Sebastiano Tusa alle Domus San Pancrazio

Lo schianto in Etiopia gli ha rubato l’ultima curva di vita che voleva ancora trascorrere con quella innata sete di conoscenza che da sempre lo contraddistingueva. Sebastiano Tusa se ne va nel tragico schianto della Ethiopian Airlines precipitato ieri in volo tra Addis Abeba e la capitale del Kenya, Nairobi ma qualcosa di importante lascia. Oltre quella fama mondiale che si era conquistato con pieno merito per lo straordinario impegno profuso sin da giovane nell’archeologia, Tusa è riuscito a vincere l’ostica sfida al timone dell’assessorato ai Beni Culturali, terreno dove in tanti hanno fallito nell’arco del tempo e delle legislature consegnandosi al libro dei fallimenti della politica.

Il cuore oltre gli ostacoli. Lui che non era un politico e non è mai stato un accentratore, da protagonista silenzioso e con la tempra di persona perbene e di lottatore che ormai da cinque anni combatteva contro il destino, è riuscito a cavalcare la tigre, mettendoci il cuore oltre una miriade di ostacoli. Si è dimostrato un assessore capace e incisivo, forte del senso di equilibrio e della capacità di ascolto che ne hanno caratterizzato l’impegno nel Governo Musumeci come del resto la sua vita in generale. Era un professore non soltanto per i suoi prestigiosi titoli e ancor più per i meriti acquisiti sul campo, eppure non ha mai avuto la boria del saccente, facendosi anzi forte di una cordialità che rare volte capita di incrociare nei rapporti umani.

L’impegno per il Teatro Antico. Di cose buone Sebastiano Tusa ne ha fatte parecchie, forse avrebbe potuto fare anche di più ma da queste parti l’attenzione per il territorio non l’ha mai fatta mancare. Non era un assessore “palermocentrico”. Insieme al collega Sandro Pappalardo, non ha perso tempo nel recepire l’allarme lanciato dal sindaco di Taormina, Mario Bolognari, sul caos dei tanti-troppi spettacoli al Teatro Antico che nella stagione estiva rendono invivibile la Perla dello Ionio quando il territorio è già ampiamente saturo per l’assalto di turisti e visitatori “mordi e fuggi”. Una sua circolare inter-assessoriale ha aperto la strada alla sforbiciata sul numero di spettacoli al Teatro Antico, un taglio netto al quale è stato apposto il punto esclamativo martedì scorso nel corso di un’apposita riunione a Palermo.

Il sostegno alle Domus. Ma Sebastiano Tusa è stato anche l’assessore che ha creduto fortemente nel progetto di recupero e valorizzazione delle Domus romane di San Pancrazio, dove l’imprenditrice Costanza Giotti e il marito Salvatore Branca stanno impiegando risorse importanti nel contesto di un impegno che oltre al futuro recupero del vecchio albergo consentirà di restituire alla pubblica fruizione un’area museale di eccezionale pregio storico. Tusa aveva visitato gli scavi archeologici, nel corso della campagna effettuata dall’Università di Messina sotto l’egida della Soprintendenza di Messina. Si era detto entusiasta di quella sinergia pubblico-privato che rare volte diventa realtà e di poter sostenere quella meritoria iniziativa portata avanti da imprenditori che a differenza di altri stanno investendo non solo per se stessi ma anche per il territorio. Il 28 maggio 2018, al suo ingresso alle Domus, Tusa disse: “Qui si respira il senso autentico della storia, è un esempio bellissimo di come sia possibile valorizzare il nostro patrimonio, e recuperarlo dando allo stesso una dimensione di futura fruibilità per il pubblico e di ricchezza per il territorio. Questa meravigliosa area potrà ampliare il circuito culturale di Taormina e della Sicilia”.

Le altre sfide. Sebastiano Tusa voleva anche trovare una soluzione per salvare dall’oblio Palazzo Ciampoli, e nei nostri colloqui di lavoro a più riprese mi aveva raccontato la sua idea di far predisporre un bando di gara. Gli è mancato il tempo e con molta probabilità sarebbe stata una delle prossime cose sulle quali si sarebbe concentrato da qui a breve. Una svolta, intanto, oltre le polemiche del caso e con un decisionismo che nella vita va sempre e comunque apprezzato, certamente l’aveva già impressa a pochi passi da Taormina, nella vicina Giardini Naxos, portando a compimento l’acquisto del Castello di Schisò, Palazzo Paladino, acquisito al patrimonio della Regione Siciliana con un’operazione effettuata insieme al Parco di Naxos-Taormina, laddove altri prima di lui non erano riusciti nell’impresa. Ma non è finita qui, perché il tempo è sempre galantuomo. Presto si avrà un’idea assai più tangibile di come Sebastiano Tusa, con la sua silenziosa lungimiranza, nella sua gestione sia stato capace di consegnare un pezzo di storia alla Città di Taormina.

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