il dott. Giuseppe Calvagna

“Scompenso cardiaco tra attualità ed innovazione”: questo il tema del Primo Meeting Cardiologico Taorminese che si svolgerà sabato 4 maggio 2019 presso la sala convegni dell’hotel Diodoro di Taormina. L’organizzazione scientifica dell’evento è curata dal dottor Giuseppe Calvagna, noto e stimato cardiologo presso la divisione di Cardiologia dell’ospedale San Vincenzo di Taormina, e dal Centro Organizzazione Congressi.

Le patologie più gravi. I lavori saranno aperti dal dott. Calvagna e dal dott. Ludovico Vasquez, primario della Divisione di Cardiologia dell’ospedale San Vincenzo di Taormina. Una intera giornata sarà dedicata ad una delle patologie più gravi e comuni dell’ambito cardiologico che se non trattate in maniera adeguata possono portare un alto rischio per la vita del paziente ed una elevata spesa sanitaria di gestione. Il delicato argomento verrà trattato in tutti i suoi aspetti clinici ed interventistici avvalendosi della presenza della collaborazione dei più illustri regionali. Il corso inizierà alle ore 9.00 con le iscrizioni dei partecipanti ed il saluto inaugurale e terminerà alle ore 16.30 con la compilazione dei moduli ECM. Il convegno in programma all’hotel Diodoro è aperto a tutti gli operatori del settore medico ed infermieristico.

Metodiche all’avanguardia. Riflettori, dunque, sui progressi e le metodiche innovative di intervento, sempre più all’avanguardia nel trattamento delle patologie cardiologiche. In tal senso, il dott. Calvagna, in ambito non soltanto siciliano ma anche nazionale, è uno dei più abili ed apprezzati medici che applicano il trattamento laser nelle complicanze dei pacemaker e da anni porta avanti queste tecniche nel Sud Italia con circa 1500 procedure all’attivo. L’equipe del “San Vincenzo”, diretta dal dott. Vasquez e con la presenza di Calvagna, è ormai un punto di riferimento per una vasta utenza proveniente da diverse aree della Sicilia e da altre regioni italiane, ed è stata in particolare tra le prime ad aver effettuato in Italia impianti innovativi che prevedono l’utilizzo combinato del pacemaker più piccolo al mondo, “Micra”, con il defibrillatore sottocutaneo “S-ICD”, intervenendo su pazienti di età avanzata
che in precedenza erano stati sottoposti ad espianto di sistemi pacemaker-defibrillatori tradizionali a seguito di infezioni sfociate in gravi sindromi occlusive di vena succlavia.

il meeting del 4 maggio

La cardiocapsula. “Poco più grande di una pillola, un decimo della grandezza di un pacemaker convenzionale, il sistema di stimolazione intracardiaco transcatere MicraTranscatheter Pacing System (Tps) di Medtronic – ha spiegato nello specifico il dott. Calvagna -, è una vera e propria cardiocapsula, pesa 2 grammi, misura poco più di 2 centimetri e ha una longevità stimata di circa 12 anni. Viene impiantato direttamente nella cavità cardiaca attraverso la vena femorale e non prevede l’impianto di elettrodi di stimolazione. Una volta posizionato, il sistema Micra, ancorato al cuore attraverso piccoli ganci appositamente progettati, emette impulsi elettrici in grado di regolarizzare il battito cardiaco attraverso un elettrodo posto sul dispositivo. Ciò permette di superare la grande limitazione del defibrillatore Sottocutaneo (S-ICD) il quale, essendo collocato appena sotto la cute, protegge dalla morte improvvisa evitando le potenziali complicanze legate agli elettrodi transvenosi ma non è in grado di fornire una stimolazione antibradicardica”.

Protezione dalla morte improvvisa. “Il pacemaker Leadless della Medtronic e il defibrillatore sottocutaneo della Boston Scientific, come evidenziato dal dott. Calvagna, “sono stati concepiti per ridurre il rischio di infezione sistemica ed eliminare, in modo sicuro ed efficace le complicanze legate ai cateteri transvenosi che si verificano nei sistemi tradizionali. Per i pazienti con infezione CIED e che hanno un’indicazione sia ad essere stimolati che protetti dalla morte improvvisa, questa tipologia d’impianto può essere finalmente considerata, una soluzione alternativa, sicura ed efficacia all’impianto di cateteri epicardici consentendogli di evitare una procedura lunga ed invasiva in cardiochirurgia”.

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