l'immobiliarista Giuseppe Statuto

Nel terremoto giudiziario che ha portato all’arresto di Marcello De Vito, presidente dell’assemblea capitolina, finito nei giorni scorsi in manette con l’accusa di corruzione, c’è anche il nome dell’immobiliarista Giuseppe Statuto, proprietario dell’Hotel San Domenico di Taormina. De Vito avrebbe incassato direttamente o indirettamente delle elargizioni, questa l’ipotesi dei pm Barbara Zuin e Luigia Spinelli, dal costruttore Luca Parnasi. De Vito, in cambio, avrebbe promesso – all’interno dell’amministrazione pentastellata guidata dalla sindaca Virginia Raggi – di favorire il progetto collegato allo stadio della Roma. La misura cautelare emessa dal gip del tribunale di Roma riguarda in tutto quattro persone (per 2 indagati è stata disposta la custodia cautelare in carcere, per gli altri i domiciliari). Una misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare attività imprenditoriale riguarda invece due imprenditori.

La rete di De Vito. L’indagine “Congiunzione astrale” si concentra sulle condotte corruttive e il traffico di influenze illecite nell’iter per la realizzazione del nuovo stadio della Roma, la costruzione di un albergo presso la ex stazione ferroviaria di Roma Trastevere e la riqualificazione dell’area degli ex Mercati generali di Roma Ostiense. Secondo la procura di Roma e il gip Maria Paola Tomaselli, il presidente M5s del Consiglio comunale di Roma, De Vito, avrebbe messo a disposizione la sua funzione e sfruttato la sua rete di conoscenze per agevolare gli interessi di tre distinti gruppi imprenditoriali: l’Eurnova di Luca Parnasi, il gruppo Toti rappresentato dai costruttori Pierluigi e Claudio, e la Holding riconducibile a Giuseppe Statuto.

Il sistema corruttivo. L’inchiesta ha fatto luce su una serie di operazioni corruttive realizzate dagli imprenditori attraverso l’intermediazione di un avvocato e un uomo d’affari, che secondo l’accusa avrebbero interagito con De Vito al fine di ottenere provvedimenti favorevoli alla realizzazione di importanti progetti immobiliari. Nello specifico De Vito e Mezzacapo si fecero promettere oltre 110mila euro dagli imprenditori Claudio e Pierluigi Toti e ne avevano incassati già 48mila in cambio dell’interessamento per un progetto di riqualificazione degli ex mercati generali di Ostiense. Il dettaglio emerge dall’ordinanza che ha portato in carcere per corruzione il presidente dell’assemblea capitolina e lo stesso avvocato. “In concorso tra loro Mezzacapo e De Vito, sfruttando le relazioni di quest’ultimo con soggetti chiamati ad intervenire nell’iter amministrativo relativo all’approvazione del Progetto di riqualificazione degli Ex Mercati Generali di Roma Ostiense di interesse della Lamaro Appalti, società del gruppo Toti, si facevano indebitamente promettere e quindi dare da Pierluigi e Claudio Toti della mediazione illecita finalizzata a ottenere un’interlocuzione diretta con il pubblico ufficiale nell’ambito del progetto immobiliare suindicato la somma di denaro di 110.620 euro corrisposta sotto forma di corrispettivo di incarico professionale conferito dalla società Silvano Toti Holding Spa allo studio legale di Mezzacapo e da quest’ultimo trasferito per l’importo complessivo di 48.800 euro su un conto intestato alla società MDL Srl di fatto riconducibile a Mezzacapo e De Vito”.

Le cifre delle tangenti. Oltre 230 mila euro sono arrivati e 160 mila sono stati promessi a Marcello De Vito e all’amico avvocato Camillo Mezzacapo dai gruppi imprenditoriali coinvolti nell’inchiesta che ha portato in carcere entrambi. È quanto accertato dall’analisi dei flussi finanziari sulle società attraverso le quali Mezzocapo avrebbe ricevuto una serie di ‘consulenze tangenti’ prima di girarle sul conto della Mdl srl, che secondo chi indaga era una sorta di ‘cassaforte’ nata per custodire i profitti raccolti illecitamente da Marcello De Vito e l’amico. In particolare, secondo chi indaga, De Vito e Mezzacapo avrebbero ricevuto in cambio di aiuti e favori, 95 mila euro in tre tranche dall’imprenditore Luca Parnasi, 110 mila euro da Pierluigi e Claudio Toti, presidente e vicepresidente della omonima holding, e 24 mila euro dall’immobiliarista Giuseppe Statuto, che ne prometteva altri 160 mila.

L’interessamento sul progetto. Tra gli indagati – traffico di influenze illecite – figurano anche Claudio Toti, attuale presidente della squadra di basket Virtus Roma e Pierluigi Toti. Secondo la procura De Vito sfruttando le relazioni che aveva in Campidoglio si era fatto promettere dai due imprenditori 110mila euro in cambio del suo interessamento con il pubblico ufficiale incaricato di approvare il progetto di riqualificazione degli ex mercati generali di Ostiense. De Vito e l’avvocato Camillo Mezzacapo (anche lui finito in carcere), persona vicina al presidente dall’assemblea capitolina, hanno percepito dalla società Silvano Toti Holding spa 48mila euro.

I provvedimenti. Oltre a Mezzacapo e De Vito sono stati arrestati (in questo caso ai domiciliari) l’architetto Fortunato Pititto e Gianluca Bardelli. Risultano indagati a piede libero gli imprenditori Toti, l’avvocato Virginia Vecchiarelli, Sara Scarpari amministratore della società Mdl srl (riconducibile a De Vito e Mezzacapo) e l’immobiliarista Giuseppe Statuto a capo dell’omonimo gruppo imprenditoriale. In questa nuova tranche dell’inchiesta sullo stadio è sempre presente Luca Parnasi. Gli 11 indagati sono accusati a vario titolo di corruzione, traffico di influenze illecite, evasioni di imposte e false fatturazioni.

Le accuse a Statuto. Nuove vicissitudini giudiziarie, dunque, per l’immobiliarista Statuto, il proprietario dell’Hotel San Domenico Palace di Taormina, finito agli arresti domiciliari il 18 dicembre scorso con l’accusa di bancarotta fraudolenta per il crac della Brera Srl. In questo caso i magistrati romani indagano sul progetto di riqualificazione nell’area della stazione di Trastevere, per il quale – secondo la Procura della capitale – Statuto avrebbe versato una tangente inizialmente da 25mila euro. Stando alla tesi della Procura, Mezzacapo avrebbe raccolto i soldi degli imprenditori, per poi riversarli su una società riconducibile a Marcello De Vito e successivamente ripartirli. Le dazioni ricevute da De Vito sono collegate a tre progetti diversi. Oltre allo stadio della Roma, la riqualificazione dei Mercati generali di Roma Ostiense e la realizzazione di un albergo nell’area dell’ex stazione ferroviaria di Trastevere. In questo caso il rapporto non si sarebbe interrotto neppure con l’arresto di Statuto, accusato di bancarotta fraudolenta, come detto, lo scorso dicembre per altre vicende. Mentre lui era agli arresti, secondo la Procura, i suoi intermediari avrebbero concordato versamenti per 20mila euro più altri 160mila se il progetto fosse andato a buon fine.

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