Pancrazio Cingari, proprietario dello "Shelter"

“Le indagini sull’incendio appiccato al nostro locale hanno portato a una condanna, la giustizia ha individuato l’autore materiale ma continuiamo a sperare che possa emergere la reale motivazione di quel gesto”. Lo afferma Pancrazio Cingari, l’imprenditore taorminese il cui ristorante – “Shelter” – è stato incendiato la notte del 20 maggio 2016. Per quella vicenda le indagini svolte sul caso dai Carabinieri di Taormina hanno portato all’accusa di danneggiamento a seguito di incendio nei confronti del 41 enne Davide Bonanno, originario di Gaggi, nei giorni scorsi condannato – con sentenza emessa dal giudice monocratico del Tribunale di Messina, Francesca Capone – ad un anno e 4 mesi di reclusione.

Verità a metà. Il rogo doloso, che solo per miracolose circostanze non distrusse un rinomato ristorante a pochi passi da Corso Umberto, lascia un mistero irrisolto e un interrogativo inquietante: perchè venne incendiato lo “Shelter”? “Da 35 anni lavoriamo con grande dedizione e impegno – afferma Cingari – e non abbiamo mai avuto nessun tipo di richiesta estorsiva. C’è stata ora la condanna dell’autore materiale dell’incendio ma siamo soddisfatti a metà perché, in sede processuale, non è emersa invece quale sia stata la motivazione di quel gesto. Stiamo facendo delle valutazioni con il nostro legale, nell’ottica di eventuali ulteriori eventuali azioni da intraprendere”. “Quanto accaduto a noi poteva succedere a chiunque – aggiunge Cingari -, Taormina è una capitale del turismo e qui non possono e non devono accadere episodi del genere. Si è trattato di un danno non solo a noi ma all’immagine della città”.

Il legale di Cingari. “Siamo soddisfatti solo in parte dalla recente sentenza – spiega l’avv. Antonello Scordo, legale di Cingari -. L’autore materiale è stato condannato ma ad oggi manca invece all’appello colui o coloro che hanno armato la mano del sig. Bonanno. Come ha ben evidenziato il mio assistito, escludiamo categoricamente la pista estorsiva: Cingari e la sua famiglia non hanno mai ricevuto alcuna richiesta di denaro. Le indagini fanno propendere il caso nella direzione di un fatto di altra matrice”.

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