Cettina Rizzo spiega la storia del Putridarium

Riaperto al pubblico il Putridarium dell’ex chiesa del Carmine di Taormina. L’ambiente funerario ubicato all’interno dell’antico sito di culto taorminese è stato ripristinato con appositi interventi a cura dell’Amministrazione comunale, che ora consentirà al pubblico di visitare l’area con l’accesso di gruppi da 5-6 persone per volta. Per l’occasione si è svolta un’apposita cerimonia alla presenza del sindaco Mario Bolognari e dell’assessore alla Cultura Francesca Gullotta, che si è attivata per questa importante iniziativa. E c’era inoltre il parroco di Taormina, mons. Carmelo Lupò, e la storica e studiosa taorminese, Cettina Rizzo, che ha collaborato con il Comune in questa attività di recupero della cripta.

Un luogo da riscoprire. “L’ex chiesa del Carmine – spiega Bolognari – fu bombardata nel 9 luglio 1943 e distrutta. Poi negli Anni 80 venne acquisita dal cavaliere Carlo Zuccaro che la restaurò e la donò al Comune di Taormina. In tutti questi anni la chiesa ha avuto alterna vicende per la sua fruizione e agibilità e adesso questo luogo con il forte impegno dell’assessore Gullotta è diventata sede di mostre, specie quelle fotografiche, e sarà possibile visitare il Putridarium”.

Verso il circuito dei Putridaria.”Nel cuore di tante chiese del Sud Italia a suo tempo avveniva questa pratica funeraria – ha spiegato l’assessore Gullotta – e si voleva così far vedere cosa l’uomo diventava, la precarietà dell’esistenza e cosa si diventa quando il soffio della vita va via. Il senso di ciò è che la vita comunque finisce. Noi vogliamo creare una rete dei Putridaria, presente nella città di Taormina anche in altre sedi (nelle chiese di Santa Caterina e al Varò) e ne parleremo con le autorità della Curia, ma anche dialogando con il Comune di Savoca che ha una sua storia particolare e molto nota. Si potrebbe così creare un flusso turistico”.

La storia. “La pratica funeraria delle sepolture nelle cripte delle chiese che si diffuse nell’Italia del sud tra XVII ed il XVIII secolo (e perdurò in alcuni casi anche nei secoli successivi) – spiega Cettina Rizzo – riservava un’attenzione speciale al trattamento prolungato dei corpi, procrastinando l’avvento della sepoltura definitiva. Alla piccola cripta posta al di sotto della pavimentazione della Ex Chiesa del Carmine, si accede attraverso delle scalette che introducono ad un piccolo ambiente rettangolare con copertura a volta. Esso mostra lungo le pareti una serie di nicchie provviste di sedili in muratura (colatoio a seduta) in cui venivano murati dei cantari (vasi a forma cilindrica) ciascuno dotato di un foro centrale. Il cadavere del defunto era collocato in posizione seduta in modo da far confluire i liquami prodotti dalla putrefazione direttamente all’interno del foro collegato ad una canaletta di scolo. Una volta che il processo di scolatura fosse terminato, che la decomposizione avesse fatto il proprio corso lasciando le ossa libere dalla parte putrescibile, i resti scheletrici del post craniale erano spostati nell’ossario, mentre il cranio, simbolo dell’individualità del defunto, era posizionato su di una mensola. Nello stesso ambiente è presente un altare, che testimonia come occasionalmente all’interno della cripta vi fossero celebrate funzioni religiose.

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