il sindaco di Roma, Virginia Raggi

L’ancora incerta evoluzione del provvedimento “salva Roma” viene visto sempre più con interesse anche a Taormina. La capitale del turismo siciliano è finita da un pezzo nel cono d’ombra del default, dichiarando il pre-dissesto nella passata legislatura. L’eventuale modifica al decreto che sta dividendo (tanto per cambiare) Lega e M5S potrebbe essere determinante ovviamente non tanto per poter usufruire degli stessi benefit previsti per la capitale, ma nell’ottica di una norma che nello specifico potrebbe consentire di estinguere più rapidamente l’attuale debito di 18 milioni e avviare una gestione a quel punto meno “ingessata” della finanza comunale. Ecco perché si aspetta di capire cosa e chi riguarderà il “Salva Roma”: se alla fine aiuterà solo la capitale oppure se il provvedimento verrà esteso anche agli altri enti locali, e in tal caso se potrà riguardare chi è già dentro il dissesto o chi è in fase di pre-dissesto.

Il rebus dei bilanci. Al momento a Taormina, risolto il nodo del successore di Giuseppe Caltabiano con l’avvenuta nomina di Alfredo Ferraro, il Comune si trova a maggio inoltrato senza il bilancio approvato e con la necessità di trovare un punto di convergenza con i revisori dei conti, che hanno sollevato delle criticità a partire dalla situazione delle partecipate. Asm è ancora alle prese con gli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate, nel frattempo la lunga stagione della liquidazione rimarrà ancora in essere per un bel po’ di tempo perché non sarà semplice – e non sarà cosa rapida – far arrivare in Consiglio comunale e poi esitare i vari bilanci aziendali che vanno dal 2011 in poi.

Il vero problema. La materia è tecnica e di difficile valutazione ma il vero nervo scoperto del Comune di Taormina, come rilevato dalla Corte dei Conti, sta ormai da parecchi anni nella insufficiente capacità di riscossione dei tributi che, in pratica, ha reso il municipio potenzialmente più ricco della Sicilia (perchè tale va considerato senza alcun dubbio in rapporto al numero di abitanti e considerata la capacità di introitare) ente strutturalmente deficitario, poi adesso ente in fase di riequilibrio e che trattiene nel calderone del bilancio i quasi 3 milioni di tassa di soggiorno (che dovrebbe riguardare il turismo) per far quadrare i conti. Un interrogativo basta e avanza per rendere l’idea: quanto introita il Comune e quanto, dunque, manca al momento (e da anni) dal forziere municipale per Imu e Tari, piuttosto che per il servizio idrico? Non occorre nemmeno la risposta. Intanto Taormina si conferma spettatrice interessata dalla partita a scacchi tra Di Maio e Salvini.

© Riproduzione Riservata

Commenti