la torretta principale della Villa comunale di Taormina

“In vista del prossimo centenario del Parco Florence Trevelyan, considerato l’inestimabile valore di tale opera di cui allo stato attuale vi sono pochi attendibili studi e nessun progetto di recupero, si auspica lo svolgimento di uno studio storico e tecnico rivolto al restauro conservativo del Parco storico di Taormina”. Il monito arriva da Daniele Carnabuci, agronomo che in questi anni ha seguito le vicende e le problematiche della Villa comunale di Taormina anche nella qualità di presidente dell’associazione “Serapide”.

La storia. “Il restauro del giardino paesaggistico all’inglese ideato da Miss Florence Trevelyan – spiega Carnabuci -, per come fu realizzato dall’autrice è da ritenersi impossibile, in quanto dal momento in cui il giardino venne espropriato e gestito dall’amministrazione cittadina questo ha subìto profonde e significative modifiche di cui alcune irreversibili. Dal 1923 in poi il giardino viene stravolto integralmente: le aree subiscono delle consistenti riduzioni -come nel 1925, quando la costruzione dei campi da tennis ne ridurrà sensibilmente l’estensione e successivamente, quando l’area prospiciente l’ingresso a ridosso di via Roma viene ridimensionata, abbattendo un fabbricato e sottraendo al giardino una fonte d’acqua – l’entrata di via Bagnoli Croce viene ridisegnata e vengono quindi aperte le due entrate laterali. Il selciato dei viali in terra battuta e ghiaia viene in gran parte pavimentato, le aiuole aperte vengono delimitate da siepi con forme obbligate, il piazzale centrale sarà interessato da vari interventi (verrà aggiunto il monumento ai caduti che in una prima fase viene posto di fronte alla torretta centrale e successivamente spostato sul fondo del piazzale; seguirà il cannone della prima guerra mondiale, la posa del monumento ai marinai; e successivamente il “maiale”) e nel frattempo le aiuole cambiano, si eliminano alberi e se ne piantano altri, di continuo, fino ai nostri giorni.Le aiuole poste alla destra dell’entrata principale verranno ridisegnate a causa del “taglio” dovuto alla costruzione dei campi da tennis e si introdurrà un ulteriore stile”.

Le beehives. “Il sistema di irrigazione era costituito da un sistema misto, con saie e canalette e tubi alimentati in gran parte dal torrente Madonna delle Grazie, posto nella parte più alta del giardino nella già citata area antistante l’entrata attualmente a ridosso di via Roma. Parte delle “beehives” vengono ridimensionate e chiuse da reti al fine di realizzare delle voliere. Tali strutture probabilmente erano destinate a creare un ambiente ideale alla fauna e soprattutto agli uccelli ma sicuramente non erano chiuse. Dal punto di vista botanico, il giardino originale si differenziava molto da quello attuale ed era costituito soprattutto da specie mediterranee ed anche specie esotiche. Molte altre specie sono state introdotte successivamente”.

Daniel Carnabuci

Dall’epoca “Liberty” all’impianto originale. “I primi interventi – continua Carnabuci – sicuramente si ispirarono alla splendida epoca del giardino “Liberty” ed hanno arricchito molto il parco, ma le successive interferenze con l’impianto originale – con l’introduzione di nuove specie poste in luoghi spesso non idonei e non attinenti al genere di giardino ornamentale in questione – stanno alterando ulteriormente l’impianto ornamentale. Inoltre, le precarie condizioni fito-sanitarie complessive del giardino stanno decimando le numerose specie vegetali presenti. Talune specie come ad esempio i Pini sono a fine ciclo e pertanto andrebbero fatte azioni di ripristino con piantumazioni sottochioma di nuovi esemplari, in caso contrario presto l’aspetto attuale muterà ulteriormente”.

Parco stile ‘900. “Le strutture architettoniche e parte dei parapetti – conclude l’agronomo – sono oramai fatiscenti e pericolanti, la pavimentazione è a tratti sconnessa, con seri rischi per l’incolumità pubblica. Si ritiene pertanto che si possa pensare realisticamente a un restauro conservativo del Parco storico Florence Trevelyan, per come fu modificato ed integrato agli inizi del secolo scorso trasformandolo appunto in un Parco urbano in stile ‘900, in cui si inseriscono elementi di valorizzazione e ulteriore distinzione nei confronti dei giardini dell’epoca. Per far ciò al fine di svolgere uno studio storico e tecnico serve costituire un tavolo multidisciplinare che comprenda storici, agronomi, forestali, botanici, ornitologi, giardinieri nonché architetti, paesaggisti ed urbanisti, considerate inoltre le origini dell’autrice e lo stile proposto non si può escludere il coinvolgimento di studiosi inglesi”.

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