni che: “Il segreto, forse il rimedio, comunque la via di fuga è guardare la gente che ti passa accanto per strada e vedere non persone ma storie che camminano, racconti che ti cercano, lampi con cui disperdere il buio di quando l’ombra ti sembra notte, di quando la notte si finge senza fondo, di quando la vita è solo un eccipiente del suo contrario e non riesci a darle neanche un sapore decente, un colore passabile”.  Lo scrittore ha scelto, idealmente, di andarsene proprio tra la gente che ti passa accanto per strada: l’ultimo saluto con un sorriso gentile ai suoi concittadini, l’ultimo abbraccio – a modo suo, con il garbo della sua consueta riservatezza – a quella Taormina che lo aveva adottato e ben voluto sin dagli Anni Ottanta. L’ultimo sguardo alla vita e poi quel passo d’addio verso il declivio dell’aldilà, verso la spianata che separa il tramonto dei giorni dall’alba dell’infinito.

Una carriera di successi. Editore e traduttore di narrativa inglese e francese, Perroni era un affermato scrittore di romanzi, testi narrativi e prose. Nel corso della sua vita ha tradotto, scritto e curato diversi libri. Ha pubblicato Non muore nessuno (2007), Raccapriccio. Mostri e scelleratezze della stampa italiana (2007), Leonilde. Storia eccezionale di una donna normale (2010), Nel ventre (2013), Renuntio vobis (2015), Il principio della carezza (2016).

L’opera finale e il saluto. E poi il 28 febbraio scorso era uscito il suo ultimo libro, che poche settimane fa aveva presentato al Salone del libro di Torino: “La bambina che somigliava alle cose scomparse”, fiaba per lettori senza età, un’avventura poetica che affronta i temi quali della voglia (e la paura) di essere sé stessi, l’altruismo, la gentilezza e la capacità di meravigliarsi. Sul retro della copertina dell’ultimo libro, una frase di Sergio Perroni che oggi sembra quasi il preludio ai fatti di queste ore, il suo saluto alla vita: “A volte andarsene è solo un modo più efficace per restare”. I funerali di Sergio Claudio Perroni si svolgeranno lunedì 27 maggio alle ore 11 nella Cattedrale di Taormina.

 

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