l'incendio allo "Shelter" di Taormina nel maggio 2016

Dovrà scontare un anno e 4 mesi di reclusione l’autore del raid incendiario compiuto la notte del 20 maggio 2016 ai danni del ristorante “Shelter” di Taormina. Per quell’inquietante episodio avvenuto in pieno centro storico di Taormina, a pochi passi dal Corso Umberto, in uno dei locali più rinomati della città, è stato condannato il 41enne Davide Bonanno, originario di Gaggi. L’uomo era accusato di danneggiamento a seguito di incendio. Il rogo doloso allo “Shelter” solo per miracolose circostanze non distrusse il locale dell’imprenditore taorminese Pancrazio Cingari, e nella circostanza si erano sfiorate conseguenze altrettanto drammatiche per l’abitato circostante allo “Shelter”. Sulla vicenda è arrivata adesso la svolta che fa seguito alle indagini dei Carabinieri della Compagnia di Taormina, diretti dal Comandante Arcangelo Maiello.

La sentenza. Il giudice monocratico del Tribunale di Messina, Francesca Capone (difeso dall’avvocato Giuseppe Carrabba), ha inflitto 1 anno e 4 mesi all’uomo riconosciuto come autore del fatto. L’uomo, secondo quanto deciso dal giudice, dovrà risarcire in un futuro procedimento civile il proprietario del locale danneggiato. Pancrazio Cingari, stimato imprenditore taorminese, si era costituito parte civile al processo, difeso dall’avvocato Antonello Scordo. Nel procedimento anche il Comune di Taormina si era costituito parte civile.

Le indagini. Bonanno venne incastrato a conclusione di un’accurata indagine da parte dei Carabinieri di Taormina, che oltre ad aver visionato i filmati delle telecamere di videosorveglianza riuscirono a recuperare parti della bottiglia incendiaria che l’uomo aveva adoperato per appiccare le fiamme nella centralissima piazzetta in cui si trovano i tavoli del locale. I militari sono così riusciti a disporre di un prezioso reperto nel quale erano rimaste impresse le impronte dell’autore del rogo. Un altro elemento risultato determinante, nell’ambito dell’attività investigativa, fu l’esame dei movimenti dell’autovettura.

La notte del 20 maggio 2016. L’agguato si verificò la notte del 20 maggio 2016, intorno alle ore 1.30, in Via Fratelli Bandiera. Il piromane “con il capo coperto da un cappuccio – si legge nel capo d’imputazione – utilizzando una bottiglia in plastica contenente del liquido infiammabile, ne cospargeva il contenuto sulle sedie e i tavoli presenti nell’area antistante il locale, appiccandovi il locale”. A dare l’allarme, in modo tempestivo e provvidenziale, fu l’imprenditore Ernesto De Luca, che transitava in quel momento proprio da quelle parti. Mentre rientrava dal lavoro, De Luna si accorse del fuoco che stava divampando e avvertì Cingari, che gestisce il locale da tanti anni insieme alla moglie Maria. I primi ad arrivare in zona per cercare di domare le fiamme furono i proprietari del vicino lounge bar “Morgana”, Guido Spinello e Christian Sciglio, che riuscirono a circoscrivere i danni in attesa dell’arrivo dei Vigili del Fuoco di Letojanni. Il rogo danneggiò la piazzetta dove solitamente vengono posizionati i tavoli, interessando la tenda che sovrasta la struttura e poi anche i tavolini e le sedie, e fece saltare anche una parte della pavimentazione. Andarono, inoltre, in frantumi anche alcune vetrate e vennero danneggiati alcuni impianti ed infissi.

Un’ombra sul rogo. Non è stato comunque chiarito il movente esatto del fatto, e rimane dunque un’ombra inquietante a conclusione di questo raid incendiario che ha messo a repentaglio un’attività tra le più apprezzate nel panorama della ristorazione di Taormina, un punto di ritrovo di cucina tipica siciliana che quella notte del 20 maggio 2016 ha rischiato di essere devastato dalla fiamme.

 

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