turisti in Corso Umberto

Taormina è Porta Messina-Porta Catania, tutto il resto è periferia e può attendere. E’ la convinzione tanto incrollabile quanto “masochista”, che vige sovrana nella capitale del turismo siciliano e che si è sempre rivelata la buccia di banana fatale a tutte le Amministrazioni e di tutti gli amministratori, nessuno escluso ma più in generale un problema che va ben oltre la politica paesana: è un difetto complessivo di mentalità, un vulnus che si trascina da generazioni ed è difficile da correggere.

Le due facce della medaglia. Lo scenario lo si conosce, resta immutato e non ci sono innocenti e colpevoli, né santi né demoni sull’argomento. Giustificarsi ancora sarebbe come arrampicarsi su uno specchio cosparso di sapone. La questione che impone una riflessione è l’errata convinzione di base (da parte di tanti) che una cosa sia Taormina centro e un’altra le frazioni, non le due facce – diverse eppure complementari – della stessa medaglia ma due galassie opposte. Il centro e le frazioni danno puntualmente l’impressione di convivere a denti stretti nello stesso Comune, distinti e distanti sino addirittura alle carnevalesche differenziazioni identitarie tra “chi è di Taormina e chi è di Trappitello o Mazzeo”, senza comprendere che uno sviluppo coeso e armonico del territorio non toglie a Tizio per dare a Caio ma può far crescere entrambi nella sfida quotidiana della vivibilità e dell’economia e del turismo.

L’addizione e la zavorra. Intanto, tra mille teoremi di Pitagora, i problemi della cosiddetta “Taormina di serie B”, l’altra, quella delle frazioni, sono ancora e sempre lì. E’ la maledizione imperturbabile di una Taormina che ha l’attitudine a chiudersi a riccio nell’oasi felice dei due archi da offrire ai turisti, cullandoli lì nel perimetro ristretto del centro storico. E’ la parabola infelice di altri territori relegati ai margini, che dovrebbero essere il vero valore aggiunto della città per ampliarne le potenzialità ed invece considerati alla stregua di un’ingombrante e lamentosa zavorra da attenzionare una tantum con qualche contentino minimale. Al di là dei fermenti attuali riguardanti il caos del porta a porta, la capitale del turismo siciliano mostra ai suoi turisti l’indiscussa e poderosa bellezza del suo salotto, senza curarsi del fatto che le frazioni raffigurano lo spaccato di una realtà che arranca in una dimensione negletta e trasandata.

I soliti problemi di sempre. Mazzeo è abbandonata da tempo immemore con un lungomare che potrebbe essere un gioiello e dove invece ci si limita a qualche rattoppo sporadico, dovrebbe essere considerata Taormina mare (con tutti gli annessi e connessi del caso) ma in sostanza rimane Mazzeo punto e basta, frazione usa e getta dove far prendere un pò di sole e far fare qualche bagno ai turisti in estate e poi tanti saluti a tutti. Trappitello vive un’espansione commerciale importante ma chi se ne frega e ci si limita a fare l’indispensabile mentre sulla strada statale – che è anche la porta quotidiana per i centri dell’Alcantara – rimangono cumuli di spazzatura accatastati ai lati della strada. Le Case popolari restano periferia dimenticata da Dio e dagli uomini e annegano in una discarica di spazzatura e degrado dilagante. E per di più in un mese si sono registrate due rapine e un furgone fatto saltare in aria, con le gite “mordi e fuggi” dall’etneo che aumentano e le trame indaffarate di chi fa girare in zona lo “zucchero della nonna”. E c’è poi Mastrissa, con le contrade dove le opere di urbanizzazione sono rimaste una chimera mentre aumentano gli insediamenti edilizi e non si capisce bene che tipo di sviluppo si voglia dare a un pezzo di città dove la gente è costretta da anni a pietire un pò di asfalto, l’illuminazione e le fognature. E c’è poi Mazzarò, altro gioiello incompiuto di Taormina mare, dove la funivia trasporta quasi un milione di persone all’anno tra Taormina centro e la zona litoranea ma poi i bus sono costretti a fare il carico-scarico sulla statale, senza poter fare manovra nel piazzale centrale perchè in passato qualche scienziato-somaro ha realizzato la copertura del parcheggio sotterraneo con una solidità equivalente a quella di uno sputo. E speriamo almeno che, presto o tardi, si faccia la passerella tra la paramassi e Isolabella per evitare che un’altra ragazza di 20 anni debba perdere un piede. Infine Villagonia: la frazione dove c’è la stazione ferroviaria e poi il nulla cosmico, con i residenti lasciati al loro destino nell’errata convinzione che senza porto turistico quella zona non possa dare nulla alla città. E allora, anche qui, una discarica a pochi passi da un albergo, una piazza disastrata, l’arredo urbano che si è fermato a 30 anni fa e la sera arrivano quelli dello “zucchero della nonna” e le signore della notte.

Smoking e ciabatte. Morale della favola: Taormina centro con lo smoking e il trucco delle grandi occasioni, la parata al Teatro Greco e le vetrine di lusso (e adesso un bel pò di rosticcerie), le periferie invece in canottiera e ciabatte, sotto la perenne stella quotidiana di un Dio minore. L’altra Taormina chiama una svolta di buon senso alla quale ci si augura almeno le prossime generazioni possano un giorno assistere. Per adesso c’è da fare (tutti) mea culpa, riflettere e provare a cambiare in fretta la prospettiva di una mentalità da quartiere con il paraocchi e una visione limitata del territorio che non porta più da nessuna parte.

 

 

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