l'area per il previsto deposito dei materiali di scavo a Trappitello

Il Consiglio comunale di Taormina dice no all’ordine del giorno dell’opposizione sul pericolo di inquinamento dei pozzi di Trappitello in concomitanza con i lavori per la nuova linea ferroviaria e che per questo chiedeva la revoca della delibera consiliare con la quale lo scorso dicembre è stato approvato in aula il progetto per il raddoppio Giampilieri-Fiumefreddo. Il documento politico, bocciato con 5 voti favorevoli e 9 contrari dall’assemblea, poneva dubbi e ipotizzava rischi legati all’area cantiere-deposito di materiali individuata da Rfi a Trappitello, nell’ambito dell’iter per il raddoppio ferroviario. In particolare la minoranza, su iniziativa del primo firmatario, il consigliere Antonio D’Aveni, aveva sollevato la problematica di presunti rischi di carattere ambientale ed igienico-sanitario nell’ambito degli interventi di Rfi in oggetto all’area di deposito di materiali di scavo che dovrebbe essere allestita a Trappitello in un’area vicina all’acquedotto di Via Santa Filomena.

Le rassicurazioni. Alla seduta consiliare hanno preso parte i tecnici e i progettisti di Rfi-Italferr che hanno rassicurato il Civico consesso sui rischi in oggetto. Hanno relazionato sul caso l’ing. Salvatore Vanadia (project manager di Italferr) e l’ing. Sara Padulosi (responsabile gestione terre e bonifiche ambientali di Italferr). Gli esperti hanno spiegato che è stato fatto uno studio eco-tossicologico in sede di previsione del progetto definitivo e che sono state fatte delle verifiche e degli studi in grado di prevenire i rischi in questione. “Il fatto di aver previsto l’area di stoccaggio nell’attuale zona – ha detto l’ing. Vanadia – deriva dal fatto che il materiale fratturato è quasi un fango e quindi non è trasportabile e non è possibile trovare un’area di cantiere lontana dall’imbocco della galleria. Il materiale va portato lì, altrimenti la fanghiglia potrebbe scendere giù dai camion. E’ una necessità: quegli impianti, quelle vasche stanno a ridosso dalla galleria. Li abbiamo anzi confinati quanto più a monte possibile, e rispetto alla falda ci siano spostati da 300 a 500 metri, nel punto più lontano possibile dal pozzo. C’è un’esigenza di lavoro e di cantiere. Il progetto prevede poi la demolizione delle vasche e il ripristino delle aree, già studiato dai nostri specialisti. Saremo molto rigidi con le imprese sui capitolati e molto attenti sulla sicurezza”.

Le preoccupazioni. “Gli interventi dei responsabili di Rfi – replica D’Aveni – non hanno fatto emergere le necessarie rassicurazioni. Non siamo tranquilli e rimane anzi tutta la preoccupazione. Rfi sostiene che non esiste nessun rischio per i pozzi dell’acquedotto di Trappitello ma è chiaro che chi è interessato al progetto non possa dire altrimenti. A nostro avviso, invece, sussiste il rischio di un danno ambientale e allora, visto che ci viene detto che Rfi è disposta al dialogo, sposti il cantiere in un’altra area. Purtroppo l’Italia è piena di aree inquinate dove si era detto che non ci sarebbe stato nulla da temere e poi la realtà ha prodotto altro. Ad oggi non ci sono certezze anche tenendo del pericolo di eventi alluvionali: se dovessero esserci forti piogge cosa accadrebbe? Per quanto mi riguarda comunicherò la vicenda alla Procura e ribadisco la richiesta: prima di andare a realizzare la circonvallazione esterna a Trappitello, modifichino la previsione di un’area che rappresenta un potenziale rischio per i pozzi”.

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