Italo Mennella, presidente degli Albergatori di Taormina

La proposta di bando di gara della Giunta per la gestione del Palacongressi di Taormina non è ancora arrivata in Commissione consiliare ma già si accende il dibattito in città sull’attuale bozza e soprattutto l’Associazione Albergatori Taormina non fa mistero del proprio disappunto sulle prime indicazioni che arrivano da Palazzo dei Giurati.

I punti della discordia. A non convincere dell’attuale bozza propedeutica al bando sono soprattutto i numeri, a partire dal canone di locazione per il quale si ipotizza “un minimo garantito annuale per il Comune non inferiore a 70 mila euro” e il periodo di gestione che viene ipotizzato in “3 anni con possibilità di rinnovo per ulteriori 3”. Il futuro gestore della struttura dovrà, inoltre, intestarsi poi le utenze, pagare la Tari, mantenere gli impianti (ascensori, antincendio, elettrici, idrici) e farsi carico della manutenzione ordinaria annuale dell’immobile nonché il mantenimento di arredi, impianti e attrezzature. L’offerta economica dovrebbe pure prevedere una percentuale sugli incassi degli eventi di almeno del 10% da riconoscere al Comune.

No ai saltimbanco. “L’ipotesi di bando di gara che l’Amministrazione intende portare in discussione ci lascia molto perplessi – afferma il presidente degli Albergatori di Taormina, Italo Mennella -. Una gara a quelle condizioni rischia di diventare non un’occasione per portare in città società di alto livello, ma semmai un’opportunità per attrarre ancora una volta altri soggetti che non danno nulla a Taormina e anzi vengono qui solo per prendere. Il bando deve tenere lontani i “saltimbanco”, altrimenti scordiamoci discorsi come la destagionalizzazione. E soprattutto che senso avrebbe una gestione di soli tre anni? Un investimento serio presuppone un affidamento minimo di almeno 9 anni”.

Il carico economico per il gestore. “Chi rileverà la gestione dovrà farsi carico di ulteriori lavori di adeguamento e messa a norma – aggiunge Mennella -, a completamento di quanto a suo tempo realizzato prima e dopo il G7. Chi avrà le chiavi del Palacongressi in pratica non dovrà spendere solo 400 mila euro, come si sente dire oggi, ma molto di più, forse il doppio. Siamo perplessi e preoccupati da questa bozza alquanto anomala che ci auguriamo venga radicalmente cambiata. Se per un negozio servono almeno 6 anni di gestione per pareggiare l’investimento iniziale, figuriamoci per il Palacongressi, dove i primi 3 anni sarebbero soltanto caratterizzati da spese. Chiediamo che venga previsto un bando vero. Teniamo lontani i saltimbanco, a Taormina se ne sono visti già tanti, anche troppi”.

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